Summer School 2014

Marco, Vittoria e al centro Ario db, il nostro regista!

C’era una volta un gruppo di ragazzi, disabili e non, con esperienze di vita completamente diverse, con credo differenti e ambizioni variegate: ciò che li accomunava, però, era un legame profondo di amicizia e di rispetto, dinnanzi al quale ogni diversità crollava. L’Associazione Volonwrite è il risultato di questo rapporto di coesione, che vede i suoi membri impegnati in un obiettivo comune: quello di comunicare a 360°, raccontando con voce nuova, vivace e consapevole tutto ciò che riguarda il mondo della disabilità e, in generale, del sociale.  Dopo anni trascorsi tra video, interviste, programmi di conduzione radiofonica, articoli ed eventi, il 2015 segna per Volonwrite un nuovo traguardo: l’arrivo  dell’Arte. Il progetto di Arte Accessibile nasce dalla curiosità dei ragazzi di sperimentare le realtà che i bellissimi Musei di Torino offrono per le persone con disabilità: all’interno di questi edifici artistici, infatti, sono racchiuse opere di valore inestimabile facilmente fruibili ma talvolta sconosciute, accompagnate spesso da laboratori specifici che gli stessi Musei offrono al pubblico. Insomma, un’Arte come non l’avete mai vista prima! E’ con entusiasmo che i ragazzi di Volonwrite, professionisti e non, si sono addentrati alla scoperta di quei Musei e di quelle Fondazioni che, gentilmente, li hanno ospitati e a cui va un caloroso ringraziamento.

“Prendi l’Arte e…entra a farne parte!”

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Il Castello di Rivoli -Museo d’Arte Contemporanea presenta:

Summer School 2014: Cultura per Tutti -dalla teoria alla pratica..

Il Castello di Rivoli Museo d’Arte Contemporanea ha la missione storica e culturale di promuovere la ricerca e la comprensione dell’arte del nostro tempo, favorendo la crescita sociale e civile del territorio nel quale opera.

Il Dipartimento Educazione del Museo, sin dalla sua apertura nel 1984 lavora al servizio dei cittadini, degli studenti, degli studiosi e degli operatori di settore affinché il Castello di Rivoli sia sempre di più luogo di confronto, formazione e crescita della conoscenza e delle competenze nell’ambito della storia dell’arte contemporanea.

Il Museo guida questo processo virtuoso elaborando una programmazione culturale ed espositiva coerente, incentrata da un lato sulla promozione della sua straordinaria Collezione e dall’altro sulla organizzazione di mostre temporanee prestigiose e di ampio respiro.

Fondato nel 1984, il Castello di Rivoli compie 30 anni nel2014 : è supportato da Regione Piemonte, Fondazione CRT, Città di Torino, Unicredit.

Nelle giornate dell’11 e del 12 settembre, il Dipartimento Educazione ha realizzato l’evento Summer SchoolCultura per tutti: dalla teoria alla pratica”: due appuntamenti specifici che hanno visto il coinvolgimento di professionisti impegnati nella Progettazione inclusiva e nella sensibilizzazione al tema della sordità.

Nel dettaglio, la prima giornata riportava il titolo “Progettare Musei ed Eventi per tutti”, con l’introduzione di Brunella Manzardo –Referente Progetto Accessibilità del Dipartimento Educazione del Castello di Rivoli Museo d’Arte Contemporanea.

Hanno partecipato al Convegno:

  • Francesco Fratta -Unione Italiana Ciechi e Ipovedenti; Introduzione: Pensare e realizzare l’accessibilità. La necessità di fare rete.
  • Eugenia Monzeglio -Istituto Italiano del Turismo per Tutti. Intervento: Eventi culturali senza frontiere e senza barriere. Suggerimenti e indicazioni per organizzare un evento culturale “per tutti”;
  • Maria Cristina Azzolino, Michela Benente, Angela Lacirignola –Politecnico di Torino – Dipartimento di Architettura e Design. Intervento: Presentazione del Workshop sui temi della fruibilità e accessibilità:significati, obiettivi, metodologia di lavoro;
  • Antonio Giuseppe Malafarina –Giornalista Blog Invisibili –Corriere della Sera e Presidente Onorario Fondazione Mimmo Castorina. Intervento: Le parole del buon progettare;
  • Valentina Borsella – Responsabile dei progetti culturali della Fondazione Carlo Molo Onlus. Intervento: Vivere l’arte con l’emisfero destro –Un percorso emozionale tra le opere della Collezione del Museo guidato da alcune persone afasiche.

 

La seconda giornata, invece, è stata incentrata sulla “Sordità e Beni Culturali: dal progetto al percorso”.

Nuovamente l’introduzione è stata a cura di Brunella Manzardo, che ha aperto la riflessione alla comunicazione e all’accessibilità della comunità sorda alla Cultura.

Hanno partecipato al Convegno:

  • Anna Cardinaletti –Direttrice Dipartimento di Studi Linguistici e Culturali Comparati Università Ca’ Foscari di Venezia. Tema trattato: L’accessibilità per la disabilità uditiva;
  • Enrico Dolza –Coordinatore Istituto dei Sordi di Torino e Docente Università degli Studi di Bologna, e Nurye Donatoni –Conservatore MAV Museo dell’Artigianato Valdostano. Tema: La creazione di lessico specifico in Lis per l’accessibilità museale. Dall’esperienza pilota con il Castello di Rivoli al MAV;
  • Sara Trovato –Docente di didattica delle disabilità sensoriali, Dipartimento di Scienze Umane per la Formazione, Università di Milano Bicocca. Tema: Testi accessibili per le persone sorde: didascalie, depliant, cataloghi;
  • Rosella Ottolini –Esperta di cultura sorda. Tema: L’esperienza di video guida al Museo Archeologico di Venezia.

 

In ricordo della Summer School 2014, l’Associazione Volonwrite si è occupata di intervistare tutti i protagonisti del Convegno e di scrivere le testimonianze e le riflessioni che gli ospiti hanno trasmesso al pubblico in queste due giornate: un’ azione importante affinchè i contenuti discussi non siano affidati alla mera memoria dei presenti, bensì siano fruibili da chiunque sia interessato all’argomento.

                                                                        Claudia Cespites

Francesco Fratta, Unione Italiana Ciechi e Ipovedenti Onlus

Francesco Fratta fa parte dell’Unione Italiana dei Ciechi e degli Ipovedenti, in particolare presso la Commissione per il turismo sociale e la fruizione dei beni culturali.

Nello specifico, si occupa da molti anni di rendere accessibile la cultura museale: una mission importante, sorretta e resa possibile grazie all’instaurazione di relazioni con contatti inseriti in questo contesto, creando la possibilità di fare rete. Dal 2005 collabora alle iniziative e alle ricerche sull’accessibilità del Dipartimento Educazione del Castello di Rivoli, di cui è parte la terza edizione della Summer School.

Uno dei primissimi passi nel senso dell’accessibilità di cui oggi qui parliamo, e che, oltre che per Torino, fu anche tra i primi per l’Italia e per l’Europa, fu senz’altro l’inaugurazione nel 1985 di un percorso tattile nello statuario del Museo Egizio, supportato da quella che credo sia stata la prima guida in braille con disegni in rilievo prodotta per arricchire e integrare la fruizione delle opere incluse nel percorso di visita.

Una decina d’anni più tardi, tra il ’93 e il ’94, vennero aperti due importanti musei tattili in Europa: il Museo Omero di Ancona e il Museo Tiflologico di Madrid. Nel 1995 nacque sempre a Torino la Tactile Vision, impegnata fin dal suo inizio nell’edizione di libri, mappe e schede volte alla resa tattile delle immagini di elementi architettonici, artistici, naturalistici, che ha prodotto finora numerosi volumie materiale vario,   tutto di grande interesse. Nel decennio immediatamente successivo le iniziative si moltiplicarono un po’ in tutto il mondo, e in Italia ricordiamo soltanto, fra gli altri, la nascita nel 1999 del Museo Anteros di Bologna, dedicato alla trasposizione in bassorilievo dei capolavori dell’arte pittorica medievale, rinascimentale e moderna, europea e non solo.

Nel 2004, a Porto Nuovo, nel Conero,si svolse nel decimo anniversario della fondazione del Museo Omero, un importante convegno internazionale che fece il punto sulle iniziative di accessibilità per i disabili visivi all’arte, realizzate in diversi paesi di tre continenti: Europa, America ed Asia.

Di ritorno da quel convegno, nell’autunno del 2005, L’Unione Italiana Ciechi e Ipovedenti di Torino lanciò un’iniziativa di sensibilizzazione al problema dell’accessibilità, rivolta ai musei dell’area torinese e limitrofa, chiamando quali testimonial proprio la Dr.ssa D’Amicone del Museo Egizio di Torino e il Dr. Grassini, fondatore del Museo Omero di Ancona. A seguito di quell’incontro partirono diverse collaborazioni con vari enti e istituzioni museali, tra cui il Castello di Rivoli Museo d’Arte Contemporanea, che portarono alla progettazione e alla realizzazione di diversi percorsi fruibili da ciechi e ipovedenti in tutti i principali musei dell’area torinese.

Nel 2010,a poco più di un anno di distanza dalla ratifica del parlamento italiano della convenzione ONU sui diritti delle persone con disabilità, prendono il via, qui al Castello di Rivoli, i lavori del Tavolo sull’accessibilità, promosso dal Dipartimento Educazione del Museo e CPD Consulta persone in difficoltà, che vede partecipi tutti i principali musei ed associazioni e fondazioni dedite in vario modo alla tutela dei disabili, sensoriali, motori e intellettivi, e che produrrà un anno e mezzo dopo, l’importante Manifesto per la cultura accessibile a tutti.

Così, in questi ultimi anni, non solo vi è stata un’accelerazione e un moltiplicarsi di iniziative tese a rendere sempre più ricca e diversificata l’offerta culturale fruibile anche da persone con disabilità varie, ma anche la ricerca sul campo sta vivendo una nuova stagione di fervore.

Sono così iniziate ricerche in più direzioni, numerosi workshop e seminari di studio, tutto ciò non sarebbe stato possibile senza la capacità, che è andata via via affinandosi, di riflettere, progettare e lavorare insieme, grazie alla quale si è andata costituendo una proficua rete di relazioni che è un unicum sul territorio nazionale. E’ importante continuare su questa strada e lavorare sempre più alla formazione per tutto il personale dei Musei.

Il mondo della cultura può così mettere in moto attività che sono una ricchezza per tutti, ove condividere le proprie esperienze diventa un tesoro per la collettività.

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Eugenia Monzeglio, Istituto Italiano del Turismo per Tutti

Si scrive ISITT, significa Istituto Italiano del Turismo per Tutti.

L’Associazione ISITT, cui lavora lo staff CPD (Consulta per le Persone in Difficoltà Onlus), ha l’obiettivo di rendere effettivamente accessibile il comparto turistico piemontese e non solo.

Eugenia Monzeglio e Nadia Bravo sono entrambe impegnate con la CPD, ove la riflessione prende forma proprio presso il Tavolo Culturaccessibile dal 2010.

Nella Summer school di quest’anno, si è deciso ampliare il campo di ricerca riflettendo sull’accessibilità degli eventi culturali in senso lato. Ecco le loro considerazioni.

L’arte, e più in generale la cultura, e ancora più in generale i luoghi e le attività aggregative e di condivisione sono potenti strumenti di inclusione e di conoscenza/consapevolezza delle diversità.

Perché? Perché sono legate alle emozioni, al loisir, al piacere, all’intrattenimento, alla possibilità di provare esperienze alternative/originali, allo stare con gli altri, al senso di appartenenza ad un «gruppo sociale», ma anche allo stare da soli, al proprio personale arricchimento e soddisfazione

Rendere accessibili gli eventi e migliorarne l’accessibilità consente indubbiamente di aumentare la partecipazione delle persone con disabilità e con esigenze specifiche, (compresi coloro che hanno difficoltà o disabilità visive uditive, cognitive, intellettivo-relazionali).

Già in fase iniziale di ideazione e di pianificazione dell’evento occorre pensare all’accessibilità a tutto tondo, attraverso un attento esame della tipologia dell’evento (esposizione, mostra, esibizione, spettacolo, rievocazione, convegno, ballo, musica etc.), dei possibili fruitori attivi e passivi, delle modalità comunicative inclusive, della disponibilità di servizi accessibili e realmente fruibili da tutti (trasporti “da e in”, ristorazione, vendita, punto informativo, guardaroba, area relax, custodia bambini, servizi igienici, primo soccorso, infermeria etc.).

E’ fondamentale:

  • effettuare un sopralluogo sul sito dell’evento possibilmente con persone “rappresentative” di diverse esigenze,
  • “verificare” il livello di accessibilità attraverso persone competenti che sappiano esaminare l’accessibilità sotto più punti di vista in modo integrato e non settoriale
  • comunicare in modo responsabile le informazioni sull’accessibilità.

Utile può essere redigere un report post-evento.

Realizzare un evento “per tutti” significa:

  • pensare ai requisiti di accessibilità e di fruizione inclusiva per consentire partecipazione e l’autovalutazione
  • identificare le caratteristiche che rendono impossibile o difficile o faticoso accedere o partecipare a un evento per le persone con disabilità e con esigenze specifiche (non solo barriere fisiche ma anche sensoriali come ad esempio le problematiche di illuminazione o di acustica o quelle di orientamento e di spaesamento) per poter individuare le modalità per garantire la partecipazione alle diverse attività (accesso all’esperienza) proposte dall’evento senza escludere talune persone
  • capire che cosa si può fare per garantire il miglior accesso possibile e la più alta fruizione
  • realizzare le eventuali opere o accorgimenti di tipo strutturale in modo che possano rimanere nel tempo e, eventualmente, di quegli interventi di tipo provvisorio e quindi rimovibili
  • reperire le necessarie fonti di informazione e di consulenza sul tema dell’accessibilità e della fruizione inclusiva
  • considerare con grande cura le possibilità di comunicare e quindi di interagire attraverso differenti modalità
  • dotarsi di eventuali supporti tecnologici e di ausili, da dare in prestito
  • considerare anche le esigenze di eventuali accompagnatori/ assistenti personali e dei cani-guida
  • considerare anche gli aspetti legati all’emergenza e alle relative procedure nei confronti di persone con disabilità.

Perché un evento sia davvero “accessibile per tutti” è fondamentale:

  1. “sapere“ che l’evento è accessibile: una corretta, leggibile e comprensibile comunicazione è fondamentale e strategica (che cosa dico, dove lo dico, come lo dico etc.)
  2. poter accedere e muoversi e orientarsi nei luoghi dell’evento: ricercare la massima autonomia e la comodità di movimento indipendentemente dalle specifiche abilità. È importante un’efficace segnaletica di indicazione, direzione, orientamento
  3. non limitare l’accessibilità degli eventi solo all’accesso fisico agli edifici e ai diversi luoghi
  4. avere accesso alle informazioni e alla comunicazione per le persone con disabilità visiva uditiva e con compromissioni intellettive, relazionali, psichiche
  5. partecipare attivamente alle attività proprie di quell’evento e interagire indipendentemente dalle specifiche esigenze o abilità
  6. garantire, a tutti, la sicurezza in caso di emergenza.
  7. disporre di personale sufficientemente “formato”, in grado di superare eventuali problemi o difficoltà che incontrano le persone con disabilità.

La comunicazione responsabile fa la differenza.

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Maria Cristina Azzolino, Michela Benente, Angela Lacirignola –Politecnico di Torino-Dipartimento di Architettura e Design

L’intervento si è snodato attorno alla presentazione del Workshop organizzato dal Politecnico di Torino –Dipartimento di Architettura e Design- che si concentra sui temi della fruibilità e dell’accessibilità: quanto è importante per gli studenti –quindi per la società- la presenza di professori illuminati? Tantissimo.

Nel caso specifico del Politecnico di Torino, il Team è costituito da un gruppo di esperti di architettura e design, ed è frutto di un progetto iniziato nel 2006 sull’onda dell’esperienza di Eugenia Monzeglio: è da lei che si eredita il tema del workshop “Progettare per tutti: dalle barriere architettoniche all’accessibilità” ove dal 2006 vengono proposte attività didattiche relative al tema della praticabilità nell’ambito della costruzione.

Non esistono infatti corsi di questo tipo all’interno del piano di studi dell’università, fatta esclusione di questo laboratorio facoltativo nato per sopperire ad una grave lacuna per i progettisti del domani: l’obiettivo è stimolare negli studenti l’attenzione e la sensibilizzazione alla fruibilità effettiva dell’ambiente costruito –interno ed urbano-, in modo da intervenire sugli architetti e progettisti del futuro.

Nel dettaglio si rivolge a tutti gli studenti e i professionisti interessati ad approfondire le tematiche di fruibilità dell’ambiente urbano e architettonico. Le lezioni tenute all’interno del corso sono condotte da esperti che operano a vario titolo nel campo della progettazione universale e della tutela dei diritti delle persone con disabilità. Nella prima parte del corso vengono affrontati i temi dell’inclusione: diritti delle persone con disabilità, barriere architettoniche e percettive, normativa tecnica per l’accessibilità, fruibilità del patrimonio culturale, ausili e tecnologie per l’autonomia. Nella seconda parte viene trattato il tema della “città per tutti” anche attraverso l’analisi di casi-studio quali Torino, Pavia e Venezia.

E’ importante un approccio attento e globale alla tematica: immaginare edifici privi di barriere architettoniche, incentrati sulle reali esigenze dell’utente, uscendo dalla standardizzazione ed esplicitando i bisogni di tutti. Non esistono soluzioni predefinite e il rispetto della normativa non è sufficiente.

Come si svolge il workshop? Quale è la metodologia di lavoro?

Vi sono più realtà che convivono, completandosi a vicenda: le lezioni in aula –con un importante approccio multidisciplinare, le uscite sul territorio –visite guidate, esperienze pratiche, momenti di incontro, attività laboratoriali e lavoro sul campo.

Ogni anno il workshop prevede lo studio di un caso differente, reale, per permettere agli studenti di misurarsi in un progetto concreto. Questo lavoro è iniziato ufficialmente nel 2007, e da lì ogni anno si sono affrontati vari temi per una “architecture for all”: casi studio sono stati il Villaggio Leumann, La zona centrale di Torino, Villa della Regina.

In questi caso si è trattato della realizzazione di un Metaprogetto dell’accessibilità, definendo con gli studenti i punti di arrivo della città, l’ingresso al complesso, i percorsi interni ed esterni, i servizi di accoglienza, i punti informativi, il superamento dei dislivelli. Anche i supporti digitali, ad esempio il sito web, sono importanti.

A seguire è stata presentata l’analisi della tesi di laurea magistrale dal titolo “I giardini di Villa Regina: la multisensorialità come strumento inclusivo di valorizzazione culturale”.

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Antonio Giuseppe Malafarina, Giornalista Blog Invisibili –Corriere della Sera e Presidente Onorario Fondazione Mimmo Castorina

Il suo intervento si è incentrato sulle Parole del buon progettare.

Quando realizziamo una struttura, che sia un enorme museo, una prestigiosa mostra in una struttura medievale piuttosto che l’esposizione fotografica dei nostri migliori scatti per la festa rionale, dobbiamo avere chiari alcuni concetti. Naturalmente è necessario partire dalla fantasia e, attraverso la creatività, arrivare ad un percorso finito che tenga conto della funzionalità del prodotto. La funzionalità è il primo termine chiave per una buona progettazione: innanzitutto bisogna pensare a quale sarà la funzione del prodotto che ci accingiamo a realizzare in maniera che esso possa funzionare bene nel contesto di riferimento. Primo termine del buon progettare: funzionalità.

Affinché un prodotto sia funzionale è necessario pensarlo nella sua globalità. Non ha senso realizzare una struttura funzionale se il funzionamento non riguarda la sua interezza: non ha senso creare una struttura priva di barriere in un ambito che ne ha tante da impedire il raggiungimento della struttura stessa. Ciò significa che quando si predispone il progetto bisogna considerare tutto l’ambito di riferimento, cioè verificare che effettivamente il servizio raggiunga il suo fine di funzionalità. In una struttura nuova la funzionalità va realizzata su tutto il sistema di riferimento, dacché essa stessa nasce per essere funzionale nella sua totalità, mentre in una struttura preesistente, ove non è possibile agire sull’interezza del sistema, per esempio per vincoli artistici o di stabilità, bisogna considerare il percorso che vogliamo realizzare comunque nella sua globalità di progetto che deve funzionare in ogni suo aspetto. La struttura funzionale che stiamo realizzando, perciò, deve esserlo dal percorso che ne porta all’imbocco sino all’uscita finale. La globalità va intesa, quindi, come metodo che porta a considerare il progetto nella totalità dei suoi aspetti. Affrontare il lavoro con presente il concetto di globalità è un modus operandi. Secondo termine del buon progettare: globalità.

La funzionalità e la globalità inducono, peraltro provenendovi, all’individuazione dell’obiettivo. L’obiettivo passa per la condivisione, la fruizione, del prodotto. Questo fondamentale aspetto porta alla domanda: a chi è rivolta la struttura? Ciò guida all’individuazione del pubblico, del cliente, di riferimento. E qual è il pubblico di riferimento di una struttura destinata ad essere fruita da tutti? Si tratta di una massa critica non completamente definibile costituita di infinite diversità che vanno sotto il nome di popolazione. Per aprirsi alla sua fruizione, dunque, bisogna pensare in maniera globale, pensare per tutti; cioè come se la struttura fosse destinata a tutti. Ciò porta al concetto di progettazione universale, ovvero all’approccio alla progettazione come se la funzionalità dovesse essere consentita alla maggior parte di pubblici possibili. Bisogna progettare per tutti, ovvero per la maggior parte di persone, ognuna con le proprie caratteristiche, pregi e difetti, possibile. Terzo termine del buon progettare: progettazione universale.

Progettare in maniera universale pretende la conoscenza delle caratteristiche, delle difficoltà, di ognuno, caratteristiche che variano a seconda dell’ambiente circostante e del pubblico di riferimento, cioè quello maggiormente destinato alla fruizione del prodotto finale. Tali peculiarità possono esulare dalle conoscenze del progettista, quindi egli deve informarsi, conoscere. Documentarsi sull’ambiente in cui andrà ad inserirsi la struttura, che probabilmente fornirà gran parte dell’utenza, e sul pubblico in generale. Dovrà compiere interviste. Collaborare con le associazioni e gli enti locali. Quarto termine del buon progettare: conoscenza.

Definito il pubblico vanno comunque conosciute le regole di base, le regole dell’usabilità e dell’accessibilità. Se l’usabilità è caratterizzata da un approccio pratico alla questione, dunque per verificare se un sistema è usabile – utilizzabile dall’utente finale – bisogna verificare sul campo se il fruitore è in grado di gestirlo, e questo può essere anticipato attraverso la conoscenza del pubblico di riferimento di cui ai punti precedenti, l’accessibilità è una materia esatta, per quanto in costruzione. Realizzare un sistema accessibile, quindi, osservati i punti precedenti, significa sapere quali canoni vanno rispettati per legge e per linee guida. Quali sono le misure dei servizi sanitari, per esempio, a che altezza disporre le vetrine con gli espositori e via dicendo. Quinto termine del buon progettare: preparazione.

La progettazione universale ai beni culturali, alle strutture ed ai servizi turistici e di intrattenimento è materia in evoluzione e solo di recente oggetto di approfondimento e applicazione. Le stesse norme sull’accessibilità in questo campo sono fornite attraverso linee guida e non attraverso leggi puntigliose che obblighino al rispetto di rigorosi accorgimenti e misure. Progettare bene, dunque, richiede conoscenza e preparazione, come detto, ma anche elasticità mentale. Bisogna essere dinamici, pronti, conoscendo regole e pubblici, a colmare i vuoti normativi, a interpretare, ad adattare al contesto. Sesto termine del buon progettare: dinamicità.

Funzionalità, globalità, progettazione universale, conoscenza, preparazione, dinamicità, tuttavia, sono solo termini se privati dei loro concetti. Fondamentale, perciò, prima che la terminologia qui riportata, frutto dell’esperienza del comunicare derivata da anni di servizio nel campo dell’informazione in materia, sono il ragionamento e il metodo. Imprescindibili non sono le parole ma i concetti. E prima ancora il meccanismo complessivo. Per progettare bene le parole sopra citate possono fornire un appiglio, ma sono i concetti che vanno assimilati e, prima di tutto, il meccanismo d’insieme. Insomma, per progettare bene bisogna conoscere, informarsi, essere aperti, pensare in maniera globale. Avere in testa l’idea del per tutti. E tanto buon senso.

Il giornalista Malafarina ha così concluso: “Pensate in grande, non abbiate paura di mettere in pratica questi concetti, perché per Progettare bene è fondamentale Pensare bene”.

 

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Valentina Borsella, Responsabile dei progetti culturali della Fondazione Carlo Molo Onlus

La Fondazione Carlo Molo Onlus nasce a Torino, come associazione di ricerca per iniziativa della Dottoressa Mariateresa Molo nel 1993. La fondazione non ha scopo di lucro, opera nell’ambito territoriale della Regione Piemonte e si propone finalità di solidarietà sociale con aree tematiche di intervento quali l’afasia, la sessuologia e le neuroscienze.

Il suo obiettivo, nello specifico caso delle persone afasiche, è quello di fornire assistenza a coloro che hanno difficoltà nella comunicazione: l’afasia (dal greco ‘afasia’, mutismo) è infatti un’alterazione del linguaggio dovuta a lesioni alle aree del cervello deputate alla sua elaborazione.

Le alterazioni possono riguardare vari aspetti del linguaggio: comprensione, produzione, ripetizione, strutturazione. Tra le cause più frequenti dell’insorgere dell’Afasia: ictus, ischemia transitoria, emorragia celebrale, processi espansivi (tumori), processi degenerativi ( atrofie celebrali). La disabilità che ne consegue intacca la sfera sociale e relazionale ponendo, molto spesso, l‘afasico in una situazione di disagio, depressione e isolamento.

L’afasia è una disabilità permanente, con la quale bisogna imparare a convivere: “Vivere l’arte con l’emisfero destro” è il titolo del workshop che Valentina ha proposto al gruppo di lavoro della Summer School di quest’anno: un percorso emozionale tra le opere della Collezione del Museo guidato proprio da alcune persone afasiche.

L’afasia, infatti, non comporta un disagio cognitivo, bensì si esplica in un disturbo del linguaggio che porta la persona a disporre di una limitata scelta lessicale nel parlare.

La Fondazione si impegna in più attività –simposi, seminari formativi, corsi per caregivers- dedicati agli afasici ma non solo. Il Suo obiettivo è che questi utenti ottengano una autonomia, un livello di vita soddisfacente, evitando il “ritiro sociale”: si offrono per questo dei laboratori che valorizzino le competenze residue. E’ importante che questi traguardi prevedano una inclusione sociale, permettendo la condivisione di esperienze, senza creare eventi su misura per persone con disabilità, ghettizzandole.

A tale scopo sono nati progetti speciali, corsi di cucina, sono stati realizzati due cortometraggi in collaborazione con il Museo del Cinema, oltre alla concretizzazione di “Musei che emozione”, un programma giunto quest’anno alla terza edizione, realizzando tre guide in tre importanti musei di Torino: Palazzo Madama, il Museo del Cinema e il Borgo Medioevale.

 

L’obiettivo era valorizzare l’esperienza estetica come strumento per migliorare la qualità della vita.

Insieme alla èquipe di AfasiaLab – Laboratorio Sperimentale Afasia- si crea il percorso all’interno del Museo. Non si punta ad un incremento di conoscenze e competenze, di primo acchito conta l’esperienza soggettiva del bello per entrare in una relazione emotiva con quanto presentato al museo. Pino, Franco e Roberto sono rispettivamente gli autori dei percorsi dei musei sovra citati.

Quale è lo scopo del momento di esercitazione pratica che applica il medesimo metodo con i partecipanti della Summer School? Indurre una riflessione provando a descrivere le emozioni suscitate da un’opera della Collezione del Museo d’Arte Contemporanea del Castello di Rivoli, avendo il divieto di far uso di 20 parole facilmente utilizzabili per raccontare il soggetto in esame.

Un provare ad esprimersi con un vocabolario limitato, alla pari di una persona afasica.

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2° GIORNATA

Sordità e Beni Culturali: dal progetto al percorso

 

Corrado Gallo, Presidente dell’ENS Consiglio Regionale Piemonte

Il suo incontro con l’arte contemporanea è avvenuto nel 2007, quando il Dipartimento Educazione del Castello di Rivoli ha creato un avvicinamento al mondo dei non udenti: a quell’epoca in tutta Italia non esisteva nulla che avvicinasse arte contemporanea e sordi. Il primo passo del Dipartimento Educazione fu invitare l’Ens –Ente Nazionale Sordi- al Museo insieme all’Istituto dei Sordi di Torino, sperimentando workshop e attività con la comunità sorda per la prima volta. Ci si è accorti che ciò che mancava era un punto di dialogo persino dal punto di vista linguistico, in assenza di un dizionario adeguato per parlare di arte contemporanea nella LIS Lingua Italiana dei Segni.

La realizzazione del Dizionario è uno dei lavori di maggior rilievo realizzati in Italia per gli utenti sordi: 80 nuovi segni a disposizione di tutti per parlare di arte contemporanea. Nel libro, unico al mondo, i segni sono accompagnati da descrizioni specifiche di ciascun termine, in un italiano leggermente semplificato per andare incontro alle esigenze delle persone sorde: quasi una piccola enciclopedia per rendere l’arte accessibile a tutti i pubblici, uno strumento realizzato con una chiarezza lessicale tale che anche molti insegnanti vorrebbero adottarlo come testo scolastico.

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Enrico Dolza, Coordinatore Istituto dei Sordi di Torino e Docente Università degli Studi di Bologna, con Nurye Donatoni, Conservatore MAV Museo dell’Artigianato Valdostano

Due personalità che si incontrano per risolvere la questione della creazione di lessico specifico in Lis per l’accessibilità museale: l’Istituto dei Sordi di Torino passa dall’esperienza pilota con il Castello di Rivoli alle ultime esperienze con il MAV, il Museo di Artigianato Valdostano.

Occorrono termini nuovi per descrivere le opere, in mancanza di un lessico specifico. Si è quindi ritenuto indispensabile creare neologismi, esattamente come accaduto al Castello di Rivoli con la ricerca sull’arte contemporanea.

Fin dalla sua inaugurazione, nel 2009, il MAV –Museo dell’Artigianato Valdostano di tradizione (Fènis, Aosta) ha creduto nell’importanza dell’accessibilità al museo, eliminando le barriere architettoniche per permettere a tutti gli utenti di fruire dello spazio museale. Tuttavia, negli ultimi anni, lo sforzo è stato quello di sradicare le attività culturali da una prospettiva elitaria ponendo l’attenzione ai pubblici con esigenze specifiche.

La finalità è di rendere più democratica la fruizione degli oggetti esposti attraverso la soluzione di problemi relativi all’accesso, alla partecipazione e alla rappresentazione. Il progetto “Museo di tutti museo per tutti” è stato concepito dal MAV nel 2014 con il l’obiettivo di rendere accessibile a tutti il suo patrimonio senza difficoltà a comprenderlo nella sua integrità. L’attenzione è stata posta al pubblico dei sordi creando una rete di collaborazione con l’Istituto dei sordi di Torino e ENS Valle d’Aosta che ha permesso di rinnovare tutta la comunicazione interna del museo, adottando le schede di sala elaborate in linguaggio semplificato con un editing più chiaro per tutti e costituendo un gruppo di lavoro per la creazione del nuovo Dizionario della cultura materiale in lingua LIS.

Enrico Dolza, Coordinatore Istituto dei Sordi di Torino e Docente Università degli Studi di Bologna. La creazione di lessico specifico in Lis per l’accessibilità museale.

Vi sono molte similitudini tra il lavoro per il MAV e il progetto svolto con il Dipartimento Educazione del Castello di Rivoli, che aveva aperto una strada impostando una metodologia che può essere replicata in altri contesti.

L’interrogativo cardine è: come creare neologismi per i non udenti? Dolza spiega quindi i procedimenti tecnici adottati.

Il coinvolgimento della comunità sorda è stato il primo passo per comprendere le strategie necessarie a coniare segni nuovi, che sono indispensabili per potersi avvicinare alla materia. In caso contrario, per i sordi vi sono limiti molto gravi nel momento in cui manca il lessico per esprimere l’arte; si è ricorso pertanto a strategie linguistiche quali:

  • la ricerca della similarità iconica e della contiguità concettuale, per cui la creazione del segno avviene secondo modalità fortemente figurative e di concetto;
  • i classificatori, presenti nelle lingue orali e in Lis;
  • le modalità analitiche, con l’influenza dell’italiano e la lessicalizzazione della dattilologia;
  • l’inizializzazione, con l’accento sulla prima lettera che compone la parola;
  • l’evidenziazione, per cui una lettera dell’alfabeto viene “evidenziata” e quindi scelta come configurazione del segno. Si tratta di norma di una lettera visivamente importante (doppie, straniere, iato o dittonghi);
  • la lessicalizzazione e la labializzazione, per rappresentare termini come Pop Art.

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Anna Cardinaletti, Direttice Dipartimento di Studi Linguistici e Culturali Comparati Università Ca’ Foscari di Venezia.

L’università Ca’ Foscari di Venezia rappresenta un’unicità in Italia per lo studio della lingua Lis all’Università come opzione per lo studio della lingua facoltativa. È inoltre attivo da alcuni anni il master specifico per la formazione in “teorie e tecnica di traduzione e interpretazione italiano/lis”.

Le prime collaborazioni in tema di cultura accessibile sono avvenute con i Musei di Venezia, ma la Città risulta ancora poco all’avanguardia in termini di accessibilità quotidiana: se qualche iniziativa è già presente per la disabilità motoria e visiva (con la presenza di percorsi tattili), il panorama dei non udenti risultava ancora inesplorato. Da questa considerazione è nata la riflessione, come Dipartimento, di organizzare percorsi in Lis, iniziando così la collaborazione con le realtà museali statali e civiche.

Il passo successivo è stato pensare a visite guidate e laboratori per bambini non udenti –come accaduto a Palazzo Grassi, Venezia – , immaginando sia percorsi specifici in lingua Lis, sia combinazioni ove le comunità udenti e non si possano incontrare: ecco un passo importante per la sensibilizzazione, al fine di realizzare un’esperienza bilingue interessante.

Con lo spin off Veasyt sono state realizzate guide multimediali utili a tutti: vi sono video in Lis, testi in italiano semplificato e provvisti di audio, per rispondere alle esigenze di non vedenti e non udenti: è sufficiente selezionare la modalità di visualizzazione dei contenuti.

Sono molte le disabilità invisibili: la sordità, l’afasia, la dislessia, i disturbi specifici del linguaggio sono solo alcuni esempi di questi deficit che impattano sulla vita delle persone. Il linguaggio è alla base della comunicazione, della costruzione dell’identità, della categorizzazione della realtà.

E’ importante pertanto intervenire su un’accessibilità a più piani, agendo sull’ambiente: se non si riesce a sentire non si impara spontaneamente la lingua orale, e spesso questo concetto è difficile da apprendere, spesso c’è bisogno del logopedista. L’italiano imparato dai sordi è differente da quello a cui siamo abituati, persino la grammatica presenta delle discrepanze; il risultato è che la comprensione è difficile se non passa dal canale uditivo, e la lettura del labiale non è sempre possibile o priva di errori: in una sillabazione, “Caia” e “Gaia” sono facilmente fraintendibili.

Ecco che quindi risulta fondamentale l’analisi del contesto.

E’ molto importante, nel contesto museale, anche il lavoro sulla comunicazione testuale, per rendere i testi scientifici, targhe a muro ecc. più accessibili per tutti.

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Sara Trovato, Docente di didattica delle disabilità sensoriali, Dipartimento di Scienze Umane per la Formazione, Università di Milano Bicocca

Sara Trovato si è occupata della realizzazione del Workshop del pomeriggio, con il tema “Andare incontro agli utenti sordi”. Una riflessione importante sull’arte e sul modo di parlarne alla comunità non udente, in particolare per quanto riguarda i testi scritti.

Gli utenti Sordi costituiscono un target interessante per i musei e le gallerie, e non solo per garantire l’accesso. L’esperienza visiva per questo tipo di utenza è molto importante, sono utenti storicamente molto versati per le arti visive. Per questo è importante raggiungerli efficacemente.

Cerchiamo di capirne di più di questa utenza, allora.

Ci sono stati molti artisti sordi, come attesta il libro di Anna Folchi e Roberto Rossetti, Il colore del silenzio. Gli utenti a cui pensiamo, sono persone come Marcello Boccacci, nate sorde, e non persone come Goya, diventate sorde in vecchiaia.

Dati ISTAT (2011) ci dicono che nella frequenza scolastica, nel passaggio dalla scuola primaria alla secondaria di primo grado c’è calo di circa 1/3 degli studenti Sordi.

Altri dati, questa volta sugli studenti disabili in generale (non solo i Sordi) registrano un ulteriore calo di un terzo tra la scuola secondaria di primo e di secondo grado (D’Alonso e Ianes, 2009).

E’ un brutto dato, a fronte di un tasso di frequenza scolastica della popolazione giovanile complessiva in Italia del 100% tra le ragazze e i ragazzi di 11-13 anni, e del 99,2% tra i ragazzi/ragazze di 14/18 anni (ISTAT 2011-12).

Se un problema di abbandono scolastico esiste, è legato al linguaggio.

I linguisti ci dicono oggi che l’input è essenziale per l’acquisizione del linguaggio da bambini, e che quando il tempo passa e questo input non arriva l’acquisizione del linguaggio diventa sempre più difficile. Sappiamo anche che molte altre competenze cognitive si costruiscono su un’acquisizione del linguaggio precoce e quindi perfetta.

Dati statunitensi ci dicono che soltanto il 10% dei Sordi legge come un ragazzo di terza media o meglio. Circa il 60% degli studenti Sordi che abbandonano la scuola legge come un ragazzo di quarta elementare o peggio. Alcuni ricercatori ipotizzano che l’abbandono scolastico degli studenti Sordi sia legato a scarse capacità di lettura.

La domanda è: come creiamo accesso per queste persone, allora? Innanzitutto, dobbiamo portarli nei musei, e dopo averlo fatto, come comunichiamo con loro?

Come fare? Possiamo pensare a visite guidate in LIS, a video in LIS.

Una risposta possibile di cui Brunella Manzardo mi ha chiesto di parlarvi oggi è la semplificazione dei testi. Di quali testi parliamo: i testi di corredo e di contorno ai musei e alle mostre: pannelli, didascalie, siti web, locandine, depliant.   Il lavoro del workshop verte sulla semplificazione dei testi.

Cos’è la semplificazione e come si fa a semplificare?

La semplificazione interviene su quattro aspetti della lingua:

  1. Vocabolario
  2. Lunghezza delle frasi
  3. Complessità della sintassi
  4. Complessità delle frasi

L’idea della semplificazione viene da lontano. I primi studi utili in proposito sono stati fatti alla fine del XIX secolo. Gli Stati Uniti e tutto il mondo anglosassone sono stati molto impegnati su questo versante. Hanno fatto studi su vari indicatori di complessità della frase e creato degli indici di leggibilità. Alcuni tra essi, come l’indice di Flesch, sono imposti per legge a molte pubblicazioni negli USA, in testi di interese pubblico, come le polizze assicurative, gli articoli dei quotidiani, I testi delle amministrazioni pubbliche.

Nell’indice di Fog, una maggiore o minore leggibilità si traduce nell’appropriatezza di testo per la lettura in classi scolastiche più o meno avanzate.

La leggibilità è tanto importante, nel mondo anglosassone, che i nostri Word Processor, che sono stati commercializzati da un americano di nome Bill Gates, li contengono.

Anche per l’italiano abbiamo strumenti per la leggibilità, come questi:

Maria Emanuela Piemontese. 1996. Capire e farsi capire. Teorie e tecniche della scrittura controllata. Napoli: Tecnodid.

Tullio De Mauro. 1980. Guida all’uso delle parole. Roma: Editori Riuniti.

Tullio De Mauro. 1997. Vocabolario di Base della lingua italiana (VdB). Torino: Paravia.

www.eulogos.net

L’idea della leggibilità attinge da un programma, anche politico, di democrazia: la possibilità di accesso alla cultura deve essere estesa a tutti, la comunicazione della pubblica amministrazione con i cittadini deve essere chiara, la lingua con cui sono scritte le leggi deve essere comprensibile, e ovviamente, studenti in difficoltà con testi scolastici troppo difficili, come gli stranieri e alcuni disabili devono poter studiare. E con questo veniamo ai Sordi. Purtroppo, una rivista di attualità come “DueParole”, fondata da una collabratrice di Tullio De Mauro, Emanuela Piemontese, ha dovuto chiudere, per mancanza di risorse.

In Italia, la battaglia per la semplificazione è stata è stata combattuta soprattutto nella scuola, ma non è stata una battaglia vincente.

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Rosella Ottolini, esperta di cultura sorda

Ottolini, che nel 2012 era già intervenuta alla Summer school in qualità di interprete dalla ASL alla LIS per la giornata di studi internazionale Past and present: How to make museums accessibile to deaf people, ritorna con un intervento che racconta la sua esperienza nel campo dell’accessibilità dei musei in Italia.

Dal 2011 mi sono avvicinata a queste tematiche – spiega Rosella Ottolini nel suo intervento- e l’anno successivo mi sono attivata per conoscere le realtà che trattavano corsi specifici in Lis.

E’ così che nel 2013, presso l’Università Ca’ Foscari di Venezia, ho partecipato al Master per interpretare i test in Lis: qui ho imparato moltissime tecniche di traduzione, sperimentando in prima persona un ampio progetto che ha visto il coinvolgimento del Museo Archeologico, con cui ho iniziato una collaborazione.

Il Museo mi ha inoltrato i testi da tradurre – continua a raccontare Rosella – per i quali però era necessaria una ricerca più approfondita delle opere che avrei dovuto spiegare; ho svolto un’accurata ricerca dei vocaboli più corretti da utilizzare, e ho imparato così a memoria sette testi: mi filmavo mentre traducevo in Lis, mi guardavo e ricominciavo.

Il risultato di questo lavoro è che oggi i visitatori non udenti che si recano presso il Museo Archeologico di Venezia, collegandosi ad Internet sul sito del Museo, possono cliccare sulle opere esposte e visionare il video in lingua Lis sul proprio tablet: non esiste quindi la figura di una guida interprete in carne ed ossa, ma virtuale. La pecca consiste nell’impossibilità di fare le domande, ma è comunque un passo avanti – conclude Rosella Ottolini.

Il sito www.veasyt.com ha l’obiettivo di trasmettere le informazioni a tutti i pubblici: è un servizio digitale che permette di visionare i filmati in Lis dei Musei che hanno aderito all’iniziativa abbattendo le barriere della comunicazione, affinchè l’accessibilità diventi uno standard.

VEASYT Tour è la guida accessibile e inclusiva, adatta a tutti. I contenuti turistico-culturali sono disponibili in modalità audio, testo e video in lingua dei segni, fruibili usando computer, tablet e smartphone.

Tradurre non è semplice, bisogna conoscere bene l’argomento che si tratta, specie in un settore come l’arte, ricco di collegamenti con contenuti di carattere storico, politico e culturale.

La maggioranza dei sordi che si reca al museo organizza spesso visite “ad hoc”, portando con sé l’interprete; vi sono poi musei -come ad esempio Palazzo Grassi a Venezia- che hanno la guida interna, per cui previa prenotazione è possibile usufruire di questo servizio.

Un’ulteriore alternativa è rappresentata dai Google Glass, occhiali speciali dotati di una realtà aumentata, da leggere (vi sono infatti i sottotitoli in italiano).

La preferenza della comunità non udente resta comunque indirizzata alla Guida sorda (che ha una formazione differente dall’interprete poiché porta con sé un bagaglio culturale e una professionalità specifica).

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Brunella Manzardo -Referente Progetto Accessibilità del Dipartimento Educazione del Castello di Rivoli Museo d’Arte Contemporanea-

Brunella Manzardo è colei che ha coordinato gli appuntamenti sulla Cultura Accessibile nella Summer School 2014: due giornate di studio rese possibili grazie al Suo ruolo di Referente del Progetto Accessibilità all’interno del Dipartimento Educazione Castello di Rivoli Museo Arte Contemporanea.
Dopo avere curato le due giornate, la battuta introduttiva sul tema dell’accessibilità museale spetta a Lei: la questione dell’accessibilità per il Dipartimento Educazione è intesa in senso molto ampio; accessibilità significa rivolgersi a tutti i pubblici, tra cui le persone con disabilità, favorendo l’accesso alla cultura per tutti, anche per sfatare questo mito dell’arte contemporanea difficile, lontana dalle persone.
Il Dipartimento Educazione, che ha avviato la sua attività nel 1984 contestualmente all’apertura del Museo, si rivolge al pubblico proprio per favorire questa integrazione tra l’arte e la vita, che sono due sfere non così distinte, specie se si tratta di arte presente. All’interno di questo ampio lavoro di accesso alla cultura contemporanea c’è sicuramente una attenzione specifica nell’andare incontro alle persone con disabilità, fisiche e sensoriali.
Il percorso sulle disabilità sensoriali ci ha molto arricchito dal punto di vista umano e professionale, negli anni: non è solo un servizio offerto, ma è un’esperienza ha reso celebre il Dipartimento nel mondo, perché è stato possibile creare qualcosa di unico, come il Dizionario che presenta gli 80 nuovi segni nella lingua dei sordi. Una pubblicazione frutto della ricerca pensata per facilitare l’accesso della comunità sorda all’arte contemporanea, iniziando dal lessico. Con questo obiettivo era iniziata nel 2007 la collaborazione con L’Istituto dei Sordi di Pianezza, dando vita a neologismi in LIS: è infatti molto difficile per una persona padroneggiare un concetto di cui non possiede nemmeno la terminologia, ad esempio il termine Pop Art o Arte Povera (il concetto di povertà nella lingua dei segni era assolutamente da perfezionare perché creava delle ambiguità).
Oggi esiste così un vero e proprio Dizionario di Arte Contemporanea in LIS, italiano e inglese, che vanta la presenza di 80 nuovi segni creati grazie alla collaborazione tra il Dipartimento e l’Istituto dei Sordi, un Dizionario unico a livello mondiale! E’ un progetto che si è concretizzato non solo con la creazione di questo libro, ma anche con il rapporto con la comunità sorda, che oggi si può sentire “a casa” al museo, divenendo parte integrante del pubblico, riconoscendo anche il nostro sforzo come istituzione.
Anche la collaborazione con l’Unione Italiana Ciechi e Ipovedenti è attiva da diversi anni e mano a mano si sono raggiunti traguardi importanti, come la realizzazione dei percorsi multisensoriali in modo che le opere possano essere anche toccate.
Sono percorsi specifici per i non vedenti -sono entrati addirittura con i cani guida- comunicando un messaggio di museo “friendly”. E’ inoltre presente un modellino del Castello che riproduce la struttura in legno e può essere fruito con il tatto.
Il progetto “Summer School” dedica ampio spazio alla riflessione sulla cultura accessibile: un’esperienza molto significativa che questo anno giunge alla terza edizione.

L’avventura del Progetto Accessibilità al Castello di Rivoli inizia nel 2005, quando vinsi una Borsa di Ricerca sull’avvicinamento dei non vedenti all’arte contemporanea, finanziata dalla Regione Piemonte e grazie al sostegno istituzionale di Anna Pironti, Responsabile Capo del Dipartimento Educazione.

Dalla ricerca sul mondo dei non vedenti, a quella sulla sordità, il passaggio è stato “naturale”: la mission è infatti raggiungere tutti i pubblici, per un’accessibilità completa del Museo di Arte Contemporanea: le collaborazioni con le varie realtà di riferimento sul territorio sono fondamentali per aprirci a tutte le sfaccettature della disabilità, sensoriale, del linguaggio e non solo.
In questo contesto si inseriscono le due giornate di formazione nell’ambito di Summer School, un progetto ampio di formazione, una “scuola estiva” ove sono invitati esperti di discipline artistiche, teatrali, danza, musica, spettacolo insieme ad esperti dell’accessibilità: è diventato negli anni un appuntamento di riferimento per tutta Italia (lo dimostrano gli iscritti, che provengono da tutto il Paese), con un respiro internazionale.
Non possiamo dimenticare, infatti, che grazie allo scambio che abbiamo attivato con il Metropolitan Museum ed il MoMA di New York, nel 2012 abbiamo ospitato “colleghi” dei musei statunitensi che hanno relazionato sulle loro best practices, tra cui la proposta di visite guidate in Lingua dei Segni Americana condotte direttamente da un professionista sordo.
Una strada che intendiamo percorrere anche noi nel prossimo futuro: stiamo lavorando proprio per la formazione di storici dell’arte sordi che condurranno direttamente visite guidate in LIS al Castello di Rivoli. Ancora una volta un’esperienza pilota, un unicum nel panorama museale che ci consentirà di essere sempre più vicini alla comunità sorda.

Claudia Cespites

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