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Una macchina “speciale” che cambierà la vita.

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Soltanto più 18 mesi: è questo il tempo stimato affinché la nota Kenguru, simpatica macchina elettrica giallo canarino, sia effettivamente disponibile sulle strade. La sua particolarità è che per la prima volta questo veicolo potrà garantire spostamenti sostenibili a chi è in carrozzina, nel ruolo non più di passeggero bensì di  conducente!

Ci sono voluti ben 10 anni affinché questa creazione cessasse di essere  solo un’ideale e prendesse concretamente forma, entrando a pieno titolo nel panorama dei veicoli elettrici. Ad osservarla con attenzione, la Kenguru parrebbe la sorellina minore della Smart: in fibra di vetro, lunga circa 2 metri e alta 1.5, è dotata di due batterie elettriche che le permettono di raggiungere una velocità massima di 45 chilometri orari con un’autonomia tra i 70 e i 110 km. Al suo interno può ospitare comodamente una carrozzina, con ingresso da una rampa posteriore.

Ma come funziona esattamente?

Una volta in auto, la sedia viene bloccata con un apposito sistema di fissaggio che permette al conducente di mettersi direttamente alla guida, rimanendo direttamente seduto sulla carrozzina. Una passo avanti enorme ed ecologicamente azzeccato.

Il prezzo al pubblico sarà di circa 25.000 dollari, ma grazie agli incentivi fiscali a favore della mobilità sostenibile in vigore negli Usa, il prezzo potrebbe scendere ulteriormente, giungendo con un po’ di pazienza anche qui in Italia.

 

Entro il prossimo anno, dunque, le persone con disabilità potranno finalmente sperimentare una nuova indipendenza negli spostamenti in auto.

La commercializzazione della Kenguru nasce dalla collaborazione tra il suo ideatore, Stacy Zoern di Austin e Istvan Kissaroslaki, un ungherese che aveva messo a punto un mezzo simile. Quest’ultimo si è trasferito in Texas, dove insieme a Zoern ha trovato 30 investitori guadagnando i 4000 mila dollari necessari per mettere l’auto sulla strada.

Ci sono voluti oltre 10 anni per riuscirci, ma il risultato è ottimo…guardate il video e giudicate voi!

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Claudia Cespites

Claudia Cespites

Ci sono persone che da subito nascono con la vocazione per il mondo del sociale: sognano di diventare educatori, assistenti sociali, insegnanti.
E poi ci sono persone che nel colorato panorama del sociale ci "inciampano" per caso, come è successo a me. A differenza di tanti miei colleghi dell'associazione io provengo da un mondo completamente differente, con studi in comunicazione e marketing e con un contratto di lavoro come addetta ufficio presso un supermercato alimentare: ero abituata a confrontarmi con numeri e dati, più che con le persone.
Ma a volte, per fortuna, la vita ti riserva percorsi di crescita personale e professionale imprevedibili, che cambiano completamente il tuo modo di pensare e la prospettiva con cui ti rapporti a ciò che ti circonda.
Da quando, due anni fa, ho risposto a quell'annuncio di stage in comunicazione sociale presso l'Associazione Volonwrite, la mia vita è cambiata.
Ad oggi mi chiedo come sarebbero stati i miei giorni senza questa realtà: sicuramente più grigi, più "soli" e più superficiali...
A Volonwrite devo tantissimo: per me si tratta di una seconda famiglia, più che di un'associazione...e si sa, la famiglia non si abbandona mai!

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