Per ridere un po'... lo stupidario della disabilità

“I denti ai disabili non si curano, si estraggono!”: la denuncia delle famiglie

dentista1Claudia non ha più un solo dente nell’arcata superiore, mentre Alessia e Francesco hanno trovato, dopo tante difficoltà, un dentista capace di rispondere ai loro “bisogni speciali”. Le famiglie denunciano “nessuna attenzione per i nostri figli, servono dentisti specializzati”.

Ai pazienti disabili “i denti non si curano: si estraggono!”: la denuncia arriva da Marina Cometto, mamma di Claudia, donna gravemente disabile, che oggi “si trova a non avere più un solo dente nell’arcata superiore. Questo perché i medici non sono disposti ad accogliere e assistere adeguatamente pazienti non collaborativi. Ho trovato solo un dentista, qui a Torino, che opera con umanità, professionalità, condivisione, ma troppo tardi per salvare i denti di Claudia: è il dottor Sindici, che lavora presso il Dental School del Lingotto di Torino: solo lui è riuscito a visitare Claudia, proponendosi con calma e mostrando vero interesse per lei. Purtroppo – continua Cometto  tutto il suo impegno positivo mal si  concilia con i regolamenti dell’ospedale Molinette, da cui dipende il servizio odontoiatrico. Sono stati infatti concessi al dottor Sindici solo 2 giorni al mese per intervenire su questi pazienti: inaccettabile e sconvolgente che l’interesse economico  superi l’interesse dei pazienti. E così dobbiamo aspettare 3 mesi per curare i denti dei nostri figli: li porteremmo volentieri in uno studio privato, ma non possiamo farlo, perché hanno bisogno dell’anestesia totale e di tutti gli esami preventivi. Se la civiltà di un paese di vede da come tratta i suoi soggetti fragili – conclude Cometto – allora l’Italia è il quarto mondo…”.

Una storia simile arriva da Fiumicino. La racconta Orietta Mariotti, mamma di Alessia, 11 anni e una diagnosi di Sindrome di Rett: “Nessuno si prende la responsabilità con una bambina non collaborante – denuncia – Era caduta e l’incisivo si reggeva per miracolo. Tutti, Bambin Gesu’ ed Eastman, l’hanno congedata in due secondi: per loro, era da togliere e basta! Per fortuna, mi è stato indicato il nome del dottor Raimondo, prevede dei ricoveri per questi pazienti dal giovedi’ alla domenica in una clinica a Santa Maria Capua Vetere. Tutto convenzionato: stanza con tre letti e bagno, tutto molto tranquillo con persone che trattano i pazienti con simpatia e dignità. Giovedi’ e venerdi’ i vari esami, il sabato l’intervento. Domenica mattina alle 8 gia’ le dimissioni: e così si risolve in fretta quello che fino a quel momento era stato un vero incubo”.

Un’altra testimonianza arriva dal Sud ed è quella di Cosimo, fratello di Francesco, affetto da tetra paresi spastica distonica. “Per le cure odontoiatriche, anche solo per una banale pulizia, abbiamo grossi disagi – spiega – Noi viviamo a Grottaglie in provincia di Taranto, il nostro centro di riferimento per le cure odontoiatriche era l’ospedale Miulli di Acquaviva delle Fonti, provincia di Bari. Dico era, perché 2 anni fa, proprio in questo periodo, ci siamo recati nella struttura per una visita che ci avrebbe consentito successivamente il ricovero. Per la verità, per tutta una serie di problemi, erano anni che non affrontavamo il problema. Arrivati in ospedale, la visita si è limitata a uno sguardo superficiale alla bocca di mio fratello e alla consegna di un foglio con un numero di attesa per il ricovero. Preciso che l’attesa e durata 2 anni. Sempre nello stesso periodo – continua Cosimo – 2 anni fa sono entrato in contatto con l’ambulatorio del dottor Raimondo a Paola, in Calabria. Già qui la prima sorpresa: una visita completa e accurata, che ci dice in maniera dettagliata cosa Francesco dovesse fare e quale il quadro della sua bocca. Poi, dopo neanche un mese di attesa, il ricovero a Santa Maria Capua Vetere, in una clinica privata convenzionata con l’Asl. Abbiamo trovato massima professionalità grande attenzione per i pazienti ed anche per i familiari che accompagnano i propri figli. In 2 anni siamo stati da loro già 3 volte e tra un mese ci torneremo di nuovo. E’ questa l’assistenza di cui abbiamo bisogno. E che crediamo spetti di diritto a noi e ai nostri cari”.

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