La Salute in Comune - 2015

Violenza sulle donne. Da bruchi a farfalle grazie al Progetto Mariposas

Il 2 luglio ai Giardini Reali si è affrontato il delicato tema della violenza sulle donne, un argomento purtroppo d’attualità che quotidianamente si ripresenta con sfaccettature differenti: la serata però è stata un’occasione anche per conoscere ciò che la nostra Città offre in aiuto di chi lo cerca.

Il Centro Antiviolenza sito in Via Bruino 4 è una di queste realtà e come tale sostiene più progetti attivi sul territorio, primo tra questi la casa rifugio Mariposas.

Il nome è significativo ed è stato scelto per ricordare il sacrificio de “Las Mariposas”, tre sorelle dominicane uccise nell’America Centrale perchè si opposero alla dittatura di Rafael Leónidas Trujillo.

Furono assassinate nel novembre 1960 a causa della loro dissidenza, e le Nazioni Unite scelsero per questo la data del 25 novembre come giornata mondiale dedicata alle donne vittime di violenza, tutt’ora celebrata.

Ma il nome “Mariposas” ha in sè anche l’augurio di una rinascita spirituale: il termine infatti è spagnolo e significa “Farfalla”; le donne che si rivolgono al Centro si presentano come bruchi, chiuse, impaurite e sole. L’obiettivo è accompagnarle nella loro evoluzione in farfalle, libere di ricominciare a volare leggere abbracciando la vita e l’indipendenza.

Una metafora splendida.

ll Progetto Mariposas, finanziato dal Dipartimento Pari Opportunità nel 2012, è coordinato dal Settore Minori della Città di Torino e realizzato in collaborazione con il Settore Pari Opportunità della Città, le Associazioni riunite nel “Coordinamento Cittadino e Provinciale Contro la Violenza sulle Donne” ed i servizi sanitari dedicati presenti sul territorio.

Laura Marzin, Responsabile del Servizio Minori, ha raccontato ai microfoni di Volonwrite la realtà della Casa Rifugio attivata nell’ambito del Progetto: si tratta di un luogo che si occupa dell’accoglienza residenziale protetta di donne vittime di violenza che vivono in una condizione di pericolo per la propria incolumità ed eventualmente quella dei propri figli minori.

In questi anni ha ospitato più di una decina di donne con 36 minori, ma anche ragazze sole o gestanti.

Il lavoro di questa équipe è fondamentale anche per il supporto dei bambini vittime di violenza assistita.

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Claudia Cespites

Claudia Cespites

Ci sono persone che da subito nascono con la vocazione per il mondo del sociale: sognano di diventare educatori, assistenti sociali, insegnanti.
E poi ci sono persone che nel colorato panorama del sociale ci "inciampano" per caso, come è successo a me. A differenza di tanti miei colleghi dell'associazione io provengo da un mondo completamente differente, con studi in comunicazione e marketing e con un contratto di lavoro come addetta ufficio presso un supermercato alimentare: ero abituata a confrontarmi con numeri e dati, più che con le persone.
Ma a volte, per fortuna, la vita ti riserva percorsi di crescita personale e professionale imprevedibili, che cambiano completamente il tuo modo di pensare e la prospettiva con cui ti rapporti a ciò che ti circonda.
Da quando, due anni fa, ho risposto a quell'annuncio di stage in comunicazione sociale presso l'Associazione Volonwrite, la mia vita è cambiata.
Ad oggi mi chiedo come sarebbero stati i miei giorni senza questa realtà: sicuramente più grigi, più "soli" e più superficiali...
A Volonwrite devo tantissimo: per me si tratta di una seconda famiglia, più che di un'associazione...e si sa, la famiglia non si abbandona mai!