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Wiktoria, cantante d’opera nonostante la fibrosi cistica

La sua funzionalità polmonare si è ridotta al 26%, ma continua ad esibirsi e a rincorrere il suo sogno: interpretare Violetta ne “La Traviata”

CALGARY (CANADA) – La vigilia di Natale del 2005, Wiktoria Lachowski fissò una radiografia del torace: mostrava che il suo polmone destro si era ridotto alle dimensioni di una pallina da golf. All’età di due mesi le era stata diagnosticata la fibrosi cistica, una malattia genetica fatale che colpisce i polmoni e il sistema digestivo, ma nonostante avesse provato spesso dolore ai polmoni, non aveva mai avuto gravi conseguenze. Questa volta, però, oltre al respiro affannoso (un sintomo comune), Wiktoria sentiva come se qualcosa stesse nuotando dentro il suo petto, come se un mattone fosse stato schiacciato tra il torace e la parte superiore della schiena. Con uno stetoscopio, il medico sentì il silenzio dal suo polmone: era completamente collassato e aveva bisogno di un drenaggio toracico per ri-gonfiarlo. Seguì un ricovero di due settimane. “Ero nervosissima. Mi diedero la morfina”, ricorda.

Cresciuta in una famiglia di musicisti di origine polacca, in ospedale ascoltava le composizioni classiche per alleviare lo stress e ricordare il suo sogno, apparentemente impossibile data la sua condizione. Ma anche con le sfide che ha dovuto affrontare, Wiktoria è rimasta determinata a diventare una cantante d’opera di fama mondiale.

Quando era bambina, a Calgary, lei e suo padre fisarmonicista coprivano il tappeto del seminterrato con coperte e cuscini e guardavano il loro film preferito, La Traviata, basato su una delle più belle storie d’amore dell’opera. Quasi ogni fine settimana, Wiktoria ammirava le mode della Parigi ottocentesca, la potenza delle voci, le forti emozioni dei personaggi, l’allestimento scenico e, soprattutto, la protagonista femminile. “Potevo davvero immedesimarmi in Violetta, perché lei nel film soffre di tubercolosi”, racconta. “Quando la vedevo tossire, pensavo che avesse la mia malattia”.

Nonostante le sue abitudini quotidiane con antibiotici, steroidi, broncodilatatori ad azione prolungata ed esercizi di respirazione, a otto anni iniziò le lezioni di canto classico. “Vedevo davvero quanto Violetta stesse lottando: era malata, ma aveva ancora la passione per il canto, ed è quello che provavo anch’io”.

Solo un anno più tardi, Wiktoria si trovava sul palco del Kiwanis Music Festival (ora Calgary Performing Arts Festival), dove si è esibita nel “The Merry-Go-Round”, tratto da “Six Playful Songs” del compositore Dean Blair, mentre i suoi genitori, la zia e lo zio la guardavano con orgoglio fra il pubblico. Mentre cantava, il corpo era rilassato, il nervosismo diminuito e la sicurezza di sé cresceva: nient’altro era importante.

Prima che annunciassero la vincitrice per la categoria “Assolo vocale femminile”, Wiktoria aveva la sensazione che fosse lei. “Quando hanno detto il mio nome, ho pensato: oh mio Dio, è proprio così, è questo ciò che ho bisogno di fare”.

Nei due anni successivi rimase concentrata nel canto, fino a quando frequenti attacchi di tosse la lasciarono esausta e scoraggiata. Ormai cantava solo insieme ai CD di Celine Dion e Whitney Houston, dietro la porta della sua camera chiusa. Poi il suo polmone collassò.

Una volta dimessa dall’ospedale, tornò per il suo ultimo semestre di studio in viaggi e turismo al SAIT (Southern Alberta Institute of Technology). In classe, però, immaginava se stessa a cantare in un’opera. Dopo la laurea, non riuscì a lavorare per più di due mesi, perché la mancanza di movimento e lo spazio ristretto dell’agenzia di viaggi ne abbassò il già compromesso sistema immunitario.

Negli anni successivi ha continuato a lottare con la sua salute, che la portava a frequenti visite in ospedale e regolari infezioni polmonari. Finì in lista per un doppio trapianto di polmone. Dopo aver combattuto per migliorare la sua salute, però, alla fine lasciò allibiti i medici espandendo la sua capacità polmonare attraverso l’esercizio regolare nel clima più clemente di Victoria, nella Columbia Britannica. Era abbastanza per essere rimossa dalla lista dei trapianti.

In tutto questo, non aveva mai perso di vista il suo sogno di cantare. Nel 2013 stava abbastanza bene per riprendere le lezioni private di canto classico, per poi passare alle lezioni di opera. “È una malattia progressiva”, spiega Wiktoria. “Sapevo che se non avessi seguito l’opera, l’avrei rimpianta quando sarei stata più grande”.

Oggi continua a trascorrere parte dell’inverno a Victoria, dove ha registrato un’aria nello studio di una sua amica e ha completato il programma di Opera Studio presso il Conservatorio di Musica di Victoria. Fa volontariato per la Fondazione David Foster, e ha ottenuto un diploma in Music Performance presso il Camosun College.

Ha anche ricevuto un invito, da parte di un’associazione di beneficenza polacca per la fibrosi cistica, a eseguire un concerto a Varsavia con Rafał Pawnuk, membro dell’Opera di Stato della Baviera, ma i suoi bassi livelli di ossigeno l’hanno costretta ad annullare l’impegno. Questa battuta d’arresto, però, non l’ha scoraggiata, e continua ad esibirsi in eventi più modesti a Victoria.

Oggi la sua funzionalità polmonare si è ridotta al 26%. Quando si prepara a salire sul palco, tre giorni prima smette di usare gli antibiotici per evitare la raucedine. Usa anche un nebulizzatore, un dispositivo collegato ad un tubo che produce uno spray liquido che irrita le vie respiratorie. Questo evita l’accumulo nei polmoni e la porta a tossire per due ore prima di una performance, in modo che possa evitare di farlo mentre è sul palco.

Fonte: osservatoriomalattierare.it

(s.c./s.f.)

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Simone Croce

Simone Croce

Mi chiamo Simone, sono nato nel 1990 e mi definiscono il cuore sportivo del gruppo: non c’è disciplina sportiva – olimpica e paralimpica – di cui non abbia notizia in merito a punteggi, giocatori, livelli in classifica.

Nell’ultimo anno, mi sono lanciato in una nuova avventura di speaker radiofonico e conduttore di video interviste scoprendo un lato di me ironico e socievole.

Sulla redazione di articoli ancora ci sto lavorando… non a caso il mio soprannome è quello di “uomo sintesi”….. ce la farò (e ce la faranno i miei colleghi Volonwrite!) a cavarmi più di due righe?