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“Si può fare, perché no?”. Parola di Niki, disabile dalla nascita

Il progetto “Si può fare” è nato tre anni fa, con lo scopo di creare e favorire inclusione, partendo dalla convinzione che la disabilità sia una risorsa. Oggi Niki Leonetti, 24 anni, lancia il video “Un giorno ordinario”: una “provocazione a chi guarda alla disabilità come un peso”
ROMA – Per fare un albero, ci vuole un fiore. E per fare inclusione, basta poco. Prova a dirlo da tempo Niki Leonetti, 24 anni, una disabilità dovuta a tetra paresi infantile. Tre anni fa ha dato vita al progetto “Si può fare: perché no?”: un progetto semplice, con un solo scopo, questo non tanto semplice:creare inclusione. Perché Niki sogna un mondo in cui la disabilità sia una risorsa. E ha deciso di provare a costruirlo. Poco fa ha lanciato on-line il videoclip ufficiale del progetto, “Un giorno ordinario”, che in una manciata di ore sta diventando virale.

Un video “leggero”, che racconta con semplicità, ironia e il sorriso sulle labbra la vita “normale” di una persona “normale”. Il video è “una provocazione a chi guarda alla disabilità come un peso – spiega il team che ha promosso progetto e video – Per Niki non c’è nulla di straordinario a vivere con una disabilità quando si viene inclusi. L’amore e l’affetto degli amici e della sua famiglia lo aiutato a vivere la sua quotidianità con coraggio e positività. Il suo obiettivo è proprio di fare in modo che tutte le persone con disabilità vengano viste come una risorsa della quale non si può fare a meno”.

Da tre anni, Niki porta in giro per l’Italia questa sua convinzione: lo fa soprattutto entrando nelle scuole, o partecipando a convegni pubblici, per raccontare la sua storia e proporre percorsi e strategie di inclusione tra i banchi, nei luoghi di lavoro e nelle comunità. Ad oggi ha svolto oltre 200 incontri nelle scuole e nei comuni del nord Italia. “Spesso nelle nostre comunità accade che le persone con disabilità trascorrano la loro vita su un binario separato dalla nostra società – spiega – Inclusione invece significa condividere un viaggio insieme, non su due binari separati, ma sullo stesso binario. A volte basta anche solo un abbraccio per realizzare inclusione e donarla a chiunque con un piccolo gesto”.

Fonte: redattoresociale.it

(s.c./m.m.)

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Simone Croce

Simone Croce

Mi chiamo Simone, sono nato nel 1990 e mi definiscono il cuore sportivo del gruppo: non c’è disciplina sportiva – olimpica e paralimpica – di cui non abbia notizia in merito a punteggi, giocatori, livelli in classifica.

Nell’ultimo anno, mi sono lanciato in una nuova avventura di speaker radiofonico e conduttore di video interviste scoprendo un lato di me ironico e socievole.

Sulla redazione di articoli ancora ci sto lavorando… non a caso il mio soprannome è quello di “uomo sintesi”….. ce la farò (e ce la faranno i miei colleghi Volonwrite!) a cavarmi più di due righe?