La Salute in Comune - 2014

Torino e la salute delle donne

emancipazioneMercoledì 2 luglio 2014 è stato trattato, nelle sue molteplici sfaccettature, il tema della violenza di genere ed in particolare si è parlato con la presidente della Sessione Permanente Sanità e Assistenza, Lucia Centillo e la presidente della Commissione Speciale Decentramento Laura Onofri, di violenza sulle donne.

Come si occupa la città di Torino della salute delle donne? Questa la domanda rivolta alla dott.ssa Centillo, la quale ci spiega che sulla salute delle donne c’è l’esigenza di occuparsi di diversi temi e non soltanto delle patologie, di pensare soprattutto alla promozione della salute.

Bisognerebbe pensare in un’ ottica di genere valorizzando la medicina di genere che indaga sulle relazioni tra l’appartenenza al genere sessuale e l’efficacia delle terapie nel trattamento di determinate patologie; non è dunque sufficiente la parità di accesso alle cure di donne e uomini, ma anche l’adeguatezza e l’appropriatezza di cura secondo il proprio sesso.

In tutto ciò si colloca un approccio che riguarda gli stili di vita, l’alimentazione, la possibilità di fare attività fisica, le condizioni di lavoro, le condizioni di vita, il benessere psichico, le condizioni economiche che agiscono moltissimo sulla salute delle persone, quindi il comune si occupa certamente della promozione della salute in tutte le politiche che vengono espletate.

In questo ambito si colloca la prevenzione e il contrasto della violenza sulle donne e sui minori poichè la principale causa di morte nelle donne in età fertile è proprio la violenza sulle donne. Molte donne muoiono o vivono una vita di maltrattamenti nella solitudine o nel sottovalutare situazioni di pericolo che sono state in qualche modo denunciate.

Non si tratta soltanto di salute, ma di politiche molto ampie che devono lavorare sulla cultura, sull’educazione,  sulla comunicazione e che fanno riferimento a quanto previsto dalla convenzione di Istanbul, sulla quale la città di Torino è completamente orientata.

 

Una parte fondamentale riguarda le case rifugio e le risorse che servono per contrastare la violenza (operatori sanitari, operatori della legge etc.). Una donna maltrattata non è un problema solo della famiglia o della donna stessa, ma devono farsene carico anche le istituzioni ed è importante potenziare i consultori, informare e lavorare molto sull’istruzione, sull’infanzia, sull’immagine della donna…su questo la città di Torino è in prima fila.

Riferisce la Dott.ssa Centillo che proprio in questi giorni sono state stanziate delle risorse a livello nazionale per il piano antiviolenza, ma che quelle stanziate per la regione Piemonte sono senz’altro insufficienti. Sarà priorità per la città di Torino e ovviamente per la regione Piemonte, recuperare questo disservizio che vede Milano avere il doppio delle risorse. E’ un fenomeno questo che si combatte sì culturalmente, ma che richiede anche un impegno economico non indifferente.

Lavorare su questo significa salvare la vita di molte donne o anche solo migliorarne la qualità della vita, sia di donne che di bambini, ed evitare che questa situazione riproduca fenomeni di violenza, solitudine e tanta sottomissione, i quanto se non si ha la possibilità di lavorare e di essere indipendenti, se si vive in solitudine e non si ha la certezza che una denuncia produca degli effetti ci si estranea e ci si sente ancor più maltrattati.

Insieme alla presidente della Commissione Speciale Decentramento, Laura Onofri, si è invece trattato l’altrettanto scottante tema dell’interruzione di gravidanza e dell’obiezione di coscienza. Proprio ieri, 1 luglio 2014, in consiglio comunale è stata approvata una mozione sul tema, a firma della dott.ssa Lucia Centillo e della dott.ssa Laura Onofri, presentata dopo un’ampia discussione.

In Italia il problema dell’obiezione di coscienza è una questione di sicura rilevanza.

Una recente sentenza della Corte di Cassazione ha definitivamente chiarito il punto in cui si dice che l’obiezione di coscienza può essere sollevata solo da medici o operatori sanitari che si occupano direttamente dell’interruzione di gravidanza; non riguarda pertanto tutti quei medici che devono garantire assistenza antecedente e conseguente all’intervento.

E’ stata molto attesa questa sentenza poichè fa luce sul problema e sulla chiara applicazione della legge 194 sull’aborto. Le regioni devono garantire l’interruzione di gravidanza e devono garantirla nei giusti tempi. L’ospedale Sant’Anna, come altri ospedali, su questo è all’avanguardia, ma non in tutta la regione c’è la stessa garanzia.

La legge è stata voluta in questo modo per garantire  l’obiezione di coscienza, ma col passare del tempo si sono viste le pecche di questa legge, perchè molti sono stati i medici che hanno strumentalmente usato l’obiezione, in quanto molti medici prima non obiettori, si sono sentiti un po penalizzati anche nella professione, in quanto, vista la scarsità di numero, si sono trovati a dover fare solo interventi di quel tipo.

La legge 194, continuamente al centro di forti dibattiti, è stata una legge importante ottenuta con le battaglie di molte donne. Il previsto e temuto aumento degli aborti non c’è stato. All’interno della legge una parte è dedicata alla prevenzione, dunque alla contraccezione e a sensibilizzare ed educare le nuove generazioni ad una maternità consapevole. È stata una legge in cui le donne hanno potuto autodeterminarsi, decidere e scegliere, cosa che in passato non era concessa.

Per Associazione Volonwrite
Adriana Daidone

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The Author

Giada Morandi

Giada Morandi

Ho inseguito tutti perchè si descrivessero, adesso però non ho più scuse… tocca a me!

Che dire?

Psicologa per passione, letteralmente inciampata nel mondo della comunicazione sociale nel 2007, grazie ad una borsa lavoro per persone con disabilità fisico-motoria presso il Servizio Passepartout del Comune di Torino.

In carrozzina da sempre (o quasi, ma mi sembra che la mia vita sia cominciata da lì!) oggi mi occupo di alcune attività legate al Progetto Prisma del Comune di Torino e della gestione di questo pazzo, colorato, vivace, allegro gruppo di ragazzi di Volonwrite.

….ma la prossima volta che ci viene in mente di aprire una sezione chi siamo sul sito, andiamo a berci un caffè?

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