La Salute in Comune - 2014

Una boccata d'Aria

indexGiovedì 10 luglio 2014 il tema della serata a La Salute in Comune è stato quello dell’adolescenza e dell’ascolto dei giovani che stanno affrontando questa fase delicata della vita, ove spesso il rapporto con la figura dell’adulto, con il proprio corpo e con la sfera dell’affettività diventa insidioso e complesso.

Sono intervenute sul palco Elena Fabris e Simonetta Fontana, rispettivamente responsabile e counselor del Progetto Aria.

Aria è un progetto del Comune di Torino realizzato in collaborazione con il Polo cittadino della Salute e il Centro Informagiovani e che si concentra sulla tematica dell’adolescenza: questa è un’epoca della vita in cui c’è bisogno di nuove attenzioni, un periodo fondamentale nella formazione del carattere dell’uomo.

ARIA è quindi un centro d’ascolto del Comune rivolto a ragazzi dai 14 ai 21 anni per fornire un luogo di riflessione e di confronto che aiuti ad affrontare quelle crisi e difficoltà che si incontrano normalmente in fase di crescita, beneficiando dell’ascolto di un adulto estraneo alla famiglia che sostenga la riflessione e la chiarificazione di sé. Fondamentale è una relazione accogliente con i ragazzi che permetta la ricerca delle risorse, interne ed esterne (nel proprio ambiente e nella propria famiglia) per realizzare al meglio la loro vita e la loro partecipazione sociale.

Il Progetto Aria nasce 22 anni fa ed è stato il primo sportello d’ascolto che un’amministrazione ha deciso di mettere a disposizione dei ragazzi gratuitamente: è stata una novità nel territorio italiano perchè iniziativa unica nel suo genere. Successivamente sono nati gli sportelli di ascolto nelle scuole: Aria è stata quindi “la madre” dell’ascolto rivolto agli adolescenti. E’uno Spazio a cui i ragazzi possono accedere liberamente, sia prendendo appuntamento via telefono, sia recandosi di persona per parlare con un adulto, non necessariamente psicologo poichè il servizio offre molteplici professionalità  (psicoterapeuti, educatori); questo fattore è importante perchè ascoltare i ragazzi non significa immaginare che vi sia una patologia dietro. Gli adolescenti sono semplicemente persone che stanno crescendo e non sanno talvolta quale percorso intraprendere, e che hanno bisogno di essere rafforzati, ascoltati.

Aria offre ai giovani un percorso, che può essere personalizzato in base alle particolarità riscontrate,  in tappe di 5, 6 o 10 incontri. C’è anche la possibilità di entrare in gruppi di ragazzi condotti dagli operatori perchè alcuni adolescenti hanno bisogno di fermarsi di più presso questa realtà,  potendosi confrontare con i coetanei.

ARIA assicura un’immediata disponibilità ad accogliere senza figure filtro offrendo garanzia di anonimato e riservatezza: nessun proposito di normalizzare i comportamenti, ma una risposta al bisogno di sentirsi accolti senza condizioni, pregiudizi e soluzioni a-priori, ovvero consigli: gli adolescenti hanno tanto da comunicare. A volte ribaltare quella che si pensa essere la fonte di conoscenza è la chiave: non è il titolo di studio, l’età anagrafica a far sì che si stabilisca in modo scontato chi parla e chi ascolta. La saggezza non è a senso unico. Questo atteggiamento non prevede una rinuncia del ruolo dell’adulto, ma è sicuramente un punto di partenza positivo e stimolante: è l’inizio per mettersi in relazione con l’altro, perchè anche gli adolescenti hanno un mondo interiore da esprimere. Tutti coloro che svolgono lavori nell’ambito del sociale hanno svolto studi per cui l’ascolto è stato teorizzato, assimilato e analizzato, ma ciononostante la maggior parte degli adulti ascolta pochissimo.

Uno spazio per confrontarsi, per parlare, per trovare le risposte ai problemi grandi e piccoli che si incontrano crescendo. Come si legge sul sito del progetto:

Per sentirsi più sereni
Per provarci ancora
Potersi fermare, una volta tanto tranquilli.
Per potersi conoscere un po’ di più,
quella conoscenza che passa e si forma solo con qualcun altro in carne e ossa.
Qualcun altro che non abbia mille cose per la testa. O mille impegni.
O delle idee su cosa vuole da te, su quello che dovresti fare o su chi dovresti essere.

Durante la serata è intervenuto anche Gigi Arceri, educatore ASLTO2 Area Prevenzione, che ha illustrato il Progetto Peer 2.0, che richiama la Peer Education o consulenza alla pari: questa è un metodo d’intervento particolarmente utilizzato nell’ambito della promozione della salute e più in generale nella prevenzione dei comportamenti a rischio. In essa, alcune persone opportunamente formate (i peer educator) intraprendono attività educative con altre persone loro pari, cioè simili a loro quanto a età, condizione lavorativa, genere sessuale, status, entroterra culturale o esperienze vissute. Queste attività educative mirano a potenziare nei pari le conoscenze, gli atteggiamenti, le competenze che consentono di compiere delle scelte responsabili e maggiormente consapevoli riguardo alla loro salute. La peer education si prefigge dunque di ampliare il ventaglio di azioni di cui una persona dispone e di aiutarla a sviluppare un pensiero critico sui comportamenti che possono ostacolare il suo benessere fisico, psicologico e sociale e una buona qualità della vita

Peer 2.0 è un progetto complesso che prevede la partecipazione di pubblico e privato e che ha ottenuto un finanziamento dalla Cassa di Risparmio di Torino, che ha permesso la partecipazione di professionisti. Lo scopo era la realizzazione di un video con gli adolescenti ove la scelta del tema e la messa in pratica fosse opera dei ragazzi, che hanno partecipato in modo molto serio: c’erano professionisti registi, tecnici del suono. L’obiettivo era che i ragazzi si legittimassero a diventare dei riferimenti per altri adolescenti: la peer education e le attività tra pari hanno come principio di base il fatto che un messaggio di salute abbia un potere diverso se veicolato da una persona che condivide la tua condizione, qualunque essa sia.

In questo senso questo progetto, all’interno delle attività di prevenzione del gruppo di area prevenzione del dipartimento, ha un valore aggiunto: il risultato finale ha superato le aspettative iniziali dei propositori stessi del progetto e il video realizzato è stata un’occasione  per gli stessi adolescenti di sperimentarsi nella regia, nella fotografia, tanto da avere un seguito il prossimo anno.

L’unica pratica fondamentale, con gli adolescenti ma in generale con gli esseri umani, è l’ascolto.

Per Associazione Volonwrite
Claudia Cespites

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Giada Morandi

Giada Morandi

Ho inseguito tutti perchè si descrivessero, adesso però non ho più scuse… tocca a me!

Che dire?

Psicologa per passione, letteralmente inciampata nel mondo della comunicazione sociale nel 2007, grazie ad una borsa lavoro per persone con disabilità fisico-motoria presso il Servizio Passepartout del Comune di Torino.

In carrozzina da sempre (o quasi, ma mi sembra che la mia vita sia cominciata da lì!) oggi mi occupo di alcune attività legate al Progetto Prisma del Comune di Torino e della gestione di questo pazzo, colorato, vivace, allegro gruppo di ragazzi di Volonwrite.

….ma la prossima volta che ci viene in mente di aprire una sezione chi siamo sul sito, andiamo a berci un caffè?

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