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Una stampante 3D per costruire «l’oggetto che non c’è» per i bimbi disabili

MILANO – Un incontro tra il mondo della fabbricazione digitale e quello della riabilitazione neurologica infantile. Il risultato è un “oggetto che non c’è”, uno strumento pensato a misura di bambino creato con una stampante 3D. “L’oggetto che non c’è” è un progetto nato dalla collaborazione tra la Fondazione Tog, centro di riabilitazione per bambini con patologie neurologiche complesse, il Fab Lab milanese Opendot e sostenuto dalla Fondazione Vodafone.

Il progetto si sviluppa intorno a due obiettivi principali. Da un lato l’attività formativa destinata ai terapisti di Tog sull’uso della stampante 3D. A questo scopo sarà creato uno specifico software per rendere afficace ed accessibile l’utilizzo della tecnologia 3D ai terapisti non abituati all’applicazione di metodi di fabbricazione digitale. A seguirli in questa fase ci saranno i progettisti di Opendot.

Il secondo obiettivo consiste nella promozione della cultura della co-progettazione nell’ambito della disabilità. Per questa ragione gli oggetti che verranno creati saranno il frutto di un incontro tra tutti coloro che accompagnano i bambini del centro nel percorso riabilitativo. Terapisti, genitori ed esperti insieme per capire, valutare ed inventare oggetti sulla base dei bisogni specifici dei bambini. Un oggetto che, appunto, ancora non c’è.

Ma di che oggetti si tratta? Ad esempio dei seggiolini in gesso che grazie alla stampante 3D potranno essere fabbricati con materiali molto più leggeri. Oppure i guantini terapeutici per i bambini che hanno problemi agli arti superiori. Tutti in plastica leggera e personalizzati. «Uno dei nostri bambini è in sedia a rotelle – racconta la dottoressa Carolina Frangi – e ha sempre espresso il desiderio di avere una bicicletta. Così abbiamo iniziato a pensare e progettare una bicicletta fatta apposta per lui. E ci stiamo riuscendo».

Ognuno di questi oggetti sarà colorato e allegro per regalare ai bambini un po’ di allegria oltre che un efficace strumento di accompagnamento. Per accompagnarli nei loro anni con leggerezza, allegria e spensieratezza nella scuola, nello sport e nella famiglia.

Fonte: sociale.corriere.it

(s.c./s.f.)

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Simone Croce

Simone Croce

Mi chiamo Simone, sono nato nel 1990 e mi definiscono il cuore sportivo del gruppo: non c’è disciplina sportiva – olimpica e paralimpica – di cui non abbia notizia in merito a punteggi, giocatori, livelli in classifica.

Nell’ultimo anno, mi sono lanciato in una nuova avventura di speaker radiofonico e conduttore di video interviste scoprendo un lato di me ironico e socievole.

Sulla redazione di articoli ancora ci sto lavorando… non a caso il mio soprannome è quello di “uomo sintesi”….. ce la farò (e ce la faranno i miei colleghi Volonwrite!) a cavarmi più di due righe?