Associazione Volonwrite

Comunicazione Sociale sulla Disabilità

2015, discriminazione sessuale: si tratta di uno dei temi scottanti  che  animano le discussioni più accanite riguardanti le pari opportunità, realtà o utopia?

Se da un lato le donne hanno ottenuto riconoscimenti sulla carta pari agli uomini, è pur vero che l’orientamento della società resta prettamente maschilista, a partire dalla stessa grammatica italiana!

Le radici del sessismo affondano le loro caratteristiche nelle comuni espressioni della lingua: perché sindaco sì e sindaca no? Ministro sì e ministra no? Le autrici di “Vocabolaria-Dire la differenza” –Cristina Biasini, Carlotta Cerquetti e Giorgia Serughetti– vogliono esprimere il loro dissenso a tale proposito, all’interno del progetto dell’associazione Piano F. Citando: “Ciò che non si dice non esiste, e non nominare le donne è come cancellarle” .
Secondo l’Accademia della Crusca il problema non è grammaticale poiché si tratta di usi regolari del femminile in italiano. Il problema è culturale.
Il progetto vuole quindi sovvertire gli stereotipi, non la grammatica.
Una breve serie di 14 schede affronta i dubbi linguistici più ricorrenti come “Si dice il giudice donna, la giudicessa o la giudice?”, e le risolvono con praticità, affermando per esempio che “giudice, come presidente, capostazione o manager, è un nome maschile e femminile insieme: che si parli di uomini o di donne, rimarrà invariato. Gli elementi che richiedono la concordanza di genere saranno maschili o femminili a seconda del caso. Diremo quindi: la giudice, la presidente, la capostazione, la manager, proprio come la badante, la caposala, la rapper ola paziente”. E così via applicando le regole della grammatica italiana per altri femminili che creano dubbi o imbarazzi come ministra, sottosegretaria, rettrice, direttrice, assessora, avvocata o chirurga.
Guarda a caso”, commenta Cristina Biasini a Redattore Sociale, “il problema non riguarda parole che segnalano lavori femminili comuni come infermiera, maestra o cuoca, e nemmeno professioni più recenti ma non particolarmente prestigiose, come postina, ma nomi che segnalano posizioni tradizionalmente precluse alle donne o in cui le donne ancora faticano ad essere adeguatamente rappresentate, come quelle della politica, della magistratura, e di alcune libere professioni”.
Tutti i materiali di Vocabolaria saranno disponibili gratuitamente dal 9 marzo sul sito di Piano F.
(Informazioni dettagliate tratte dal sito redattoresociale.it)

Claudia Cespites

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