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Vengo anche io! Si, tu si!


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“Non chiederti cosa può fare il tuo Paese per te, ma chiediti cosa puoi fare tu per il tuo Paese” (J.F.Kennedy)

Durante la puntata de Gli Indifferenti, quelli che non differenziano – la trasmissione radiofonica in onda su Radio Flash 97.6 tutti i martedì mattina e che parla di sociale in modo informale e accattivante – abbiamo avuto l’occasione di intervistare Giuseppe Antonucci.

Giuseppe dal 2002 è consigliere dell’Associazione SportdiPiù di Torino, componente dal 2005 del Comitato Italiano Paralimpico (CIP), nonché, dal 2012, referente tecnico all’interno del CIP Piemonte. Da poco più di un anno, dopo la lunga presidenza di Eugenia Monzeglio, è subentrato alla guida dell’IsITT (Istituto Italiano per il Turismo per Tutti), associazione nata nel 2009 a Torino, “costola” del progetto regionale Turismabile (realizzato, quest’ultimo, dalla CPD di Torino), con l’obiettivo di promuovere, diffondere e attuare una concreta cultura dell’accessibilità turistica.

Il tema della puntata era ilturismo accessibile”, in risposta alla campagna #vorreiprendereiltreno lanciata da Lorenzo Baglioni su Youtube per affermare come Torino, si affermi davvero “smart city” grazie a due progetti nati dalla collaborazione tra CPD (Consulta Persone in Difficoltà) e ISITT (Istituto Italiano per il Turismo per Tutti): Stringbox eBookingable.com.

In seguito, abbiamo deciso di ampliare il discorso con Giuseppe e concentrarci sull’Italia e sull’Europa. A circa quarant’anni dall’emanazione delle prime disposizioni in materia di superamento di barriere architettoniche, e a più di venti dalle cosiddette “recenti” normative occorre prendere atto che l’accessibilità è un diritto ancora lontano dall’essere garantito. Ancora oggi, si pone l’attenzione nell’abbattere le barriere architettoniche esistenti e meno nell’evitare che si continuino a realizzare opere che presentano rilevanti problemi di accessibilità, opere che, non di rado, appaiono o sono ritenute formalmente “a norma”.

– Alla luce di questo e da turista, da sportivo e da esperto quale sei, in termini di accessibilità, quanto dista l’Italia dall’Europa e dal resto del mondo del quale hai conoscenza ed esperienza?

“ Il livello di accessibilità in Italia è difficile da definire. Le problematiche principali derivano dalla mancanza dell’osservanza delle norme e dalla poca chiarezza delle stesse. Altra criticità è data dalle molte differenze esistenti tra le zone geografiche e le varie regioni: alcune molto accoglienti, altre invece con parecchi ritardi nell’eliminazione delle barriere.

L’Italia a confronto con altri paesi europei, in particolare con quelli del Nord, ha qualche carenza ma secondo me sono maturi i tempi per un sensibile miglioramento. Gran parte degli operatori del settore turistico stanno palesando delle sensibilità importanti. Tali da rivolgersi autonomamente alle consulte o associazioni di categoria per farsi consigliare sugli aggiustamenti da fare, almeno per qualche primo intervento. Purtroppo questo non è vero per tutta la Nazione.

Nelle altre nazioni, nostre concorrenti, la differenza la fanno anche le infrastrutture: trasporti, aree pedonali, piste ciclabili, ascensori e cultura fanno la differenza. Un esempio per tutti è dato dal rispetto dei divieti di parcheggio nei posti riservati se non se ne ha il diritto.

Tutto ciò è ancora più evidente se ci spostiamo nel Nord America: persino il noleggio di auto attrezzate con comandi a mano non è un problema. Le si trova con estrema facilità. ”

Concentrandoci sulla nostra regione, quanto distano invece Torino e il Piemonte dal resto dell’Italia. Torino è tra la città più accessibili della nazione, è vero o è un falso mito?

“ Il Piemonte per molti versi è in vantaggio rispetto al resto d’Italia. Il grande impegno di tutte le parti coinvolte favorisce il continuo sviluppo: dagli amministratori pubblici agli operatori turistici. Altre regioni sono o si stanno attrezzando al meglio, l’Emilia Romagna, per esempio, è tra queste. Una enorme e imperdonabile criticità è rappresentata da Roma: è indietro in misura spaventosa. Mi permetto di dire che è da vergogna. La Capitale d’Italia non può permettersi la metropolitana inaccessibile; e questa è solo una delle gravi carenze. La disinformazione e la superficialità fanno il resto.

La mancanza di formazione degli operatori rappresenta uno dei punti deboli della “catena” e perciò alcuni enti di promozione turistica e alcune Amministrazioni si rivolgono sempre più frequentemente ai nostri canali (IsITT – CPD – Turismabile) per cercare di colmare i vuoti.

Torino e il Piemonte, inoltre, sono precursori di alcune azioni di forte cambiamento. Oltre ai mezzi pubblici, accessibili in altissima percentuale, anche gli spazi pubblici sono molto fruibili. Da qualche anno molte Amministrazioni cittadine concedono i permessi per le fiere o sagre al rispetto di norme di accessibilità per tutti. Gli stand e le bancarelle devono essere visibili e fruibili da persone con disabilità, siano esse motorie o sensoriali.”

Ciò che rende l’Italia più arretrata, risiede in un problema di strutture o mentalità dei costruttori?

“La grande svolta auspicabile è data da una grande inversione della mentalità. A mio avviso deve cambiare il paradigma: chi deve adeguare o costruire le strutture, non deve sentirsi obbligato dalle norme o dai controlli ma deve essere accompagnato per togliere le barriere. Molti non sono in linea per la mancanza di conoscenza dei problemi e non per la mancanza di volontà di eliminarli.”

– Cosa è stato fatto a Torino e cosa ancora c’è da fare? Com’è possibile intervenire a livello preliminare?

“ Tutti noi possiamo intervenire per ridurre le difficoltà che si incontrano. Chi costruisce o controlla può farsi assistere da esperti. I cittadini comuni potrebbero rispettare le regole esistenti: parcheggi, rampe dei marciapiedi, ecc. Gli albergatori e gli esercenti potrebbero migliorare gli spazi di accesso e gli arredi con semplici prove: basterebbe bendarsi o sedersi su una sedia e cercare di prendere un oggetto per comprendere alcune difficoltà. ”

– L’accessibilità risiede nelle grandi ma anche nelle piccole cose, come per esempio andare al mercato o a fare la spesa o a prelevare al bancomat ( come dimostra la recente campagna di Gabriele Piovano). Alcuni consigli e accorgimenti che tutti noi cittadini possiamo adottare per rendere la città più fruibile o anche solo per sensibilizzare il problema. 

“ Penso che ogni persona abbia in sé le qualità per essere un cittadino migliore. Non farsi travolgere dal disinteresse e dall’accettazione delle cose mediocri sapendo che potrebbero non esserlo, è una delle chiavi. Basterebbe un tantino di impegno!”

Il diritto all’inclusione della disabilità è stato dichiarato dalla Convenzione dell’ONU approvata il 13 dicembre 2006 e approvata dall’Italia nel 2009 con la legge n. 18. La disabilità non è più una condizione soggettiva delle persone ma appartiene a tutto il genere umano che la sperimenta in varie fasi della propria vita: da bambino, in gravidanza, da anziano, usando gli occhiali o il bastone, ecc. In questo senso una città deve garantire i diritti all’accessibilità, alla vita indipendente e alla mobilità personale per sostenere la piena partecipazione sociale dei suoi abitanti, eliminando le barriere architettoniche non solo materiali ma anche mentali, considerate un ostacolo non solo dalle persone disabili ma da tutti i potenziali fruitori del bene.

Vittoria Augusta Trussoni

 

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Vittoria Trussoni

Vittoria Trussoni

Mi chiamo Vittoria, sono nata nel 1985 e se mi chiedete qual è il mio mestiere la risposta è…non lo so.

C’è chi dice una “comunicatrice”, chi una pseudo reporter in erba, chi un’educatrice mancata e chi una mantenuta. Insomma potrei essere tutto o niente, ma tento di fare quello che mi piace, senza troppe pretese dato che non sono specializzata in nulla.

Sono laureata in Lettere ma, al di là di una discreta cultura (che anche lì è da provare), non ho sfruttato al meglio la mia triennale letteraria, preferendo buttarmi nel mondo del sociale. E’ quasi tre anni che collaboro con l’Associazione e grazie alle splendide persone che la popolano e alla educativa esperienza del servizio civile volontario, ho scoperto cosa mi piacerebbe fare nella vita – al di là della fattora eh, ma quella è un’altra storia.

Adoro stare in mezzo alle persone, dedicare il mio tempo agli altri, conoscere, informarmi, curiosare in giro. Fare polemica, ridere, scherzare e soprattutto parlare parlare parlare. Sono un’inguaribile logorroica.

Sono cresciuta senza riconoscere la mia forza, con la perenne paura di sbagliare e di disattendere le aspettative delle persone che mi stavano vicino. Con il tempo ho imparato a cercare la fiducia in me e non negli occhi degli altri. Descritta così sembro perfetta!

In realtà sono permalosa, cocciuta, distratta, casinista e non molto ben disposta ad ascoltare le critiche, soprattutto se penso di avere ragione (sono un ariete, ho detto tutto!) ma sono entusiasta della vita, non amo la negatività delle lamentele.

Ecco, ho scritto già troppo!