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Yo decido! Il diritto all’interruzione di gravidanza va difeso

Negli ultimi mesi, uno dei diritti civili acquisiti attraverso anni di battaglie in Parlamento e non, è in pericolo: si parla di aborto, più propriamente detto interruzione di gravidanza.

Movimenti pro-life di estrazione ultracattolica, favoriti e sostenuti dal ritorno in auge di governi di centro-destra ultraconservatori, stanno sancendo l’inizio di una fase di “ritorno al passato” su tematiche date per valide e acquisite. Il caso che, in queste settimane, fa più discutere è sicuramente quello della Spagna.

Il governo guidato dal Partito Popolare di Mariano Rajoy, infatti, il 20 dicembre ha approvato la “Ley de proteccion de la vida del concebido y de los derechos de la mujer embarazada”, letteralmente “Legge di protezione della vita del concepito e dei diritti della donna incinta”. Tale proposta, se approvata dal Parlamento (di cui il Partito Popolare detiene la maggioranza assoluta, ndr), andrà a restringere le misure previste in quella attualmente in vigore, datata 2010. Come si legge su El Pais, ad oggi, l’interruzione di gravidanza (così come in altri 20 paesi dell’Unione Europea) è consentita liberamente entro le prime 14 settimane e solo in determinati casi entro le 22 (violenza sessuale, gravi rischi per la salute psico-fisica della donna e gravi malformazioni del feto). La nuova legge toglierebbe alla donna la decisione di farlo liberamente: l’aborto sarà permesso solo in caso di violenza sessuale entro le 12 settimane e solo in caso di grave rischio per la salute psico-fisica della donna entro le 22, in tutti gli altri casi costituirebbe reato. Ma c’è di più, perché non uno uno, ma ben due medici specialisti dovranno esprimere parere positivo a proposito; praticamente impossibile, vista la totale libertà di obiezione di coscienza che sarà permessa ai medici spagnoli. Lo scorso 1° febbraio, intanto, a Madrid ma non solo si sono svolte manifestazioni di protesta contro la riforma, al grido dello slogan “Yo decido” (“Io decido”).

Un altro punto d’analisi che richiede particolare attenzione è dato dalla bocciatura (lo scorso 10 dicembre), da parte del Parlamento Europeo, della proposta di risoluzione “Sulla salute e i diritti sessuali e riproduttivi”, presentata dalla socialista Edite Estrela e che mirava ad introdurre per tutte le donne europee il diritto all’aborto sicuro e legale. Una bocciatura arrivata anche grazie alle decisive astensioni di 6 eurodeputati italiani (quasi tutti renziani) del Partito Democratico: Silvia Costa, Franco Frigo, Mario Pirillo, Vittorio Prodi, David Sassoli e Patrizia Toia. Si tratta di un campanello d’allarme anche per noi, visto che il PD dovrebbe (e vorrebbe) rappresentare quella sinistra riformista che da troppi anni manca.

Quali potrebbero essere le conseguenze? Sempre su El Pais si è parlato di “ritorno al passato”, di un “passaggio ad una situazione d’eccezione senza eguali in Europa per l’inaccettabile sottomissione del governo ai settori più retrogradi della Chiesa Cattolica”. In Italia, il direttore di Internazionale Giovanni De Mauro si è occupato della vicenda definendo il progetto di legge come “fantascienza”, come “un viaggio indietro nel tempo per azzerare conquiste civili e sociali degli ultimi decenni, diritti che sembravano acquisiti e ormai intoccabili”, paragonandolo all’abolizione del divorzio o del suffragio universale. Molto più semplicemente, possiamo solo provare ad immaginare il disagio psicologico di una donna, magari minorenne, di dover sostenere il peso di una gravidanza indesiderata. Possiamo solo provare ad immaginare il dilagare di aborti clandestini, con tutte le conseguenze del caso e i rischi connessi alla salute. Senza contare che la disabilità, soprattutto se grave, va sostenuta anche con notevoli mezzi economici che, in tempi come questi, è difficilissimo garantire anche a se stessi. Le legislazioni attuali definiscono con estrema precisione i limiti, anche temporali, entro cui definire la vita a livello pre-natale e non proibiscono a nessuno di portare avanti gravidanze di qualsivoglia tipo. Purtroppo per alcuni, bisognerebbe saper capire e accettare le decisioni di persone “altre”, appartenenti a mondi “altri” senza, per forza, voler proporre una cultura o dei valori dominanti;

La vita va difesa, sì, ma va difeso anche il diritto di vivere serenamente, così come quello di morire se la vita diventa una sofferenza insostenibile, così come quello, ancora una volta calpestato, della donna a decidere per sé e per la propria vita. Persone che hanno preso strade diverse come Piergiorgio Welby, Beppino Englaro, Mario Monicelli e Rosanna Benzi possono ancora insegnarci tanto a proposito.

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Marco Berton

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