La Salute in Comune - 2014

Un giardino per la vita

Giovedì 17 luglio a La Salute in Comune si è parlato di Medicina e Informazione.

images (2)A tal proposito, l’Azienda Ospedaliera Ordine Mauriziano ha illustrato uno dei tanti progetti all’attivo nell’ospedale. Il progetto in questione è quello degli Healings Garden, che riprende il lavoro di tesi di laurea del dottor Stefano Ottino: “Un giardino per la vita. Il ruolo degli Healing Garden nei centri di cura. Caso studio: Azienda Ospedaliera Ordine Mauriziano di Torino”.

L’idea di questo progetto nasce durante una delle tante riunioni tenute durante la Conferenza di Partecipazione, una riunione istituzionale in cui l’Azienda Ospedaliera incontra tutte le associazioni di volontariato che gravitano attorno all’Ospedale Mauriziano e che le che coinvolge e le coordina. Grazie al supporto di queste associazioni, l’ospedale comprende le vere necessità dei pazienti, poiché i volontari delle sono l’interfaccia dei pazienti, creano il contatto diretto tra paziente e medico. Si è pensato quindi a come rendere più umanizzati e accoglienti gli ambienti dell’ospedale.

L’Associazione Promozione Vita si è fatta portavoce di questo progetto in quanto realtà rivolta alle mamme in dolce attesa, quindi le prime beneficiarie di un ambiente sereno e accogliente. Con la collaborazione del dipartimento di Scienze Agrarie e Forestali e Alimentari, il Politecnico di Torino, Milano e Genova, sono stati coinvolti gli studenti nella riqualificazione degli spazi verdi dell’Ospedale – nell’ottica di restituire ai pazienti e ai dipendenti un luogo piacevole in cui lavorare e farsi curare – stipulando una vera e propria Convenzione Istituzionale tra Ospedale e Dipartimento.

Gli Healing Garden sono giardini posti negli ambienti sanitari, in prossimità degli ospedali, per favorire la permanenza dei pazienti in un ambiente più gradevole e fare in modo che le cure abbiano maggior efficacia. E’ scientificamente provato che un ambiente curato dal punto di vista naturalistico ed estetico gioca un ruolo favorevole sul soggiorno dei pazienti, dei familiari e dei visitatori e ne migliora l’aspetto terapeutico ed emotivo. “L’umanizzazione degli ospedali non è una semplice operazione di immagine, ma una componente sostanziale: ci sono studi scientifici sui benefici psicologici e fisici che porta con sé – afferma Valter Boero, Presidente dell’Associazione Promozione Vita – “La teoria degli ‘Healing Environments’, cioè degli ‘ambienti che curano’ dimostra come il decorso post – operatorio sia migliore in quei pazienti la cui camera affaccia su aree verdi, rispetto a quelli che dalla finestra non possono vedere che un muro di mattoni.”

Ordine, armonia, bellezza. E poi colori, profumi, emozioni. Sono molte le sensazioni suscitate dai nuovi ambienti e dai nuovi giardini terapeutici del Mauriziano in cui il ruolo centrale é rivestito dai pazienti, dai familiari e dagli operatori della struttura. “Le scelte condotte rispettano la definizione di salute messa a punto dall’OMS che identifica nell’ambiente, quindi anche in quello naturale, uno dei fattori cruciali per il raggiungimento di una condizione dibenessere e sottolinea l’inscindibilità del legame tra qualità della vita delle comunità e condizioni dei luoghi dove essevivono, lavorano e trascorrono i vari momenti della giornata”, spiega Giuseppe De Filippis, Direttore Sanitario dell’Azienda Ospedaliera Ordine Mauriziano, “soddisfatti quindi gli studenti, i docenti e dipendenti che hanno unito le forze per rendere gli spazi di cura e di lavoro sempre più a misura d’uomo. Positive inoltre le prime reazioni dei cittadini che hanno assistito ai lavori e che da oggi godono di una nuova prospettiva floreale dalle finestre dell’ospedale”.

Un altro progetto attivo all’Ospedale Mauriziano è La stanza del silenzio, una ambiente aperto a tutti, parenti, pazienti, medici, conoscenti o visitatori, in cui è possibile soffermarsi, riflettere e ricercare un po’ di tranquillità. L’idea nasce all’ONU nel 1958 e il Mauriziano l’ha aperta nel settembre 2013 sotto necessità dei dipendenti, dei pazienti e dei familiari che richiedevano uno spazio di riflessione. È aperta tutto il giorno ed è diventata la sala più frequentata dell’ospedale.

Per Associazione Volonwrite
Vittoria Trussoni

 

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Vittoria Trussoni

Vittoria Trussoni

Mi chiamo Vittoria, sono nata nel 1985 e se mi chiedete qual è il mio mestiere la risposta è…non lo so.

C’è chi dice una “comunicatrice”, chi una pseudo reporter in erba, chi un’educatrice mancata e chi una mantenuta. Insomma potrei essere tutto o niente, ma tento di fare quello che mi piace, senza troppe pretese dato che non sono specializzata in nulla.

Sono laureata in Lettere ma, al di là di una discreta cultura (che anche lì è da provare), non ho sfruttato al meglio la mia triennale letteraria, preferendo buttarmi nel mondo del sociale. E’ quasi tre anni che collaboro con l’Associazione e grazie alle splendide persone che la popolano e alla educativa esperienza del servizio civile volontario, ho scoperto cosa mi piacerebbe fare nella vita – al di là della fattora eh, ma quella è un’altra storia.

Adoro stare in mezzo alle persone, dedicare il mio tempo agli altri, conoscere, informarmi, curiosare in giro. Fare polemica, ridere, scherzare e soprattutto parlare parlare parlare. Sono un’inguaribile logorroica.

Sono cresciuta senza riconoscere la mia forza, con la perenne paura di sbagliare e di disattendere le aspettative delle persone che mi stavano vicino. Con il tempo ho imparato a cercare la fiducia in me e non negli occhi degli altri. Descritta così sembro perfetta!

In realtà sono permalosa, cocciuta, distratta, casinista e non molto ben disposta ad ascoltare le critiche, soprattutto se penso di avere ragione (sono un ariete, ho detto tutto!) ma sono entusiasta della vita, non amo la negatività delle lamentele.

Ecco, ho scritto già troppo!

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