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Usa, il cuore nuovo di Rick. Con la sua storia anche i trapianti diventano social

Dalla sua storia una rete per le donazioni di organi. Organize lavora su Facebook, Twitter e Instagram per trovare donatori, diffondere informazioni e aumentare la consapevolezza sul tema

 

SONO PASSATI più di 10 anni. Era il 2004, quando Rick Segal facendo footing nella sua città, New York, capì che qualche cosa non andava. Dopo una visita medica, scoprì che il suo cuore non funzionava più e che aveva bisogno di un trapianto. Si trovò quasi subito confrontato al problema delle liste di attesa infinite. Nei 5 anni seguenti, non fece altro che entrare e uscire dagli ospedali, mentre la sua salute continuava a peggiorare.

L’attesa. Si sottopose a 12 interventi chirurgirgici, fino a quando si capì che non si poteva rinviare il trapianto. Così decsie di rischiare. “C’è la possibilità in questi casi di essere inseriti ai primi posti della lista di attesa, ma solo per 30 giorni”, racconta al New York Times. Non era facile farcela, anche perché New York, è al secondo posto negli Stati Uniti per le richieste di trapianti.

La telefonata. Rick non potrà mai dimenticare quella telefonata del 9 febbraio 2009. Era il ventinovesimo giorno e la sua permanenza nella ‘prima fila’ della lista di attesa era agli sgoccioli. Segal aveva perso ogni speranza. Quando fu chiamato era in macchina con sua moglie e stava andando al Presbyterian Hospital. “Eravamo senza speranze – racconta – quando suonò il telefono. Ci dissero: ‘Andate a casa, fate le valigie. E’ stato trovato un cuore”. Un tossicodipendente di 26 anni di Boston era morto di overdose. Il giorno dopo il suo cuore batteva nel corpo di Segal. “Mi avevano detto che nei sei mesi successivi mi sarei sentito come un ventenne, era vero”.

La rete pro trapianti. Dalla sua storia è nata una rete che lavora sui Social che sta facendo molto per i trapianti negli Stati Uniti. Solo l’anno scorso nel paese sono state salvate 31.000 vite. Ma resta un problema: la domanda supera di gran lunga l’offerta: sono 121.000 le persone in attesa. Anche se in molti sono a favore della donazione di organi, ancora poche si registrano come donatori. Si potrebbe fare molto di più. Nel 2014 il figlio di Rick Greg ha fondato Organize insieme a Jenna Arnold, una producer televisiva. Il tutto nasce da un’idea: sfruttare i social network per parlare di trapianti. Questa rete utilizza la tecnologia digitale e gli open data per rendere più semplice l’iter di chi vuole donare organi. Anche se alcuni governi, come quello degli Stati Uniti, danno la possibilità ai cittadini di registrarsi coome donatori online, anche se a volte l’iter può essere complicato. L’associazione fornisce notizie, sostegno e informazioni. Per sensibilizzare sempre di più l’opinione pubblica su questo tema, Organize ha anche lanciato diverse campagne su Facebook, Twitter e Instagram.

Le notizie. Se qualcuno cerca su Twitter notizie relative alla donazione di organi, Organize raccoglie le informazioni su un registro. Così in un anno sono state contattate 600.000 persone che si sono dette a favore della donazione di organi. Resta da capire se questo aiuterà ad aumentare il numero di donatori. Fra l’altro da qualche tempo Organize lvora con il Nevada Donor Network e nei prossimi mesi lo farà con altri Stati americani. E’ un modo per aumentare il numero di adesioni. “Nel momento doloroso del lutto le famiglie non sanno cosa fare – spiega Simon Keith , il direttore operativo del Nevada Donor Network  – E ‘un imperativo morale per aiutare i parenti a sapere cosa volesse il defunto”. Secondo gli esperti americani, il web potrebbe fare la sua parte in questa campagna per diffondere più informazioni in materia.

“Salvare ancora tante vite”. Da quando, 60 anni fa, fu fatto il primo trapianto di fegato a Boston nel ’54, in questo campo ci sono state importanti scoperte. Oggi ci sono meno casi di rigetto e sono diminuiti gli effetti secondari. Ma molto ancora potrebbe essere fatto secondo Organize. Dal 2015, il Nevada Donor Network ha utilizzato il registro di Organize in modo sperimentale. “Nel 2015 siamo riusciti a identificare una serie di casi che hanno portato a 35 donazioni”, spiega Keith. Grazie a Instagram, spiega ancora Arnold i divi potrebbero portare avanti campagne e condividere fotografie per raggiungere milioni di persone. “Quello che fa Organize è diffondere più informazioni su quello che le persone pensano in materia di donazione e lasciare testimonianze della

loro volontà – spiega ancora Sadler – . Questo potrebbe aiutare le famiglie nel momento della decisione e salvare tante vite”.

Fonte: repubblica.it

(s.c./s.f.)

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Simone Croce

Simone Croce

Mi chiamo Simone, sono nato nel 1990 e mi definiscono il cuore sportivo del gruppo: non c’è disciplina sportiva – olimpica e paralimpica – di cui non abbia notizia in merito a punteggi, giocatori, livelli in classifica.

Nell’ultimo anno, mi sono lanciato in una nuova avventura di speaker radiofonico e conduttore di video interviste scoprendo un lato di me ironico e socievole.

Sulla redazione di articoli ancora ci sto lavorando… non a caso il mio soprannome è quello di “uomo sintesi”….. ce la farò (e ce la faranno i miei colleghi Volonwrite!) a cavarmi più di due righe?