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Valerio e il migliore dei mondi possibili

La Pallacanestro Valdera vola alto. Secondo posto in classifica, profumo di promozione. «Merito anche di Valerio, il nostro psicologo-motivatore», dicono quegli spilungoni dei giocatori. E lui, il livornese Valerio, li guarda serafico, sorride e scherza: «Li carico con esercizi motivazionali prima della partita, quei pisanacci, e loro giocano che è una bellezza, saltano vanno a canestro. Con loro ho la sensazione d’essere sul campo anch’io, magari per segnare l’ultimo e decisivo canestro con un terzo tempo da favola». Valerio Vergili, 37 anni, è affetto dalla nascita da una tetraparesi spastica. Riesce a muovere solo la mano e il braccio sinistro. Si è laureato in psicologia a Padova, è stato consigliere comunale per cinque anni e mercoledì farà rinascere un’associazione, «Capire un’H, come l’handicap fa cultura» fondata dalla madre scomparsa sette anni fa. «Ho lottato e mi sono conquistato la felicità», dice. Lo guardi e pensi di aver incontrato un eroe vero.

Valerio ha iniziato a combattere con la vita poche ore dopo essere nato. Era prematuro, l’hanno infilato in un’incubatrice con una pressione sbagliata e una parte del cervello è stata lesionata. E allora è iniziata la salita. Da buon psicologo, Valerio divide la sua vita in tre fasi. «La prima è stata quella più complicata – racconta -. Ventotto operazioni per cercare inutilmente di camminare, dolore, medicine, l’impossibilità di giocare. E di fare sport. Proprio io, che di ogni attività fisica ero innamorato. Mamma Angela mi ha aiutato a non trasformare queste difficoltà in una tortura. Ho lottato e sono arrivato alla seconda fase: quella dell’emancipazione».

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Data: 20/11/2016

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