Il dono di un giorno di ferie per salvare una vita

Quanto sono importanti le ferie per un lavoratore? Ma la vita di una bambina vale molto di più.

Naëlle Dupré è la piccola di cinque anni a cui un anno fa è stato diagnosticato un tumore al rene di 13 centimetri. Il suo papà è Jonathan Duprè di 31 anni aveva esaurito i suoi giorni di ferie a disposizione per assistere la figlia. Un dramma che metteva a rischio il suo posto di lavoro…fino a quando, grazie alla solidarietà dei colleghi, l’uomo ha ricevuto in dono ben 350 giorni di ferie retribuite che gli hanno permesso di assentarsi dal lavoro e di seguire la sua bambina durante tuta la chemioterapia.

Un gesto di un’umanità che ha commosso il mondo e che è stato reso possibile grazie alla legge francese Mathys, pensata in onore del bambino malato che per primo, attraverso la sua storia, ha trasformato la solidarietà in legge.

Il decreto, approvato a Parigi dall’Assemblea nazionale il 25 gennaio 2012, prevede che un salariato possa «rinunciare anonimamente e senza contropartita a tutti o a una parte dei giorni di riposo arretrati» in favore di un collega il cui figlio, di età inferiore ai 20 anni, sia colpito da «una malattia, un handicap o sia vittima di un incidente di particolare gravità».

La storia della nobile azione collettiva arriva da Neufchâtel-en-Bray, a nord di Rouen, Alta Normandia.

Claudia Cespites per Mezzopieno News

Tutta l’isola per salvare un bambino

piselliVulcano è una delle più belle isole del nostro mare ma anche una piccola comunità protagonista di una scelta di impegno esemplare, unita e solidale per proteggere uno solo dei suoi membri.

Molti turisti e visitatori dell’Isola, si interrogano di fronte ad un cartello ben visibile e perentorio. Un divieto che in realtà è un gesto d’amore di tutta la comunità. L’ordinanza Comunale n° 26 del 23 maggio 2013 emessa dal Sindaco dell’Isola di Lipari fa riferimento ad un divieto di coltivazione di fave e piselli valido su tutta l’Isola di Vulcano.

“Mio figlio Mattia di quattro anni è affetto da favismo, noi abitiamo a Vulcano da sempre, ma da quando è nato Mattia qualcosa è cambiato”. L’isola, che vive principalmente del commercio delle proprie coltivazioni, si è infatti dovuta adattare all’esigenza di un singolo abitante per preservarne la vita. Antonio Tripi spiega che ad oggi non esiste cura per la patologia di suo figlio Mattia, se non la prevenzione. Il decreto comunale, approvato dalla comunità a tutela della salute e della vita di Mattia, è rispettato in quasi tutta l’Isola, questo perché anche la sola inalazione dei pollini di queste piante, potrebbe mettere a rischio la vita del piccolo.

L’isola di Vulcano fa parte dell’arcipelago delle Isole Eolie, Patrimonio dell’Umanità, ed è abitata da circa 800 persone. Luoghi come questi spesso lamentano la carenza di servizi e la difficoltà a raggiungere un ospedale. Oggi Mattia può vivere sull’isola a cui è legato da generazioni, grazie ai cittadini di Vulcano che oltre a dare esempio di senso civico, hanno dimostrato assieme all’intero Comune e alle Istituzioni locali, una sensibilità rara, spirito di sacrificio è una grande umanità.

Manuela J. Pavia per Mezzopieno News

Un tatuaggio per rinascere dopo la paura

tatooI tatuaggi possono piacere oppure no, ma quelli realizzati da Flavia Carvalho non sono semplici disegni sulla pelle: sono doni, opere d’arte contemporanea realizzate gratuitamente per coprire le cicatrici delle donne che hanno subito violenze o operazioni per il cancro al seno.

Lei è una tatuatrice brasiliana ed il suo progetto si chiama “A Pele da Flor” (sotto la pelle). L’idea le venne nel 2013, quando una cliente di 31 anni si recò nel suo studio per un tatuaggio che potesse coprire una lunga cicatrice sull’addome: un ragazzo l’aveva accoltellata in discoteca perché aveva rifiutato le sue avances. Quando la vittima dell’aggressione vide il lavoro finito fu profondamente commossa. Quel tatuaggio infatti rappresentò il simbolo della sua rinascita, di una nuova vita che archiviava il passato.

Da quel momento Flavia ha iniziato ad utilizzare la sua competenza per nascondere mastectomie e le cicatrici di donne che avevano subito abusi domestici: ogni tatuaggio accresce la forza e l’autostima di queste persone. E lo fa completamente gratis. “L’unico costo che le donne devono pagare è scegliere un soggetto per i loro tatuaggi” afferma.

Citando Flavia stessa: “Si tratta di un granello di sabbia; il mondo è pieno di cose che devono essere affrontate. Abbiamo una lunga strada da percorrere per quanto riguarda la protezione delle donne dalla violenza“.

Claudia Cespites per Mezzopieno News

I supereroi Islam si alleano con Superman per la pace

In momenti di grande difficoltà anche i fumetti diventano portavoce del desiderio di pace e di cambiamento. Se nella cultura occidentale la speranza di un futuro migliore si impersonifica in supereroi come Batman, Spiderman e Iron Man, nel mondo arabo le nuove generazioni si ispirano ai nuovi Qahera, Malaak e Jinnrise, icone di giustizia e di coraggio, simboli della cultura popolare di pace e paladini di un mondo nuovo.

Qahera si batte contro i molestatori delle donne che infestano l’Egitto, un paese con un elevato tasso di abusi sessuali. Questa eroina in rosa difende la popolazione femminile, dà loro nuova dignità e punisce i pervertiti.

Malaak è l’Angelo della Pace, nuovamente donna, che lotta contro gli spiriti del male della cosmologia islamica. Si tratta di una evocazione della realtà in Libano, dove si combatte una lunga guerra che dura dagli anni settanta.

La più iconica è la delicata ma potentissima Jinnrise, che  protegge il pianeta dagli alieni che vogliono distruggerlo ed ha i poteri straordinari che il Corano assegna a Maometto.

La scelta di rappresentare eroine donne che fronteggiano il male è significativa e nasce da una nuova generazione di giovani fumettisti arabi che stanno creando una nuova sensibilità di genere, diversa dagli storici stereotipi maschili che sembrano sempre più perdere il loro monopolio di difensori del bene.

Saranno dei supereroi di carta ed inchiostro a portare la pace in tante tormentate regioni? Sicuramente un piccolo importante passo che vede le nuove generazioni mediorientali desiderose di un profondo cambiamento.

Claudia Cespites per Mezzopieno News

La riconversione verde di Torino

Capitale dell’automobile e cuore industriale del nostro paese in passato, è diventata negli ultimi anni centro di avanguardia e di sviluppo delle nuove innovazioni ambientali in Italia.

Sono tre le principali infrastrutture nate negli ultimi anni a Torino ad aver determinato l’innovativa impronta ecologica della capitale piemontese.

L’aeroporto di Caselle Sandro Pertini, in seguito al suo coraggioso programma di rinnovamento, è oggi tra i più ecologici al mondo, avendo ottenuto per primo la severissima certificazione ISO 50001.

Lo scalo è riuscito prima di tutti gli altri ad ottimizzare il sistema di impiego dell’energia rispettando la tutela dell’ambiente e massimizzando la capacità di ridurre le emissioni inquinanti. A Caselle sono stati installati inverter sui ventilatori delle unità di trattamento aria, ottimizzati i sistemi di accensione dei gruppi refrigeratori e fatto uso di materiali decongelanti ecologici, fino all’installazione di LED speciali per l’illuminazione.

La nuova stazione di Torino Porta Susa è stata riconosciuta dal premio Eurosolar come eccellenza nella categoria architettura e urbanistica solare.

La grande copertura del corpo stazione è stata realizzata per due terzi con pannelli fotovoltaici semitrasparenti per un totale di 10.000 mq, una superficie capace di soddisfare quasi tutto il suo fabbisogno energetico senza togliere luce agli spazi sottostanti.

Ultimo in ordine di realizzazione il grattacielo Intesa SanPaolo. La struttura di 116 metri, frutto dell’ingegno dello studio di Renzo Piano e di 6 anni di lavoro, risulta essere tra gli edifici più eco sostenibili al mondo. La sua facciata a doppia pelle muta continuamente di aspetto a seconda delle condizioni climatiche, e una superficie di 1.500 m2 di pannelli fotovoltaici è in grado di produrre tutta l’energia necessaria all’edificio, garantendo anche un’ottima coibentazione e la sua autonomia energica. L’utilizzo per l’80% di LED modernissimi permette all’edificio di non produrre inquinamento. La serra bioclimatica aperta al pubblico in cima all’edificio, con alberi ad alto fusto, poi, è un vero e proprio giardino d’estate rigoglioso tutto l’anno.

Fonte: Tuv; Solaris

Redazione Volonwrite per Mezzopieno (Simone Piani)

Le bici abbattono le barriere

Torino è la prima città in Italia a sperimentare un servizio di sharing di handbike (la bicicletta “a braccia” adatta a persone con disabilità o ridotta capacità motoria), con un iniziativa all’avanguardia per migliorare il livello di accessibilità del proprio territorio cittadino.

 “TO-Handbike” verrà inserito all’interno del circuito To-Bike grazie alla partnership con il gruppo Comunicare che gestisce il servizio di bike-sharing nella città. La fase di sperimentazione, che durerà sei mesi, servirà agli addetti ai lavori per capire come strutturare il servizio: durante questo periodo sarà possibile prenotare una prova gratuita dal sito dell’iniziativa. I prototipi da provare sono due: oltre alla più comune handbike infatti è stato progettato un uniciclo composto da una struttura metallica da applicare direttamente alla propria carrozzina personale. L’effettiva entrata in funzione del servizio è prevista per la primavera del 2016.

 “Il mio sogno è sempre stato quello di avere una città accessibile a tutti: questo progetto consentirà a molte persone di uscire con gli amici ciclisti. Le handbike, oltre ad essere utilizzabili da tutti, sono anche esteticamente belle e possono contribuire a distruggere l’associazione disabilità-sfortuna” è stata la dichiarazione di Angelo Catanzaro, principale promotore di questa iniziativa.

 “Il Comune di Torino ha deciso di appoggiare la caparbietà di Angelo fin da subito: To-Bike è uno dei servizi più amati della città, conta ormai 20.000 abbonati ed entro fine anno ha l’obiettivo di coprire l’80% del territorio” ha dichiarato, l’assessore Enzo Lavolta.

Marco Berton per Mezzopieno News

MEZZOPIENO NEWS – LE NOTIZIE POSITIVE CHE CAMBIANO Il MONDO

 MEZZOPIENO NEWS – LE NOTIZIE POSITIVE CHE CAMBIANO Il MONDO

La comunità condivide l’approccio positivo e costruttivo come alternativa creativa

11 giugno 2015 ore 21 – Circolo dei Lettori, Torino

La società che crede nell’uomo e nel mondo, nella sua capacità di cambiare e di adattarsi, di costruire e di fare scelte di valore. Il movimento Mezzopieno presenta la nuova uscita di Mezzopieno News nella sua forma cartacea. Dall’iniziativa editoriale sul web alla carta stampata, per raggiungere ospedali, comunità, carceri, scuole, parrocchie ed associazioni. Intervengono: – Fabio Geda – scrittore e saggista – Patrizia Spagnolo – giornalista – Luca Streri – economista e missionario.

Sono presenti le associazioni promotrici dell’iniziativa: Semi Onlus, Fondazione Arbor, Gruppo di ricerca Valori Etica ed Economia, Fondazione Voluntas e Volonwrite. www.mezzopieno.org

www.facebook.com/mezzopienonews

www.mezzopieno-news.tumblr.com

Ufficio stampa: redazione@mezzopieno.org

Ogni pasto un amico – Il social cooking

Si chiama Social Cooking ed è un modo di condividere il pasto e la sua preparazione che riunisce le persone nei quartieri e nelle città e che ravviva abitudini che vengono dal passato.

In una società che ha sempre più bisogno di rapporti concreti e tangibili, la tavola è ancora il luogo in cui ci si ritrova e si fa conoscenza, si condivide e si cresce, oltre ad essere sede del benessere ed uno dei piaceri della vita.

Proprio sull’idea di comunità, di aggregazione, scambio e di integrazione si fonda l’idea del “Fornello Popolare”, un progetto che fa del social cooking il suo cuore nella città di Torino, da sempre sede di innovazione e di sperimentazione sociale.

Per capire di cosa si tratta si deve risalire al 1885, anno in cui a Torino l’Istituto Faà di Bruno, oggi scuola dell’infanzia, aprì nella zona San Donato un forno economico, che consentiva alle famiglie di cuocere il pane a poco prezzo.” Già all’epoca l’iniziativa aveva l’obiettivo di combattere la povertà del quartiere e di costituire un punto di aggregazione sociale soprattutto per le comunità operaie che lavoravano vicino al fiume Dora.

Il Fornello è stato riaperto all’interno del Centro di Cultura Contemporanea di Torino, nei locali di un ex birrificio e si propone di ricostruire il punto di aggregazione del passato e di abbattere i costi del pasto condividendoli.

“Tutti noi vogliamo mangiare bene e spendere poco. La gente di città poi soffre paradossalmente di solitudine” spiega il fondatore Alessandro Novazio.

Nel concreto il Fornello si compone di una cucina comune arredata ed attrezzata. La gente può portare il cibo da casa per scaldarlo, pagando solo il coperto di 2 euro ed una tessera annuale di 10, oppure condividere con altri una cena a prezzi popolari.

Lo spirito è quello di una famiglia pronta a condividere ciò che appartiene ai suoi membri e a mettere sul piatto qualcosa di gustoso per tutti. Cucinare insieme e condividere il pasto non ha solo valore in se, ma in quanto espressione di una socialità forte e sincera, a simbolo di un rinnovato desiderio di scambio: come afferma il motto del Fornello “ristoro per la mente e per il corpo”.

Simone Piani per Mezzopieno News

Il cambiamento che parte dalla strada

Si chiama “social street” ed è il nuovo modo di condividere che parte dalla strada.

In Italia è nato dall’esperienza del gruppo “Residenti in Via Fondazza” di Bologna nel settembre 2013. L’obiettivo del “gruppo di strada” è quello di socializzare con i vicini della propria strada di residenza al fine di instaurare un legame costruttivo, condividere necessità, scambiarsi professionalità, conoscenze, portare avanti progetti collettivi di interesse comune e trarre quindi tutti i benefici derivanti da una maggiore interazione sociale. Per raggiungere questo obiettivo a costi zero Social Street utilizza la più semplice delle funzioni offerte dai social network, la creazione dei gruppi chiusi di Facebook.

L’utilizzo di un territorio specifico come elemento aggregante produce in questi gruppi la destrutturazione delle categorie e delle divisioni in cui le persone si riconoscono (classi sociali, età, ideologie politiche, provenienza, interessi) favorendo un atteggiamento propositivo e democratico.

Un’altra iniziativa che viene dalla strada, nata a Torino, si chiama “Fa bene”. Ideata dalle associazioni no profit Plug Creativity e Liberitutti con Caritas Torino, organizza un piano strutturato di ridistribuzione delle eccedenze alimentari di tre grandi mercati della città e delle donazioni in cibo fatte dagli acquirenti, per farle giungere sulle tavole delle famiglie in difficoltà del quartiere.

Questa iniziativa vuole essere una vera sfida alla indigenza e all’assistenzialismo. Gli scarti e gli avanzi alimentari sono distribuiti alle famiglie in difficoltà e poi vengono cucinati insieme allla comunità locale, mettendo così in moto un processo virtuoso nella quale le persone possono incontrarsi, condividere e mettere in comune le loro competenze e capacità a favore degli altri. Ognuno dei beneficiari poi mette in atto delle forme di restituzione che consistono in piccoli lavori di diverso genere che anche persone con basso livello di istruzione possono svolgere e che vanno a beneficio del quartiere, dell’amministrazione e delle associazioni del territorio.

Marco Sicbaldi per Mezzopieno News

Le mense sostenibili di Torino

Il Comune di Torino è la prima grande città italiana ad aver introdotto nel servizio di ristorazione delle scuole la pratica del Green Public Procurement (Acquisti verdi della Pubblica amministrazione), inserendo criteri di qualificazione ambientale nelle procedure di acquisto pubblico a servizio del cittadino e a tutela della salute. L’innovazione, che si colloca nell’ambito di un progetto europeo, è monitorata nei suoi effetti ambientali dall’Università di Torino e prevede la filiera corta e l’abolizione delle stoviglie di plastica.
Grazie ai risultati prodotti dall’introduzione di questa pratica, il Comune ha vinto il bando europeo sul “public procurement sostenibile”. La scelta dell’uso di stoviglie lavabili, l’uso di acqua di rete e i prodotti a filiera corta hanno determinato la riduzione di un terzo della CO2 prodotta dalla ristorazione scolastica torinese, corrispondente alle emissioni di 6.274 viaggi dal nord al centro Italia in utilitaria.
La scelta adottata dalla Città di Torino si è rilevata dunque più vantaggiosa rispetto ad altre quali l’utilizzo di stoviglie usa e getta. Allo stesso modo, far bere ai bambini l’acqua della rete comunale ha portato a un risparmio in termini di CO2 pari a più del 98%.
La produzione integrata, biologica di ortofrutta oltre a salvaguardare la salute produce una riduzione media di emissioni che oscilla tra il 23 e il 29% nel caso della frutta e tra il 36 e il 38% per gli ortaggi; si utilizzano infatti tutti i metodi agronomici per ridurre al minimo l’uso delle sostanze chimiche di sintesi (prodotti fitosanitari e fertilizzanti), ma anche dell’acqua e dell’energia. Inoltre, l’introduzione del requisito della “filiera corta” ha ridotto del 33% il carbon footprint per il trasporto. Ancora, si registra una riduzione del 12% delle distanze percorse e un minor impatto sul traffico delle ore mattutine. Da non sottovalutare la sostituzione dei mezzi a gasolio con quelli a metano, che ha portato a una riduzione di inquinanti come le polveri sottili.

 

Manuela Pavia per Mezzopieno News