Associazione Volonwrite

Comunicazione Sociale sulla Disabilità

di Marco Berton

La seconda giornata del Festival dei Diritti Umani 2020 dedicato alla disabilità si è aperta, come consuetudine, con la sezione EDU: diversi e importanti ospiti hanno presentato, nel corso della diretta streaming, diversi punti di vista su tematiche centrali come stigma, esclusione e inclusione.

Chi meglio di una personalità vivace come Valentina Tomirotti poteva introdurre il tema dello stigma? La giornalista, blogger e attivista, ospite al nostro convegno “Giornalismo e disabilità: dov’è la notizia” lo scorso mese di ottobre, ha infatti illustrato la propria ricetta per combatterlo: “Essendo praticamente nata in carrozzina – ha spiegato – sono stata abituata agli sguardi degli altri fin da subito. L’importante è essere onesti con se stessi e riuscire ad accettare la nostra immagine riflessa nello specchio: a questo proposito non esiste un modus operandi comune a tutti ma ognuno di noi dovrebbe gestire la situazione con gli strumenti in possesso, giocando con i propri limiti fino a renderli opportunità”.

La presidente dell’associazione “Pepitosa in carrozza” ha poi suggerito possibili azioni da intraprendere: “Attraverso eventi sul web – ha aggiunto – possiamo promuovere una cultura in grado di smuovere i meccanismi interni, soprattutto di chi vite situazioni di disagio fisico o psicologico; a loro direi di non smettere mai di avere fame di guardare il mondo e di provare a immaginarsi oltre”.

L’occasione è stata utile per ripassare anche le parole sulla disabilità: “ Inclusione – ha concluso Tomirotti – non significa solamente accettare la persone nel proprio mondo ma anche fare in modo che le stesse non si sentano in difetto. Il termine da mettere definitivamente nel dimenticatoio è invece handicappato; la definizione persona con disabilità deve essere universalmente utilizzata perché permette di vedere la propria condizione come fosse un accessorio”.

Il focus della seconda parte si è invece concentrato sull’autismo, con ospiti molto assortiti in rappresentanza di diverse componenti della società civile e non solo. A portare per primo la propria esperienza è stato Stefano “Elio” Belisari, meglio conosciuto come cantante della band Elio e le Storie Tese, papà di un bambino con autismo di 10 anni: “L’autismo – ha dichiarato – non è una condizione immediatamente visibile ad occhio nudo ma di cui si acquisisce consapevolezza gradualmente, fino a quando una persona competente non te lo dice con chiarezza. Quando si entra in questo universo non si sa bene a cosa si va incontro perché non esiste un centro specializzato che se ne occupa, dopodiché inizia una vera e propria battaglia”.

Elio ha poi trasmesso il senso del proprio impegno diretto nella sensibilizzazione sul tema: “Per chi ha mezzi culturali ed economici – ha proseguito – c’è il modo di raggiungere una condizione abbastanza buona ma la cosa, purtroppo, non vale per tutti: ho reso pubblica la mia situazione perché mi sono accorto che intorno a me c’è tanta gente che soffre e non può accedere a determinate cure; le stesse non portano alla normalità ma aiutano molto”.

L’artista ha, infine, fornito un quadro completo sulle principali problematiche legate all’autismo, oltre a lanciare interessanti (e in qualche modo provocatori) spunti di riflessione: “Al momento – ha concluso – la criticità più importante consiste  nell’affrontare gli imprevisti come il coronavirus, anche se l’incubo peggiore riguarda il dopo di noi: per questo ci stiamo già attrezzando ora ad affrontare aspetti potenzialmente pericolosi, su tutti il bullismo. La cosa migliore da fare, a mio avviso, è quella di informare: per dirla con una battuta, mi augurerei per l’autismo la stessa empatia riservata ai cani”.

Lo psicologo e psicoterapeuta Lucio Moderato ha successivamente indicato la via migliore per fornire risposte alle esigenze delle persone con autismo, ovvero inserimenti lavorativi reali che vadano oltre i tradizionali percorsi di formazione e tirocini professionali. A proposito, molto interessante è stata la testimonianza di Alberto Balestrazzi, CEO dell’azienda Auticon: “Siamo una società di servizi informatici – ha spiegato – che assume solamente personale con autismo per la progettazione e la realizzazione di sistemi per conto di importanti clienti del mondo bancario e industriale: si tratta di 300 dipendenti dislocati in 17 diversi uffici sparsi in 3 continenti”

Le persone in questione sono tutte regolarmente assunte e adeguatamente retribuite: “L’alto funzionamento – ha aggiunto – abbinato a capacità verbali, cognitive e intellettive molto elevate ci permette di lavorare a livelli eccellenti. I loro punti di forza sono la capacità di concentrazione, la visione del mondo a partire dai piccoli dettagli che gli permette di individuare gli errori prima di altri e la capacità logica. In questo modo vorremmo dimostrare alle aziende che l’inclusione delle diversità non rappresenta solamente puro assistenzialismo ma anche un vantaggio economico e un beneficio per le dinamiche interne”.

In chiusura di mattinata, il fotografo Paolo Manzo ha presentato il proprio libro “M” (la cui uscita è stata rimandata a causa dell’emergenza covid-19, ndr) dedicato a Mario, persona tetraplegica a causa di un incidente dopo un tuffo. Nel volume, Manzo lo immortala descrivendo il suo rapporto con la madre, i parenti, gli amici e la propria comunità di riferimento, con lo sfondo di Napoli e del mare.

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