La Salute in Comune - 2015

Una Casa come Cura

“La malattia di un bambino rappresenta sempre un evento destabilizzante nell’equilibrio familiare. Il tumore infantile richiede un grande impegno corale. Si vince insieme, con tutto il cuore: un cuore azzurro di speranza.”

Ecco la presentazione dei protagonisti de “La Salute in Comune” del 5 luglio 2015: il tema della giornata è stato “bambini e cura” e sul palco i riflettori erano puntati sull’UGI, l’Unione Genitori Italiani.

Gianfranco, volontario dell’UGI, ha raccontato la sua esperienza all’interno di questo nucleo operativo che mira a portare benessere – per quanto possibile – alle famiglie che lottano contro la malattia dei figli, servendosi dell’omonima struttura.

L’Unione Genitori Italiani nasce nel 1980 da genitori con figli malati di tumore che decidono insieme di aiutare altri genitori ponendosi due obbiettivi: da un lato sostenere le famiglie con l’ascolto, la vicinanza e il sostegno economico per le cure sanitarie; dall’altro finanziando la ricerca.

Casa Ugi è sita a Torino in corso Unità d’Italia: si tratta di una struttura con 22 cellule abitative,   ciascuna indipendente e con 4 posti letto.

E’ stata fondata con il contributo della Compagnia San Paolo con il sostegno della Fondazione Paideia e tutt’ora è attiva grazie alle donazioni, ai contributi per la   fabbricazione di bomboniere creative per i matrimoni, al 5 per mille.

Essa accoglie quelle persone che, durante la malattia, non possono permettersi un appartamento o un hotel per sostare a Torino nei mesi necessari alla cura: ecco che Casa Ugi ospita gratuitamente le famiglie che si trovano in questa situazione, ove i bambini possono giocare in un ambiente sicuramente gioioso.

Non a caso questa struttura si trova nelle vicinanze dell’Ospedale Regina Margherita, che rappresenta un’eccellenza italiana.

Un’esperienza che aiuta non solo chi usufruisce di Casa Ugi, ma soprattutto chi decide di dare un aiuto come volontario: grazie Ugi!

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Claudia Cespites

Claudia Cespites

Ci sono persone che da subito nascono con la vocazione per il mondo del sociale: sognano di diventare educatori, assistenti sociali, insegnanti.
E poi ci sono persone che nel colorato panorama del sociale ci "inciampano" per caso, come è successo a me. A differenza di tanti miei colleghi dell'associazione io provengo da un mondo completamente differente, con studi in comunicazione e marketing e con un contratto di lavoro come addetta ufficio presso un supermercato alimentare: ero abituata a confrontarmi con numeri e dati, più che con le persone.
Ma a volte, per fortuna, la vita ti riserva percorsi di crescita personale e professionale imprevedibili, che cambiano completamente il tuo modo di pensare e la prospettiva con cui ti rapporti a ciò che ti circonda.
Da quando, due anni fa, ho risposto a quell'annuncio di stage in comunicazione sociale presso l'Associazione Volonwrite, la mia vita è cambiata.
Ad oggi mi chiedo come sarebbero stati i miei giorni senza questa realtà: sicuramente più grigi, più "soli" e più superficiali...
A Volonwrite devo tantissimo: per me si tratta di una seconda famiglia, più che di un'associazione...e si sa, la famiglia non si abbandona mai!