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Femminismi e confronto collettivo: torna Risvolte Festival

Data di pubblicazione 20 Maggio 2026
Tempo di lettura Lettura 3 minuti

Dopo una prima giornata che ha attirato partecipazione, confronto e discussioni intense tra generazioni diverse, Risvolte – Il festival dei femminismi di ieri e di oggi torna il prossimo 23 maggio a Torino con un nuovo appuntamento dedicato al tema dell’autocoscienza.

Il festival, ospitato negli spazi di Dorado, lungo Dora Firenze, nasce da una domanda tanto semplice quanto complessa: cosa significa essere femminista oggi?

E la risposta, almeno per ora, sembra stare proprio nello spazio che Risvolte sta riuscendo a costruire: un luogo in cui persone diverse possono incontrarsi, discutere, mettersi in crisi e ascoltarsi senza dover necessariamente arrivare a una sintesi perfetta.

Durante il primo appuntamento, dedicato allo sguardo, al corpo e alle tensioni tra femminismi di generazioni differenti, il festival ha alternato talk, pratiche artistiche e momenti di confronto collettivo capaci di coinvolgere persone molto diverse tra loro, anche al di fuori degli ambienti femministi più tradizionali.

La seconda giornata, intitolata “A parole nostre”, porterà invece al centro il tema dell’autocoscienza come pratica politica e relazionale.

Il personale è politico

L’autocoscienza nasce nei collettivi femministi degli anni Settanta come spazio in cui le donne potevano raccontare le proprie esperienze personali — il corpo, il lavoro, la sessualità, la famiglia, la violenza — per riconoscere che quelle esperienze non erano individuali, ma parte di una struttura collettiva.

Da qui uno dei principi più noti del femminismo: il personale è politico.

Parlare di sé diventava quindi un modo per nominare il potere, leggere le differenze, riconoscere le oppressioni e costruire una coscienza comune.

Ma cosa resta oggi di quella pratica?

È una delle domande che attraverseranno l’intera giornata del 23 maggio.

Che tipo di confronto ci manca?

Risvolte prova a interrogarsi su come siano cambiati gli spazi di parola e di ascolto negli ultimi decenni.

L’autocoscienza si è trasformata, si è contaminata con nuovi linguaggi, con pratiche artistiche, scritture collettive, assemblee miste, spazi FLINTA e relazioni costruite anche online. Ma il bisogno da cui nasceva sembra ancora attuale: raccontarsi per riconoscersi nell’altra persona e attraverso l’altra persona.

Il festival lo traduce in una serie di domande aperte:

Che tipo di confronto ci manca ma vorremmo avere? Di cosa abbiamo bisogno per sentirci liberə di raccontarci? E di cosa, insieme, vogliamo prendere coscienza?

Più che offrire risposte definitive, Risvolte sembra voler creare le condizioni per rendere possibile il confronto stesso.

Un festival che rifiuta la velocità

Uno degli aspetti più particolari del progetto è proprio il suo formato.

Risvolte non si sviluppa come un evento concentrato in pochi giorni, ma come un percorso distribuito nel tempo. Una scelta politica oltre che organizzativa: sottrarsi ai ritmi accelerati della contemporaneità e lasciare spazio alla sedimentazione delle esperienze.

Talk, laboratori, performance e momenti informali convivono dentro una struttura multidisciplinare che punta a costruire memoria collettiva più che semplice programmazione culturale.

La collettiva Matassa, che cura il festival, lavora proprio su questo intreccio tra pratiche femministe, arte, politica e relazione, provando a creare uno spazio accessibile anche a chi magari si avvicina ai femminismi per la prima volta.

Il prossimo appuntamento

La seconda giornata di Risvolte si terrà:

📅 23 maggio 2026
📍 Dorado, Torino

Un invito non solo a partecipare a un festival, ma forse anche a concedersi qualcosa che oggi sembra sempre più raro: il tempo necessario per ascoltare e ascoltarsi davvero.

 

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