La Salute in Comune - 2015

Una mano tesa ai più bisognosi

I Frati minori sono frati membri di un istituto religioso maschile dell’ “Ordine dei Frati Minori” , detti anche francescani, ovvero seguaci di San Francesco d’Assisi.
L’ideale di Francesco e dei suoi compagni era quello dell’imitazione degli apostoli, di “seguire nudi il Cristo nudo” mediante la predicazione itinerante del messaggio evangelico. Il loro annuncio era incentrato sulla povertà vista come essenza della vita evangelica. La predicazione di Francesco e dei suoi compagni trovava sintesi nel motto “Il Signore vi doni la Sua Pace” annunciato a tutti gli uomini, di tutte le classi sociali e delle varie fazioni in lotta tra loro, con un forte invito al rinnovamento spirituale, alla conversione e alla penitenza.
Francesco e i suoi compagni rifiutarono anche la proprietà comune dei beni terreni e scelsero di affidarsi alla provvidenza e di mantenersi mediante il lavoro manuale e la questua; per i primi frati, vivere secondo il Vangelo significava accettare la precarietà economica e condividere la condizione degli ultimi (lebbrosi e vagabondi).

Oltre che per la mendicità i francescani si caratterizzavano per la sollecitudine verso il prossimo e l’estrema apertura verso il mondo che contraddistingueva il loro apostolato; inoltre, i frati non erano tenuti alla stabilità come i monaci (ovvero, non erano legati a vita a un singolo monastero) ma potevano essere trasferiti da un convento all’altro in base alle esigenze della popolazione locale.

Da questo deriva il nome frati minori, san Francesco voleva che tutti tra loro si potessero sentire fratelli, (non ammetteva la dicitura “superiore”, ma “ministro” ovvero servitore) e non voleva che appartenessero alla categoria dei “Majores” (ovvero di quelli che governano e comandano) ma a quelli che stanno sottoposti.

Nel 1209 papa Innocenzo III ricevette a Roma Francesco d’Assisi e i suoi seguaci, approvò oralmente la loro forma di vita e diede loro il permesso di predicare la penitenza e di condurre vita comune in povertà, successivamente il 29 novembre del 1223 papa Onorio III approvò definitivamente la regola francescana tutt’ora professata dai frati.
L’ordine conobbe una diffusione importate proprio perché riusciva ad intercettare le istanze della popolazione dal linguaggio (la loro predicazione non era in latino ma in volgare), lo stile semplice e immediato di chi condivide con grosse parti della popolazione lo stesso stile di vita.
Attualmente l’ordine dei frati minori è diffuso in quasi tutti i paesi del mondo, sia come presenza fissa stabile sia come presenza missionaria.

Pietro Pagliarini si è fatto loro portavoce e durante Le Pillole di Salute della serata di venerdì 4 luglio, ha raccontato le principali attività dell’Ordine dei Frati Minori del Piemonte, che da sempre si batte a sostegno della povertà.

Il progetto più conosciuto è quello della Mensa dei Poveri: un ambiente di vita che accoglie ogni giorno 100 persone per il pranzo dalle ore 11.15. Sono presenti uomini e donne, di varia età e nazionalità. Il clima è familiare e molti frequentatori sono affezionati da anni a questo luogo che non è solo una distribuzione di pasti gratuiti, ma anche un’occasione di spezzare la solitudine e ricevere un sorriso. Tutto il lavoro è gestito dal responsabile della mensa, affiancato da circa 60 volontari che si alternano in gruppi divisi per ciascun giorno della settimana. Oltre al pranzo servito nella sala della mensa, vengono anche distribuiti dei sacchetti con un pasto completo da asporto, ogni giorno, anche questi preparati il mattino stesso dai volontari. Facendo due conti si tratta di circa 47.000 pasti all’anno che vengono distribuiti a chiunque bussi alla loro porta. Il rifornimento di cibo è assicurato in buona parte dal Banco alimentare di Torino, dal Comune di Torino e da donatori privati che aiutano con generi alimentari o con offerte in denaro.

Al Santuario di S. Antonio esiste anche un centro d’ascolto , aperto tutti i mercoledì e il sabato con orario 10-12, attivo da qualche anno come supporto della mensa del povero. Infatti possono confluire quelle persone che necessitano di un ascolto più attento e prolungato, che nel normale servizio della mensa non è possibile garantire. Per due mattine alla settimana i volontari accolgono tutti coloro che si presentano per un colloquio riservato, nella saletta interna. A seconda delle esigenze e dei bisogni prioritari, si cerca di dare supporto e orientamento per usufruire al meglio di tutti i servizi, pubblici e privati, offerti dalla Città di Torino.

Inoltre, non poteva mancare il Gruppo della Domenica, formato da volontari studenti, lavoratori, frati, pensionati, che ogni domenica pomeriggio accolgono in un ambiente caldo e familiare, con una merenda fatta insieme e con qualche canzone, le persone amiche che vivono in situazioni di disagio, sia economico, sia fisico che umano. L’ obiettivo è quello di condividere la domenica pomeriggio con le persone, stabilendo con tutti un rapporto che vada al di là delle cose che è possibile dare o fare. Molti cercano questo contatto umano che li aiuta, pur nelle diverse situazioni di vita, a sentirsi accolti da una famiglia e non emarginati.

Condividere, significa soprattutto stare ad ascoltare, parlare con le persone, ma anche condividere momenti di gioco e allegria, senza lasciarsi mancare un breve momento di preghiera e riflessione.

I frati del Santuario cercano di essere soprattutto presenti nei momenti in cui è più pesante la solitudine: Natale, Pasqua, Carnevale, festeggiando con musica, canti e balli, dolci a volontà! Gli incontri della domenica avvengono nel pomeriggio dalle 14.30 alle 18.00 presso il locale della mensa, in via Sant’Antonio da Padova 7 a Torino.

Post precedente

Menzione speciale per Volonwrite agli "Oscar della Salute 2015"

Prossimo post

TG 4 Luglio

The Author

Vittoria Trussoni

Vittoria Trussoni

Mi chiamo Vittoria, sono nata nel 1985 e se mi chiedete qual è il mio mestiere la risposta è…non lo so.

C’è chi dice una “comunicatrice”, chi una pseudo reporter in erba, chi un’educatrice mancata e chi una mantenuta. Insomma potrei essere tutto o niente, ma tento di fare quello che mi piace, senza troppe pretese dato che non sono specializzata in nulla.

Sono laureata in Lettere ma, al di là di una discreta cultura (che anche lì è da provare), non ho sfruttato al meglio la mia triennale letteraria, preferendo buttarmi nel mondo del sociale. E’ quasi tre anni che collaboro con l’Associazione e grazie alle splendide persone che la popolano e alla educativa esperienza del servizio civile volontario, ho scoperto cosa mi piacerebbe fare nella vita – al di là della fattora eh, ma quella è un’altra storia.

Adoro stare in mezzo alle persone, dedicare il mio tempo agli altri, conoscere, informarmi, curiosare in giro. Fare polemica, ridere, scherzare e soprattutto parlare parlare parlare. Sono un’inguaribile logorroica.

Sono cresciuta senza riconoscere la mia forza, con la perenne paura di sbagliare e di disattendere le aspettative delle persone che mi stavano vicino. Con il tempo ho imparato a cercare la fiducia in me e non negli occhi degli altri. Descritta così sembro perfetta!

In realtà sono permalosa, cocciuta, distratta, casinista e non molto ben disposta ad ascoltare le critiche, soprattutto se penso di avere ragione (sono un ariete, ho detto tutto!) ma sono entusiasta della vita, non amo la negatività delle lamentele.

Ecco, ho scritto già troppo!