I disabili hanno più carie degli altri. Perché?

Lo dice una ricerca francese, ma il titolo è veramente da stupidario! Purtroppo si ha sempre questo luogo comune che i disabili siano “strani” ma come ben sappiamo non è così…

Le cifre sono allarmanti. In Francia il 90% delle persone disabili ha problemi gengivali. E il rischio carie nei bambini con handicap è 4 volte superiore alla media. La principale ragione non è fisica. Molto dipende invece dal fatto che, come spiega perfettamente Benoît Perrin, segretario generale del UFSBD: ”quando una persona ha una disabilità, le cure dentistiche vengono quasi dimenticate“. Un problema che i professionisti odontoiatrici hanno deciso di affrontare con grande energia. Dopo, infatti, aver firmato la Carta Romain Jacob a supporto dell’accesso alle cure per questa speciale categoria di pazienti, hanno deciso di fare di più. E, concretamente, hanno contattato le università affinché i futuri dentisti vengano coinvolti fin dalla loro formazione iniziale. In progetto, inoltre, la creazione di corsi di formazione continua per i professionisti.

Fonte: WEST | di Beatrice Credi

Superdotato e infelice: “Senza donne e lavoro, datemi l’invalidità”

Esquivel Roberto Cabrera, detto “El Centauro”, ha difficoltà a trovare lavoro e una moglie a causa di misure “troppo importanti”

Non trova lavoro, moglie, amici. Per questo Roberto Esquivel Cabrera, conosciuto come “Il Centauro”, originario di Santillo, Messico, ha deciso di raccontare la sua storia e la sua frustrazione. “Le donne non mi vogliono, hanno paura delle dimensioni del mio pene. Mi sento molto solo e in più non posso neanche lavorare”. L’uomo, 52 anni, ha addirittura chiesto l’invalidità per le sue misure eccezionali, oltre 48 cm, che gli precludono una vita normale, lavoro compreso.

“El Centauro”, che al momento vive di espedienti, si è anche rivolto a degli specialisti per trovare una soluzione: “Sono andato dai medici in ospedale a Coahuila – ha raccontato -. Mi hanno suggerito un’operazione di riduzione, ma dove trovo i soldi?”. Roberto Cabrera intanto ha fatto di necessità virtù:  il messicano ha deciso di sfruttare le sue misure per entrare nel Guinness dei Primati (il “record” certificato è di 34 cm). E poi attende che gli venga riconosciuta l’invalidità.

Fonte: tgcom24.mediaset.it

E’ allergica al wi-fi, tribunale francese le riconosce l’assegno d’invalidità

E’ allergica al wi-fi, una malattia per cui non esistono evidenze scientifiche. Ma un tribunale francese l’ha riconosciuta come un’invalidità e ha accordato alla donna un assegno mensile di circa 800 euro. Si conclude con una vittoria – che farà giurisprudenza – la storia di Marine Richard, 39enne francese, che sostiene di soffrire di ‘sensibilità elettromagnetica’: cellulari, wi-fi e anche il televisore la fanno stare male, causando tra l’altro nausea e mal di testa costanti.

Marine è stata costretta a trasferirsi in una cascina isolata nella Francia sud-occidentale, per evitare le onde emesse da questi apparecchi. A raccontare la sua storia al Times, poi ripresa da numeri quotidiani e siti stranieri, è il suo avvocato, soddisfatta per la decisione del tribunale.

Secondo l’Organizzazione mondiale della sanità, la sensibilità elettromagnetica è “caratterizzata da un range di sintomi aspecifici, senza apparenti basi tossicologiche o fisiologiche e senza verifiche indipendenti”. Molte cause sono state avviate negli ultimi tempi in Francia da parte persone che si dicono malati di sensibilità elettromagnetica. I giudici non hanno mai accordato sussidi di invalidità, non riconoscendo il disturbo. Fino alla vittoria di Marine. “La sentenza è una pietra miliare – ha commentato il legale – che permetterà a migliaia di persone con lo stesso problema di far valere i propri diritti”.

Fonte: http://www.adnkronos.com/

Il passo più lungo della gamba

Da un articolo di torinotoday.it… noi di Volonwrite vi chiediamo di leggere la frase che abbiamo evidenziato in grassetto e………….. ridere con noi per lo strafalcione! Un po’ difficile fare passi in carrozzina, no?!

Non sempre gli ascensori si fermano per colpa della mancanza di manutenzione. A volte, infatti, sono sufficienti gli atti vandalici per mettere in ginocchio decine e decine di famiglie. Chiedere per informazioni agli inquilini di via Bioglio, residenti del quartiere Barriera di Milano costretti agli “arresti domiciliari” per colpa dei bulli e dei disperati che hanno trasformato la loro autorimessa in un covo di delinquenti.

Una mannaia sul collo per i disabili. Per un portatore di handicap, in questa situazione, uscire di casa rappresenta un passo più lungo della gamba.

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Pinerolo: spacciava hashish sulla sedia a rotelle, denunciato

Un italiano di 40 anni, affetto da distrofia muscolare, spacciava hashish sulla sua sedia a rotelle. L’uomo è stato scoperto e denunciato dai carabinieri a Pinerolo.

Lui si è giustificato dicendo di essere in possesso della droga per alleviare le sofferenze della malattia ma i militari dell’Arma hanno trovato in casa tutto il necessario per confezionare le dosi da vendere. A quel punto è scattata la denuncia.

Fonte:http: www.torinoggi.it

Regala il panino a un uomo invalido: multato perchè non emette lo scontrino

Un salumiere del centro storico regala un panino ad un invalido in difficoltà economiche, ma viene multato perché non ha emesso lo scontrino fiscale. È accaduto a Marigliano dove un gesto di beneficenza di un giovane commerciante – che quasi ogni giorno offre un panino a Gigi, disabile con deficit cognitivi – viene perseguito per legge. Tre finanzieri, infatti, per niente intenzionati a sentire la versione dell’esercente hanno preso carta e penna e hanno elevato il verbale. L’episodio è avvenuto, alle 10 nei pressi della chiesa Santa Maria delle Grazie, nel cuore del centro storico, E’ qui, infatti, che è ubicata la salumeria. I finanzieri hanno fermato Gigi proprio fuori al punto vendita chiedendogli lo scontrino. Il povero disabile ha ripetuto più di una volta che il panino gli era stato regalato. Niente da fare però. Gigi provato dalla situazione è scoppiato in lacrime mentre invano provava a spiegare che questa forma di aiuto gli viene offerta anche dai negozianti vicini che conoscono le sue condizioni di precarietà. Una situazione veramente imbarazzante alla quale hanno assistito anche gli altri esercenti che sono rimasti letteralmente senza parole. Ora il salumiere in base a quello che deciderà l’agenzia delle entrate dovrà pagare una multa che va da un minimo di 150 euro ad un massimo di 2500 euro. «E’ vergognoso quello che succede. Ci costringono a non aiutare più gli indigenti» gridano i commercianti.

Fonte: leggo.it

per vedere il servizio realizzato dalle iene, clicca qui

http://www.video.mediaset.it/video/iene/puntata/golia-gigino-il-panino-regalato-e-la-multa-della-finanza_521475.html

Equitalia chiede mille euro a un cieco: non ha pagato il canone Rai

NAPOLI – Alessio C. è cieco dal 2008 dopo un incidente, ma Equitalia gli ha fatto recapitare una cartella esattoriale di 997,23 euro per non aver corrisposto il canone Rai

Alessio, 45enne bresciano ma residente da tempo a Napoli, invalido al 100 per cento, ha dato mandato ad Agitalia di presentare ricorso al Giudice di Pace di Napoli.

“La cartella esattoriale de quo, con la quale la Gerit Equitalia ha richiesto il pagamento del canone RAI per gli anni 2011, 2012, 2013, 2014 – spiega nel suo ricorso Agitalia – basa il proprio presupposto giuridico sulla possibilità ‘astratta’ dell’utente di usufruire del servizio televisivo pubblico. Nella fattispecie in esame, invece, l’esponente non può, purtroppo, suo malgrado, nel modo più assoluto usufruire della televisione e dei servizi offerti in ragione del particolare e grave stato di salute che lo affligge”

Fonte: napolitoday.it

Il marito ha un attacco epilettico sull’altare, lei prima si infuria poi sceglie uno degli invitati al matrimonio e lo sposa

Il marito “ufficiale” ha un attacco epilettico a metà cerimonia e lei che fa? Invece di mandare a monte il matrimonio e soccorrere l’uomo che ha scelto per condividere il resto della sua vita, pesca nel mucchio degli invitati un altro e lo porta all’altare.Succede in India, per la precisione nella città di Rampur.

Proprio durante il tradizionale scambio di “varmala”, le ghirlande di fiori, il malcapitato Jugal Kishore, 25 anni, è caduto a terra in preda a un attacco. La futura mogliettina, 23 anni, dapprima va su tutte le furie perché apparentemente non informata che il suo compagno soffrisse di epilessia. Poi deve essersi detta: “The show must go on” e quindi sceglie il cognato della sorella per rimpiazzarlo.

Il giovane, vestito in maniera casual, jeans e giacca di pelle, non ha esitato ed ha accettato la proposta, come riporta il Times of India. Dopo lo scambio, la cerimonia di nozze è continuata come previsto fino a quando Kishore è tornato dall’ospedale. Sconvolto nel vedere la sua fidanzata sposata ad un altro uomo, ha supplicato Indira di ripensarci e tornare su suoi passi. Ma la giovane non ne ha voluto sapere. Così si è accesa una rissa, con tanto di lancio di piatti e posate.

Sono seguite denunce alla polizia, poi ritirate. Pare che dopo la tempesta, sia tornato il sereno e le due famiglie si siano riappacificate. Ma la storia rimane surreale, degna delle più belle sceneggiature delle commedie di Bollywood.

Fonte: huffingtonpost.it

Oscar, il vegano malato di Alzheimer che vuole mangiare solo polpette

Un caso accaduto in Svezia accende il dibattito sull’autodeterminazione delle persone affette da demenza che vivono in strutture residenziali. L’uomo, assaggiata la carne per errore, non vuol più saperne della verdura. E una sentenza ha rispettato il suo volere.

Oscar è un signore svedese di 75 anni, nell’arco della sua vita è stato un convinto attivista del movimento vegano, malato di Alzheimer si ritrova oggi, a vivere in una casa di accoglienza in Svezia. In continuità con le sue abitudini precedenti e per volere della moglie, la struttura propone al suo ospite pasti rigorosamente vegani, privi cioè di alimenti di origine animale. Capita però un giorno che l’anziano signore svedese provi per errore una porzione di polpette al sugo, cosa che gli fa notare per la prima volta che a lui vengono serviti piatti diversi da quelli degli altri. Da quel pasto Oscar non vuole più sapere del suo menù e si rifiuta categoricamente di mangiare solo verdura. Gli operatori non sanno come comportarsi e dall’altra parte la moglie si oppone a un regime alimentare diverso da quello che, secondo lei, “avrebbe voluto il marito”. A chi spetta il diritto di decidere dell’alimentazione di Oscar: agli assistenti sociali che lo seguono, alla moglie, o spetta ad Oscar, nonostante l’Alzheimer?

“Oscar e le polpette” è una storia vera che è stata raccontata in un articolo pubblicato sulla rivista “Lavoro sociale” del Centro studi Erickson. Il caso ha suscitato una serie di riflessioni etiche circa l’autodeterminazione e la libertà individuale di un paziente affetto da demenza. Per sciogliere il dilemma di quanto accaduto ad Oscar, è dovuto intervenire un apposito Comitato etico, il caso infatti è approdato al ministero svedese della Salute e del Welfare che ha emesso una sentenza che divide. Il verdetto è andato a favore della scelta del paziente, il cui desiderio deve essere rispettato dal personale della struttura residenziale e naturalmente dalla moglie. Nelle pagine della rivista, sono riportate alcune opinioni di esperti a confronto, che si sono pronunciati in merito, con motivazioni ora favorevoli, ora contrarie. Per Titti Fränkel (Akademikerförbundet SSR, associazione professionale) ed Erik Blennberger (Ersta Sköndal University College, membro del Comitato etico del ministero svedese della Salute e del Welfare) se si pone “valoreintrinseco al principio dell’autodeterminazione e lo si considera dal punto di vista della deontologia professionale” Oscar avrebbe diritto alle polpette. Per loro in una struttura assistenziale “gli ospiti residenti dovrebbero avere lo spazio per poter ‘essere se stessi'”.

Diverso il parere di Hilde Lindemann docente di Filosofia (Michigan State University, Usa) per la quale Oscar non è libero di scegliere “dato che soffre di demenza a uno stadio così avanzato da non poter più essere assistito a casa sua; sembra molto probabile che egli sia uno ‘sregolato’ non più in grado di controllare il suo desiderio” e la moglie in questo caso, avendo trascorso trent’anni con lui, deve essere chiamata in causa “ma non è una decisione che può prendere da sola, dato che coinvolge anche gli operatori”.

Quali sono le priorità per la qualità della vita di una persona malata di Alzheimerospite in una casa di accoglienza, quali possibilità di scelta personale può avere e sin dove ci si può addentrare nel rispettare i suoi desideri nei limiti di quanto riesce ancora a esprimerli, e quanto, questa capacità di desiderare, può essere compromessa o ridotta, a causa della malattia? Una riflessione amplia, che comprende tutti gli “Oscar” che soffrono di demenza e non hanno più controllo e tutela della propria vita, ai quali occorre dare un’attenzione specifica e nella presa in carico, porre rilevo caso per caso, ad una valutazione completa della situazione attraverso la considerazione di tutti gli aspetti: la persona e la sua storia prima di tutto, la sua malattia, il parere dei familiari che sono ‘garanti’ dell’identità di quella stessa persona perché conosciuta in passato e probabilmente capaci di ipotizzare “cosa avrebbe voluto”, le conseguenze medico-legali ma anche umane e in certi casi, prendersi la responsabilità o il coraggio, di accogliere e soddisfare alcuni desideri.

Fonte: veganiwww.superabile.it