Visto da vicino nessuno è normale

Serata dedicata al benessere ed alla salute mentale quella di martedì 21 luglio ai Giardini Reali: in una manifestazione dedicata allo star bene non poteva mancare una riflessione sul significato di normalità e follia.

Quanto è sottile il confine? La dott.ssa Claudia Alonzi e la dott.ssa Chiara Rossi, entrambe del Dipartimento Prevenzione dell’ASLTO1 di Torino, hanno spiegato ai microfoni di Volonwrite alcune delle ragioni che possono portare ad uno stato di instabilità mentale: non esiste un netto confine tra sano e malato, ognuno è matto alla sua maniera. Ognuno di noi, infatti, porta dentro di sè angosce e debolezze che in circostanze particolarmente nefaste della nostra vita possono portarci a star peggio, ad essere più vulnerabili e meno lucidi.

La malattia mentale è anche una risorsa, il segnale che qualcosa non funziona e che crea così consapevolezza e rende reali i fantasmi che abitano ognuno di noi.

Le ricerche mettono in luce che le disuguaglianze sociali (come la povertà) e la mancanza di sicurezza sociale possono generare traumi che possono rendere la vita difficile: ecco perchè è importante occuparsi delle politiche sociali per garantire la salute mentale ai cittadini.

Tra i momenti di maggior fragilità vi è la gravidanza: una fase di transizione, che può anche essere una giusta occasione per una profonda riflessione su di sè. E’ importante creare un buon legame di attaccamento con i genitori.

Cosa si può fare per prevenire la Salute Mentale?
Gli studi hanno dimostrato che c’è un momento specifico in cui è possibile agire, ed esso coincide con i primi giorni della nascita del bimbo. A questo scopo è nato un Progetto, promosso dal Ministero della Salute nel 2000 su tutto il territorio nazionale e che prende il nome di Genitori Più: 8 semplici “buone pratiche” per garantire una salute mentale ai genitori e al neonato. Tra queste azioni troviamo la somministrazione di acido folico nel periodo preconcezionale, la non esposizione del bambino al tabacco, il non bere alcool, la vaccinazione, la lettura ad alta voce per stimolare nei neonati la fantasia e lo sviluppo cognitivo.

Si vorrebbe poter offrire alle neo-mamme un pacchetto di cinque visite domiciliari da parte di persone esperte, che possano guidare la famiglia verso una sana relazione.

La Salute Mentale passa attraverso il corpo e viceversa: come disse Basaglia, visto da vicino nessuno è normale…

Calcio Balilla: palla al centro….delle relazioni

La Cooperativa Sociale Animazione Valdocco è un colosso nel mondo del sociale: impiega circa 1.400 lavoratori che operano in diversi servizi per offrire aiuto al maggior numero di persone possibile.

Da 4 anni la Cooperativa si occupa di Calcio Balilla: il 20 luglio, presso i Giardini Reali, Beppe Quaglia ha raccontato come è nata l’idea di questa iniziativa.
Il merito è di un educatore del Servizio di Salute Mentale della Valle d’Aosta, arbitro professionista della Federazione del Calcio Balilla: lui ha proposto questa
attività anche agli altri Servizi della Salute Mentale del Piemonte e in poco tempo il Calcio Balilla è diventato simbolo di unione e della stessa Cooperativa.

Perchè?

Perchè il calcetto diventa uno strumento di relazione, dove più che di un vero e proprio allenamento si necessita di un affiatamento con il proprio compagno
di squadra e di tanta, tanta pratica.

Se pensate al Calcio Balilla come un semplice hobby sbagliate: vi è un mondo all’interno della sinergia che si instaura tra chi gioca. E’ un lavoro di squadra
ove contano i riflessi, la forza nel tiro ma soprattutto la relazione con gli altri: si gioisce se si fa goal, ci si deprime se si subisce un punto. Si crea una sorta di bolla all’interno della quale è focalizzata l’attenzione e il pathos dei quattro giocatori; anche il corpo ha un ruolo fondamentale perchè giocando
vi è il contatto fisico con il proprio compagno, ed i gesti creano un linguaggio non corporeo ma di indubbio significato.

Il progetto comprende la proposta di laboratori per spiegare le regole ufficiali del Calcio Balilla (nonostante vi siano delle variabili da zona in zona) e vi  sono dei veri e propri Campionati Italiani che la Federazione organizza e dove possono partecipare anche i ragazzi che provengono dai Servizi.
In particolare il 2014 ha rapprestato il Primo Campionato Nazionale per la psichiatria, dal nome “Matti per Il Calcio Balilla”.

Per concludere citando una frase di Beppe sul palco: “Il Calcio Balilla è l’arte dell’imprevisto!”.

Un calcio alla disabilità

Le Pillole di Salute di lunedì 20 luglio hanno posto l’attenzione sulla pratica del calcio balilla e del calcio tradizionale.

I microfoni di Volonwrite hanno intervistato Gianfranco Bono e Roberto Scaringella del responsabili del laboratorio InGenio Calcio, un progetto del Comune di Torino che da circa 10 anni è aperto a tutte le persone disabili che desiderano partecipare.

Nasce come una scommessa tra educatori che da anni operano nel campo della disabilità intellettiva e psichiatrica e oggi coinvolge volontari e persone che hanno voglia di mettersi a disposizione per proporre un laboratorio differente puntando sul gioco del calcio e che oggi conta 150 ragazzi impegnati in un campionato interno.

Il campionato consiste in una selezione di giovani adulti impegnati in un programma di allenamenti settimanali, partite amichevoli e anche competizioni di calcio a 5 e 11.

In questo contesto, il calcio diventa non solo la mera pratica di uno sport, ma uno strumento educativo, di socializzazione e divertimento.

Sponsor ufficiale della squadra di calcio è Ingenio – Bottega d’Arti e Antichi mestieri.