XVIII Meeting Nazionale Rete Città Sane – La rete dei Comuni italiani. Evento online 26-27 novembre 2020

Giovedì 26 novembre si è dato il via al XVIII Meeting Nazionale Rete Città Sane – La rete dei Comuni italiani, evento che promuove la salute nelle sue numerose sfaccettature. Quest’anno a fare da padrone di casa sarà il Comune di Padova. Il Meeting, tenuto per questa edizione in modalità online sulla pagina Facebook del Comune di Padova nelle giornate del 26 e del 27 novembre, consisterà in dialoghi sulla vulnerabilità e disagio nell’infanzia e nell’adolescenza, approfondendo politiche di prevenzione e buone pratiche.

Volonwrite come ogni anno non poteva mancare all’appuntamento. Ecco quello che è succeso in questi due giorni.

Gli interventi di giovedì 26 novembre:

Gli interventi di venerdì 27 novembre

 

 

Anche a Torino il tour di #CucitiAlCuore: Diario di un padre fortunato – Intervista a Francesco Cannadoro

di Alessia Gramai

In attesa di incontrarlo dal vivo venerdì 6 marzo, abbiamo intervistato per voi Francesco Cannadoro, papà e creatore di “Diario di un padre fortunato“, il blog (con pagina Facebook da più di 50.000 follower) che racconta le avventure della sua famiglia, tra quotidianità, ironia e   “un’epica battaglia contro il drago” che mostra la disabilità “senza pietismi e con il sorriso sulle labbra“.

  • Francesco, prima della presentazione, ci dai delle informazioni sul libro? Di cosa racconta?

“Il libro, in soldoni, parla di come l’amore può vincere sul destino e diventare riscossa. L’hanno definito un viaggio sorprendentemente autoironico nel cuore di un padre (io) alle prese con la disabilità di suo figlio. Ma è anche un viaggio nel cuore di un figlio (sempre io) che ha imparato a fare il padre per amore, senza riferimenti o buoni esempi. E con un livello di difficoltà drasticamente più alto del previsto. Ed è la storia di una mamma meravigliosa: quella di mio figlio. Ed è la storia di mio figlio, Tommi, il bambino più uomo che conosco.”

  • Il tour di presentazioni di “#CucitiAlCuore” sta toccando diverse tappe. Quella di Torino ha un significato particolare per voi?

La tappa di Torino, che sarà la 18esima e ultima del #chinottotour (che prende il nome da uno degli hashtag che utilizzo spesso) ha un valore emozionale devastante. A Torino sono nato, è la città dalla quale sono scappato da perdente per provare a rinascere e ora ci torno da vincitore. E tutto con le mie sole forze. E tutto grazie all’amore della mia famiglia – un sentimento che ho mendicato a Torino per anni – e che ho trovato solo quando ho deciso di pensarci da me. Di agire ex novo. Di partire e costruirmi da capo. E da lì ripartire per crearmi qualcosa che il destino non mi aveva dato e alla fine mi sono preso. Torino chiude un cerchio. E poi ritroverò anche qualche affetto, come Mirella Cerniglia che faceva l’educatrice in una delle due comunità alloggio nelle quali sono stato e ha accettato di aiutarmi ad organizzare questo evento, l’unico dei 18 che ho fortemente voluto e per il quale mi sono mosso/informato in prima persona per organizzarlo. Gli altri sono arrivati da soli. Non vedo l’ora.”

  • A proposito di hashtag, parlate spesso di un drago da combattere, a cui rispondete appunto con #ildragocifaunchinotto. Ma chi è questo drago? Si tratta di una metafora?

Contrariamente a quel che si crede, il drago (nome che ho dato alla condizione di mio figlio che un nome non ce l’ha, in quanto non abbiamo una diagnosi) non è inteso come il mostro mitologico che sputa fuoco ma di Ivan Drago, da Rocky 4. Molta della “filosofia” che si può trovare nella saga di Rocky mi è stata spesso utile nella vita. Come il concetto che “fare un altro round quando credi di non farcela è qualcosa che può cambiare tutta la tua vita”. O ancora: “Non c’è mica da vergognarsi ad avere paura. La paura è la tua migliore amica, ti tiene sveglio, sempre all’erta, in guardia. L’importante è imparare a controllarla e non farsi controllare.” Oppure: “Nessuno picchia duro quanto la vita,per questo a lungo andare non è importante come colpisci, ma come sai resistere ai colpi, e se cadi hai la forza di rialzarti”. Io sono caduto un milione di volte, ma sono qui in piedi. Mio figlio anche più di me in soli 5 anni.

  •  Quali sono le cose principali che hai imparato nel tuo percorso di genitorialità?

Ho imparato che non esistono metodi perfetti e consigli infallibili, così come è impossibile vivere una vita Mulino Bianco. Odio i guru della genitorialità… nessuno può sapere meglio di me come trattare con mio figlio, ma non perchè io abbia tutte le risposte, ma perché sono cresciuto con lui, l’ho visto cambiare, evolvere, talvolta involvere (nel nostro caso specifico). C’è solo una regola da seguire per fare li genitore: ESSERCI. Il “come” lo scopri strada facendo. Per ognuno è diverso e chi dice il contrario è solo un bulletto della genitorialità.

  • Cosa significa “Sono un padre disabile”, come dici nel video “La nostra storia infinita” (che trovate qui)?

“Una volta dopo aver fatto pace con l’idea di non poter far nulla riguardo la condizione di mio figlio, ma di poterla semplicemente affrontare al meglio (ed è un percorso psicologico non da poco) ho cominciato a pensare che mio figlio era così come avrebbe dovuto essere. Era semplicemente lui. Punto e basta. Io come padre avrei dovuto imparare a prendermi cura di lui in maniera differente da quella standard, con una pazienza diversa, con una filosofia diversa… tutte cose nelle quali non ero abile. E quindi ero io in difetto verso di lui. A me mancavano delle cose per essere il papà di cui Tommi aveva bisogno. Un uomo sano, ma un papà disabile a tutti gli effetti.

  • In generale,come viene raccontata la paternità al giorno d’oggi, soprattutto sui social?

La paternità sui social viene raccontata ancora bene, ma presto cambierà. Come sono cambiati i percorsi della mamme che hanno iniziato per prime a raccontarsi diversi anni fa e adesso sono semplicemente micro influencer che devono seguire un calendario settimanale – dettato da collaborazioni commerciali – che lascia poco spazio al vero cuore secondo me. Io faccio delle collaborazioni commerciali, ma i l mio calendario non è ancora dipendente da quelle per fortuna e spero di mantenerlo così. Di papà blogger ce ne sono ancora relativamente pochi, anche se il numero sta crescendo in maniera esponenziale. Io posso vantarmi di essere uno dei primissimi. Non certo il primo, ma sicuramente faccio parte del gruppo “storico” insieme ad una manciata di altri, ma non siamo necessariamente i migliori.”

  • Il vostro sito, e le vostre pagine Facebook e Instagram sono seguitissime, e la parola “Diario” nel titolo fa pensare a una condivisione personale molto profonda di quella che è la vostra quotidianità: qual è per voi il senso di questa condivisione, e da dove è nata l’idea?

Diario di un padre fortunato” è nato come grido d’aiuto, come sfogo e si è evoluto in un meraviglioso percorso di mutuo aiuto. L’idea mi è venuta quando non sapevamo dove sbattere la testa con la situazione di nostro figlio. Ho cercato di radunare persone che ne sapessero più di noi sulla disabilità offrendo dell’intrattenimento spiccio, raccontando la nostra vita in chiave leggera e alla fine la cosa è “sfuggita di mano”.”

  • Avete ricevuto delle critiche sulle condivisioni che fate della vostra quotidianità?

“Quando ti esponi è normale essere poi oggetto di giudizio. Sui social poi c’è questa convinzione che la libertà d’espressione sia da confondere con il sentirsi in diritto di fare verbalmente male al prossimo. Nulla di più sbagliato. Io nel dubbio banno senza pietà. Tolto questo, di critiche mirate, specifiche contro il nostro percorso in generale non ne abbiamo ricevute se non da qualcuno che era partito dal contestare un frase e poi non sapendo più cosa rispondere dopo un piccolo batti e ribatti, si è messo a spararle grosse. Ma sono cose che lasciano il tempo che trovano.”

  • I social come rappresentano le Disabilità? La vostra famiglia sente di avere un ruolo impattante sulla rappresentazione delle disabilità sui social (e non solo)?

“Noi sentiamo di avere un ruolo IMPORTANTISSIMO in rappresentanza della disabilità sui social. Noi come altri che hanno scelto di mettersi in gioco in maniera simile e lo fanno senza pietismi e con il sorriso sulle labbra. La leggerezza è il modo migliore per passare un messaggio, con la pesantezza attiri solo like di compassione come le api sul miele ma ci fai poco. Chi segue il nostro percorso (o altri simili) e non ha a che fare con la disabilità in prima persona, comincia ad imparare qualcosa perché lo fa ridendo ed emozionandosi. Tornano perché si sono fatti una risata e poi restano e imparano la disabilità.”

 

Francesco Cannadoro sarà a Torino, per presentare il libro “#CucitiAlCuore – Diario di un Padre fortunato”, venerdì 6 marzo alle h.17, presso il Centro Relazioni e Famiglie di Via Bruino 4.

Per informazioni sull’evento seguite il blog e la pagina Facebook “Diario di un padre fortunato“.

Giornata Internazionale per la consapevolezza sull’autismo: parlarne sempre, parlarne bene

Il 2 aprile ricorre la Giornata internazionale della consapevolezza sull’autismo.

La giornata è riconosciuta istituzionalmente a livello internazionale, è stata istituita nel 2007 dall’ONU per parlare ufficialmente e coralmente di autismo. In questa giornata, al di là del rimbalzo mediatico sui temi dell’autismo e dintorni, organizzazioni e associazioni che si occupano di autismo si riuniscono attivamente, per aumentare la consapevolezza sulle caratteristiche dello spettro, per lavorare sulla ricerca, la diagnosi, l’accettazione e l’inclusione piena delle persone appartenenti allo spettro autistico.

Chiaramente, aumentare l’attenzione sull’autismo solo intorno al 2 aprile non è auspicabile: la condizione autistica non esiste solo intorno alla giornata ad essa dedicata.
Fare parte dello spettro autistico significa avere un disturbo che colpisce ciascuna persona in modo differente, con segni e caratteristiche comportamentali differenti ed eterogenee, che possono presentare espressività variabile nel tempo, a seconda dello sviluppo e/o dei trattamenti dedicati (anche psico-educativi).

Per anni, anche a livello tecnico e accademico, si credeva che i bambini con questa condizione fossero stati cresciuti in un ambiente familiare alterato e patologico (avete mai sentito parlare della madre frigorifero? Qualche mese fa qualche teorico ha rispolverato questa teoria), per poi invece approfondire il ruolo dello sviluppo del cervello, le alterazioni strutturali, in sostanza la neurodiversità della condizione autistica, che comporta quindi una sindrome comportamentale, con effetti su comunicazione, socializzazione, costruzione dei significati relazionali e sociali.

Istituire una giornata di questo tipo significa destinare e orientare l’attenzione collettiva sull’autismo, fornendo occasioni di approfondimento, di sensibilizzazione, di aumento di una cultura dell’autismo che non può che portare accettazione e inclusione.

Uno degli eventi che si muove in questa direzione, e che a Torino ha ormai una sua storicità e autorevolezza nella comunicazione e rappresentazione degli Autismi, è CinemAutismo, la rassegna cinematografica a tema, che inizia proprio oggi e di cui potete leggere il programma qui.

Per chi non potesse partecipare alle proiezioni di CinemAutismo, lasciamo questa suggestiva poesia di Germana Bruno. E buona consapevolezza a tutt*!

Piccolo principe 
Ѐ piccolo il mio mondo e ci sto soltanto io,
non parlo o ti confondo con strano chiacchierio,
saltelli e gesti strani col corpo e con le mani e fisso su qualcosa lo sguardo mio si posa,
ti chiedi cosa penso, ti sembro senza senso.
Son alte e forti mura Costruite intorno a me,
ti faccio un po’ paura, non sono come te.
Ѐ un altro mondo il mio e tu non riesci a entrare diversa lingua ho io e tu non sai capire.
Se solo vuoi provare, se prendi l’astronave,
potrai da me atterrare e forse anche capire, perché, in ogni viaggio,
un nuovo paesaggio ti apre gli occhi e il cuore,
per renderti migliore.

Alessia Gramai

La prima volta siamo tutti disabili: Sensuability racconta la sessualità

La prima volta siamo tutti disabili. Lo slogan è forte, ma stimola alla riflessione sugli stereotipi sulla sessualità e sulla disabilità, anche – perché no?- producendo una risata. Questa è la filosofia del progetto Sensuability, nato due anni fa dalle riflessioni di Armanda Salvucci e dalla voglia di parlare in prima persona di sessualità, andando oltre la divisione, spesso portatrice di stereotipi, tra sessualità e “sessualità delle persone con disabilità”. Tenerezza, affettività, a-sessualità, pena, pregiudizio: tutto tranne che di sessualità piena si parla quando vi si accosta la disabilità.

Abbiamo intervistato Armanda, la fondatrice del progetto. «Principalmente – ci spiega – il progetto prevede la creazione di un “mockumentary”, ovvero di un film-documentario “illusorio” che mostra una realtà per tutto lo sviluppo della storia, ma che alla fine si rivela non-reale, nonostante porti al convincimento. Una sorta di “presa in giro” per lo spettatore che, con questa forma di prodotto mediatico, si trova costretto a riflettere su quanto ha visto». L’ironia impernia il progetto in toto, ma anche la stimolante e ricca chiacchierata che ci ha concesso Armanda.

«Pensavo e facevo riflessioni sul tema della sessualità da tempo. In Italia se ne parla male: per le persone disabili sembra esserci spazio solo per la tenerezza e soprattutto solo per un’ affettività, quasi esclusivamente asessuata». Per questo Armanda, formatrice ed esperta di comunicazione e fundraising, ha deciso di lavorare in prima persona per una nuova e più realistica rappresentazione della sessualità e della disabilità.

«La sessualità riguarda tutti e tutte, ma ci sono grossi buchi di conoscenze e consapevolezze, e ci sono molte cose di cui non si parla. Non si parla dell’inaccessibilità della sessualità, del fatto che siamo tutti così pieni di stereotipi e di pregiudizi da far credere che la sessualità sia solo quella che ci mostra la pornografia, e che sia permessa solo a quei corpi che rispondono agli standard estetici e “abilisti”».

Al di là delle rappresentazioni che riguardano la sessualità, la disabilità nel suo complesso non viene rappresentata realisticamente: «Se si ha una disabilità non si è speciali, né super-eroi, né vittime, come invece veniamo spesso rappresentati: così facendo si sublima la disabilità. E sublimarla, a mio avviso, serve solo a “detonarla”: per quanto riguarda la sessualità, ad esempio, è più facile vedere le persone con disabilità come meritevoli di tenerezza e basta. Infatti si ha meno paura di una persona con disabilità se vista come “a-sessuale” e “a-sessuata”, perché se io “normodotato” penso che tu abbia voglie, bisogni e attrazioni sessuali…diventi difficile da gestire! E magari diventa possibile che io possa provare attrazione per te. E questo può spaventare».

Secondo Armanda, allargando il pensiero e considerando la sessualità di una donna o di un uomo con disabilità diversamente da come si fa attualmente, si inizia a contemplare l’idea che questa persona possa entrare anche in competizione, non solo sul piano relazionale e sessuale: «E se questa persona con disabilità è stronzo/a? Competitivo/a? Come lo/la gestisco?».

Relazioni, amore, sessualità: tutto è collegato. E anche in questo le barriere, seppur non sempre solo architettoniche, esistono e persistono: sono quelle che, secondo Armanda, non rendono accessibili alcune basilari aree dell’esistenza: «La società impone barriere dappertutto, e tra queste c’è l’impossibilità ad accedere alle dinamiche della sensualità e della relazionalità: a prescindere dalla disabilità, tutti dobbiamo avere le stesse opportunità nelle relazioni, poterci mettere in gioco, ricevere dei sì, dei no, dei rifiuti anche! E questo non significa che io ho il diritto di essere amata per forza, ho solo diritto alle stesse opportunità di accedere alle dinamiche relazionali che voglio».

L’obiettivo del progetto, spiega Armanda, è di parlare di sessualità. Il progetto infatti prevede anche un concorso per disegnatori e fumettisti, di cui potete leggere qui: “Sarebbe bello rappresentare un’altra disabilità, in tutti i linguaggi mediatici e figurativi possibili”. Il concorso si conclude il 12 gennaio, il 14 febbraio ci sarà la mostra a Roma dove saranno esposte le opere, con finalità esclusivamente di sensibilizzazione e per “muovere le acque”, dice Armanda: «Per proporre altre rappresentazioni, perché è fondamentale abbattere pregiudizi, stereotipi, paure collegate». Il concorso vede, in giuria, importanti artisti del mondo della settima arte: il Presidente è infatti Milo Manara, ma ci sono anche Fabio Magnasciutti, Frida Castelli, Stefania Infante; e sono arrivate anche tavole donate da Pietro Vanessi, Mauro Biani, Stefano Tartarotti, Cecilia Roda, Frad e Luca Modesti.

Il mockumentary inizierà ad essere girato la prossima primavera; Armanda ha scelto collaboratori di livello: Giovanni Lupi e Rollo Martins alla regia e Davide Mancori direttore della fotografia.

« Parleremo di disabilità, di sessualità e disabilità, di relazioni affettive e sessuali della disabilità fino a che non servirà più»: per Armanda l’inclusione completa arriverà quando queste distinzioni e i progetti come Sensuability non serviranno più. E questo succederà quando la sessualità e la sensualità saranno pienamente e realmente accessibili. Per arrivarci, dobbiamo tutti e tutte riflettere su come spesso, irrigidendoci su stereotipi e su pregiudizi, disabilitiamo la nostra sessualità, che è viva, vitale e valida, a prescindere dai corpi grazie a cui la mettiamo in pratica.

Volonwrite si augura di incontrare presto Armanda e lo staff di Sensuability, e intanto vi invita a seguire la pagina Facebook del progetto e sostenerlo.

 

Alessia Gramai

Un nuovo progetto di Social Housing nel cuore di Torino

Mercoledì 21 novembre è stata inaugurata una nuova sede di co-housing a Torino.

Molti sono i progetti a Torino che si occupano di unire storie e bisogni sotto lo stesso tetto. E molti si ritrovano al 26 di via Garibaldi, come Enjoy the difference e Casa Dora, a portare la loro esperienza nella nascita di una nuova realtà.

In un appartamento splendidamente arredato si ospiterà questa nuova occasione di coabitazione solidale sostenuta e co-costruita dalla collaborazione del soggetto attivo Altrimodi, il Comune di Torino, la Pastorale Migranti, Compagnia di San Paolo e associazioni del Terzo Settore, come CPD (Consulta per le Persone in Difficoltà) e Uisp.

Il tutto accompagnato da uno splendido buffet che parla di culture diverse e una libreria ricca di interessi.

Silvia Negarville, fondatrice di Altrimodi, ci introduce al progetto: “Questa casa sarà un crogiuolo di ricchezza e condivisione: sono le storie di vita di ragazze (per ora è un progetto tutto al femminile) con percorsi e obiettivi diversi, che si incontrano in un momento di difficoltà o di transizione e che arricchiranno le ospiti della casa, ma speriamo anche il condominio, il quartiere.”

“Una linea comune, che ha visto decidere di sviluppare l’area dell’abitare secondo nuovi modelli e sperimentazioni, partendo proprio dalle diversità e necessità dei giovani coinvolti” interviene Monica Lo Cascio, direttore della Direzione Servizi Sociali. “Ovviamente, si presenta come una sfida: per il Comune, che deve studiare modi sempre migliori per sostenere iniziative del genere di cui i cittadini hanno bisogno; ma anche per la cultura e l’inclusione, in un periodo politico che va in tutt’altra direzione.”

Inclusione di numerose “diversità”: da persone provenienti da altri Paesi, a persone con disabilità o con svantaggio sociale, la diversità è dettata dalle esperienze, dalle emozioni, dai vissuti intensi e ricchissimi che ognuno mette in gioco nello scambio.

Al via dunque una nuova proposta di promozione culturale, in un percorso di ricerca e costruzione di un’autonomia, abitativa, economica e sociale.

Un’esperienza trasformativa di cittadinanza attiva, in una condivisione di beni e servizi con persone diverse tra loro, con diversità di vario tipo e dunque ricchezze altrettanto variegate.

 

A cura di Marianna dell’ Abadia

In via San Marino il seminario “La Vita Indipendente: storia, prassi, orizzonti futuri”

Il 16 novembre 2018 dalle 9,30 alle 13,30 presso il Servizio Passepartout del Comune di Torino, in via San Marino 10 si svolgerà il seminario “La Vita Indipendente: storia, prassi, orizzonti futuri”, promosso dal movimento Liberi di Fare – Torino. Nel corso della mattinata interverranno le principali figure istituzionali e i promotori di movimenti e coordinamenti del territorio.

Leggi tutto “In via San Marino il seminario “La Vita Indipendente: storia, prassi, orizzonti futuri””

Im)permeabili, dal 27 ottobre al 28 novembre la nuova mostra per la Rassegna Singolare- Plurale al PARI

La nuova mostra della Rassegna Singolare-Plurale Im)permabili si articola in tre diverde location di Torino, che hanno in comune la forza dell’arte e della sua capacità comunicativa, per superare i pregiudizi e unire artisti mainstream e artisti irregolari.

Leggi tutto “Im)permeabili, dal 27 ottobre al 28 novembre la nuova mostra per la Rassegna Singolare- Plurale al PARI”

Rowing for Tokyo 2010: a Torino due giorni di competizione e condivisione

Sabato 13 e domenica 14 ottobre si è tenuta la 13° edizione della Rowing for Tokyo – Paralympic Games 2020, regata per atleti con disabilità organizzata dalla Società Canottieri Armida di Torino. Due giornate di gare e agonismo, chiuse con la soddisfazione per i padroni di casa di vincere l’ambito trofeo.

Leggi tutto “Rowing for Tokyo 2010: a Torino due giorni di competizione e condivisione”