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Si è conclusa la prima fase de "L'Agorà del Sociale"

agorasocialeSi è conclusa venerdì 5 aprile, con un’assemblea al Teatro del Cottolengo di Torino, la prima parte de “L’Agorà del Sociale”, “spazio di riflessione” voluto dall’Arcivescovo della Diocesi di Torino, Monsignor Cesare Nosiglia sul futuro del welfare nel territorio torinese.Nello specifico, “L’Agorà del Sociale” ha voluto approfondire tematiche riguardanti i bisogni di chi vive in condizioni di povertà o di grave difficoltà a causa della mancanza di lavoro. L’incontro ha riunito più di 300 volontari appartenenti alle realtà ecclesiali ed è stato spunto di approfondimento e lavoro in gruppi. Oggi, tra l’altro, era previsto una riunione con le istituzioni e la società civile alla presenza del Sindaco di Torino Piero Fassino. In occasione di San Giovanni, in giugno, è prevista la terza e ultima fase: un’assemblea che riunirà tutte le organizzazioni civili e religiose per definire la strategia da adottare per il futuro del welfare territoriale.

Il punto centrale della discussione, secondo Nosiglia, consiste nello sviluppo di un nuovo modello, basato su stili di vita condivisi, gratuità e fraternità, che metta sempre al centro la persona. Occorre, dunque, superare un approccio assistenziale che non riesce più a sostenere, di fatto, l’impegno sociale e politico: «Intendiamo rispondere a una domanda di fondo: quali sono le vie su cui impegnarci in modo prioritario e facendo squadra tra tutte le componenti della città, compresi i destinatari stessi dei servizi, per ridare slancio al territorio?».

Lo stesso Nosiglia individua una frattura nel tessuto sociale della città che, proprio in base a questo, egli suddivide in due parti. L’Agorà dovrà proporsi come progetto volto a colmare il gap tra le “due città”: quella composta da cittadini benestanti pronti a cavalcare il cambiamento socio-economico in atto ricavandone vantaggi e quella del ceto medio sceso sotto la soglia di povertà a causa della crisi.

Alla fine dei lavori sono state individuate, da parte dei 20 gruppi ecclesiali partecipanti, alcune linee guida da seguire per tracciare il percorso appena descritto: sostenere un ambiente sociale più fraterno, far sentire a ogni cittadino la città come “casa” e non come luogo estraneo, non illudersi riguardo a un “ritorno al passato” perché il cambiamento in atto è irreversibile, dare voce alla persone che vivono in solitudine i loro problemi e non si rivolgono ai servizi, educare a stili di vita più sobri e promuovere le relazioni di amicizia e vicinato, valorizzare l’apporto dell’immigrazione, promuovere il “saper fare bene” tra volontari e terzo settore.

Lo slogan individuato dall’Arcivescovo per concludere la giornata è stato: «L’Agorà intende reagire allo scoraggiamento e alla sindrome “dell’ultima spiaggia” per innestare un movimento che, dal basso, faccia ripartire la fiducia».

Marco Berton

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