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Smartwatch e accessibilità: per il verdetto ci vuole tempo

Un settore di dispositivi nato da poco e tutto da esplorare, con funzioni “senza barriere” già presenti e altre da integrare. Le dimensioni ridotte dello schermo chiamano a una nuova sfida

Fino a qualche tempo fa, gli appassionati di tecnologia non vedevano l’ora di provare i primi smartwatch. Ora che questi dispositivi, un po’ orologio e un po’ prolungamento degli smartphone, sono in commercio, che funzionalità portano a chi continua a non vedere l’ora, nel vero senso del termine, perchécieco? Strumenti interattivi da polso come questi, con schermi piccoli, possono in effetti risultare difficili all’uso se si hanno problemi visivi. E il discorso si allarga considerando anche chi ha disabilità motorie che impediscono una buona manualità. Le funzioni accessibili non mancano, ma l’impressione è che su questo fronte si possa, e debba, lavorare ancora. Dopotutto, il mercato degli smartwatch è ancora fresco, e da esplorare.

LO SCENARIO – Certo, quando si parla di fruibilità di questi dispositivi bisogna fare delle distinzioni, e qui entra in gioco l’annoso confronto tra sistemi operativi mobili, con Android da una parte e iOS dall’altra. Il primo con il tempo ha migliorato le sue funzioni pensate per chi ha qualche disabilità. Senza dimenticare le iniziative di singole aziende hi-tech, che personalizzano il software all’insegna dell’uso “senza barriere” dei propri tablet e smartphone. Apparecchi, insomma, portatili, ma quando si parla di dispositivi indossabili il discorso cambia. Qui entra in gioco Android Wear, il software che comanda numerosi orologi smart, di diverse forme e marche. Ultimamente sono state apportate funzioni per ingrandire quello che appare sul display, e per invertire i colori del testo. “Queste caratteristiche possono essere utili per chi è ipovedente, ma non per chi è cieco”, fa notare Giuseppe Di Grande, sviluppatore non vedente, che su Facebook ha aperto il gruppo “Android accessibile”. “Per gli strumenti indossabili – continua il programmatore -manca in effetti un servizio essenziale come TalkBack”. Si tratta della funzione pensata per Android e capace di tradurre con la sintesi vocale comandi, avvisi e tutto quello che compare sugli schermi dei dispositivi mobili. Assente, dunque, per il momento negli orologi, ma magari, chissà, nei prossimi aggiornamenti del software potrebbe comparire.
Sul fronte del sistema operativo iOS, anch’esso con diversi anni di storia suddivisa tra telefoni e tablet, la versione “da polso” si chiama WatchOs, ed è ben più recente. La lettura dello schermo è inclusa di serie, come pure altre funzioni come l’ingrandimento dei numeri a schermo intero, la possibilità di semplificare il modo in cui si toccano gli elementi sul display, e la conversione dell’audio da stereo a mono, pensato per chi ha disabilità uditive.

LE IDEE – Ci sono anche applicazioni all’insegna dell’accessibilità disponibili indifferentemente per i diversi sistemi operativi che comandano gli smartwatch. È il caso delle app della serie ViaOpta: in particolare, una di queste si chiama Nav, ed è pensata per ciechi e ipovedenti, ai quali offre un sistema di navigazione attraverso una guida vocale e vibrazioni sul polso. Un modo per avere più autonomia negli spostamenti di tutti i giorni.
In Rete, poi, ci sono presentazioni di smartwatch pensati appositamente per chi ha disabilità visive. Il loro numero è ridotto, ma a suscitare attenzione negli ultimi tempi è un modello ideato da una startup sudcoreana e previsto sul mercato entro la fine dell’anno. Si tratta del primo smartwatch braille: grazie ad alcuni tasselli mobili sul display, si convertono i messaggi e le notifiche provenienti dal telefono. “L’idea può essere interessante per chi vuole usare uno smartwatch in modalità silenziosa, perché questo modello non converte in voce le informazioni. C’è però da dire che si tratta di un prodotto pensato appositamente per chi è cieco. Io, invece, sono sempre favorevole all’uso di prodotti standard, progettati per tutti gli utenti“. Il parere arriva da Marina Vriz, prima programmatrice italiana non vedente, e consulente della fondazione Asphi, che promuove l’integrazione dei disabili attraverso le nuove tecnologie.

LE ATTESE – L’accessibilità dei dispositivi indossabili, dunque, è un percorso iniziato, ma con altre tappe all’orizzonte. Al momento, è difficile ipotizzare una tabella di marcia: “Dipenderà molto dal mercato – commenta la programmatrice – e anche dall’uso che si farà delle possibilità offerte dalla tecnologia. Queste sono già disponibili“. Insomma, è tutta questione di tempo.

PER APPROFONDIRE:

Il sito della Fondazione Asphi
http://www.asphi.it

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