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Salone del Libro: i libri tattili protagonisti con “Tocca a te!”

Data di pubblicazione 18 Maggio 2026
Tempo di lettura Lettura 5 minuti

Al Salone Internazionale del Libro di Torino si è parlato di accessibilità, creatività e inclusione attraverso uno degli appuntamenti più particolari dell’edizione 2026: “Tocca a te! Assisi 2026”, il concorso nazionale dedicato all’editoria tattile illustrata.

L’incontro, ospitato nello Spazio Umbria dell’Oval, ha raccontato esperienze, progetti e libri capaci di essere letti non solo con gli occhi, ma anche attraverso il tatto, i materiali, le texture e le forme. Un modo diverso di intendere la lettura, che mette al centro l’esperienza sensoriale e l’accessibilità per bambini ciechi e ipovedenti, ma che finisce per coinvolgere tutti.

Il concorso, arrivato all’ottava edizione, è organizzato dalla Federazione Nazionale delle Istituzioni pro ciechi ETS, dalla Fondazione Robert Hollman e dal Serafico di Assisi, realtà che da anni lavorano sull’educazione inclusiva e sull’accessibilità culturale.

A dialogare durante l’incontro sono state, tra le altre, Franca Drago, Chiara Ferrara, Francesca Piccardi, Cristina Rivoir e Luciana Angela Tardivo, con la moderazione di Olimpia Bartolucci.

Libri che si toccano, si ascoltano e si attraversano

Durante l’evento sono stati presentati alcuni dei libri premiati o segnalati dal concorso. Non semplici libri illustrati adattati, ma veri e propri oggetti narrativi costruiti per essere esplorati attraverso il tatto, il movimento e l’esperienza corporea.

Uno dei progetti più discussi è stato un libro dedicato alle paure infantili e agli stati emotivi. Un’opera composta da schede tattili rotonde che rappresentano sensazioni come la paura dell’esclusione, del giudizio o della sofferenza.

Le immagini tattili, è stato spiegato, non sono immediate. Richiedono tempo, accompagnamento e interpretazione. Ma proprio questa complessità ha prodotto risultati sorprendenti con i bambini coinvolti nel laboratorio.

Attraverso il gioco e l’interazione fisica, i piccoli partecipanti hanno iniziato a verbalizzare emozioni e paure che spesso non avevano mai raccontato prima. Il libro includeva anche una sagoma del corpo umano su cui collocare le proprie emozioni e un sacchetto riempito con elementi naturali per “pesare” simbolicamente le paure.

Uno strumento narrativo e sensoriale che si è trasformato in spazio di ascolto emotivo.

L’editoria tattile come esperienza collettiva

Molti interventi hanno sottolineato come i libri tattili siano quasi sempre il risultato di un lavoro corale.

È il caso del progetto realizzato dall’Istituto Comprensivo “Dante Di Nanni” di Grugliasco, premiato con una menzione speciale. Il libro nasce da un percorso scolastico dedicato alla memoria della Resistenza e alla figura del giovane partigiano Dante Di Nanni.

Le insegnanti Luciana Angela Tardivo e le colleghe coinvolte hanno raccontato come la costruzione del libro abbia trasformato la classe in un laboratorio artigianale e creativo. Bambini e bambine hanno lavorato insieme su testi, materiali, texture e trascrizioni in Braille, discutendo collettivamente quale materiale fosse più adatto a trasmettere una sensazione o un significato.

Il processo, hanno spiegato le docenti, è stato tanto importante quanto il risultato finale. Un’esperienza educativa che ha insegnato cooperazione, ascolto, mediazione e inclusione.

La dirigente scolastica Franca Drago ha insistito molto su questo punto: per la scuola, i bambini con esigenze specifiche non rappresentano un limite, ma una risorsa capace di trasformare la didattica e aprire nuove possibilità educative.

“Il libro tattile è un libro moderno”

Una frase emersa durante l’incontro ha sintetizzato bene lo spirito dell’intera iniziativa: “Il libro tattile è un libro moderno perché tiene dentro tutti.”

L’editoria tattile non viene infatti presentata come prodotto “speciale” destinato a una nicchia, ma come una forma narrativa capace di ampliare l’esperienza della lettura per chiunque.

Texture, stoffe, rilievi, materiali naturali, elementi mobili e superfici differenti permettono di costruire un rapporto fisico con la storia, trasformando il libro in qualcosa che si può vivere oltre che leggere.

Il filo di Bea: quando una biblioteca decide di cambiare

Tra gli interventi più emozionanti c’è stato quello di Cristina Rivoir, educatrice e promotrice del progetto “Il filo di Bea”, premiato come miglior libro in tessuto.

Rivoir ha raccontato come tutto sia nato da una mancanza: nella biblioteca del suo territorio, a Pra’, non esistevano libri tattili accessibili per una bambina cieca che stava crescendo.

Da quella constatazione è nato un gruppo di volontarie che ha iniziato a costruire libri a mano dentro una piccola stanza della biblioteca, imparando insieme tecniche, materiali e modalità narrative.

Molte delle partecipanti non sapevano cucire libri. Alcune lavoravano a maglia, altre all’uncinetto, altre ancora ricamavano o si occupavano delle storie. Ma proprio dalla somma di competenze diverse è nato il progetto.

Prima ancora di creare i libri, le volontarie hanno sperimentato esercizi sensoriali bendandosi e provando i materiali ad occhi chiusi, per comprendere davvero come progettare una narrazione tattile.

Il risultato è stato un’esperienza che ha trasformato non solo il modo di leggere, ma anche il modo di concepire le biblioteche come spazi accessibili.

“Non smettete di fare libri tattili”

Nel finale dell’incontro è stato ricordato un episodio avvenuto durante la premiazione ad Assisi. Un bambino della giuria giovani aveva rivolto un appello agli adulti presenti:

“Per favore, non smettete di fare libri tattili. Continuate, perché noi ne abbiamo bisogno.”

Una frase semplice, ma potentissima. Perché riassume perfettamente il senso dell’intero progetto.

L’editoria tattile non riguarda soltanto l’accessibilità. Riguarda il diritto di tutte le persone di poter accedere alle storie, alle emozioni e alla cultura in forme diverse.

E forse, in un mondo editoriale ancora fortemente costruito sull’immagine e sulla vista, questi libri ricordano qualcosa di fondamentale: leggere può essere anche un gesto fisico, sensoriale, collettivo. Un’esperienza che passa dalle mani prima ancora che dagli occhi.

 

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