Associazione Volonwrite

Comunicazione Sociale sulla Disabilità

Che l’uomo e la donna siano diversi è risaputo. Nonostante questo, per molti anni la medicina tradizionale si è limitata a studiare l’anatomia del corpo maschile, ritenendo la donna un “uomo più minuto” e volgendo l’interesse solo alla sfera della maternità.

Dal 1990, però, qualcosa è cambiato. Questa evoluzione di pensiero è stata l’argomento della serata del 9 luglio a La Salute in Comune, discussa con le dottoresse Giuseppina Viale, Enrica Guglielmotti e Maria Susetta Grosso dell’ASL TO 2.

Riconoscere la diversità tra uomo e donna in campo medico può salvare la vita: quando si tiene in considerazione questo fattore si parla di medicina di genere. La medicina di genere identifica le differenze della fisiopatologia delle malattie, descrive le manifestazioni cliniche diverse nei due sessi e sviluppa dei protocolli di ricerca diversificati, trasferibili poi nella pratica clinica.

L’obiettivo è promuovere studi che mettano in evidenza il genere per garantire diagnosi, cura e prevenzione più sicuri. Sebbene le malattie riguardino entrambi i sessi, infatti, i sintomi possono manifestarsi in maniera diversa: un esempio eclatante è quello delle malattie cardiovascolari (prima causa di morte in Occidente). L’idea comune (errata) è che l’infarto colpisca solo gli uomini mentre invece si manifesta soprattutto nelle donne! Inoltre ha dei sintomi molto più sfumati, difficili da cogliere anche per i medici (dolore addominale, senso di ansia…). La conseguenza è che la donna si rivolge tardi all’ospedale e ha una prognosi peggiore; anche la risposta ai farmaci è diversa.

I medicinali sono molto poco sperimentati nelle donne e questo le rende più esposte: è fondamentale proseguire negli studi differenti, anche per scardinare i luoghi comuni legati alla medicina.

A livello italiano ci sono sperimentazioni in alcune regioni e in Piemonte si stanno eseguendo degli approfondimenti sia dal punto di vista scientifico sia dal punto di vista sociale. La valorizzazione della salute richiede un cambiamento culturale che parta dagli studi: sensibilizzare i medici è il primo passo perché ci sia un approccio equo alle prestazioni sanitarie (concetto ribadito anche dall’OMS, l’ Organizzazione Mondiale della Sanità).

La differenza di genere è quindi un determinante di salute: ad ognuno la sua cura.

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