EDITORIALE DEL DIRETTORE: 8 marzo e disabilità, le donne al centro

8 marzo: colori, riflessioni, impegno e frivolezze si alterneranno ad un ritmo vorticoso, in una giornata al cui centro si staglierà la figura della donna, una centralità ormai acclarata e non solo ad uso di celebrazioni e ricorrenze. Come assodata consuetudine, il mondo social, sarà protagonista, proponendo attente riflessioni e assordanti banalità, bisognerà sapersi barcamenare in questa labile dead line. Un’occasione per fissare nell’agenda dell’8marzo un tema importante – la disabilità al femminile

Una foto, quella dell’universo delle donne con disabilità, da scattare con tanto di grandangolo, solo cosi si riesce a dar conto della tematica in tutta la sua ampiezza senza trascurare nessuna sfumatura. Iniziamo da una tematica molto calda in questa campagna elettorale appena terminata: il lavoro. Nel nostro Paese soltanto il 14% delle donne disabili lavora, il dato è già seriamente preoccupante ma è mascherato perché calcolato su quel 5,5 milioni di persone che hanno una disabilità. L’elemento da prendere in considerazione per un calcolo reale è rappresentato dai 18 mila disabili collocati su 680 mila aventi diritto. In termini percentuali il 3% non viene superato, il dato relativo alle donne è ancora più irrisorio. Ancora più sconvolgente se si pensa che in abbinata alle barriere architettoniche ci solo quelle culturali, quelle strettamente connesse all’essere donna, realtà di cui si è soliti “sentire”, si è soliti “leggere” ma che facilmente una donna incontra nel suo percorso. Sessismo; penalizzazioni se la donna pensa di crearsi una famiglia propria con dei figli; minore retribuzione rispetto agli uomini a parità di mansioni, etc. sono mulini a vento che non bisogna mai smettere di combattere. Un altro allarmante dato è quello relativo alla violenza di genere, 4 donne su dieci ne sono vittime. Tra le vittime della violenza maschile le donne con disabilità, in percentuale, sono le più colpite: si tratta, infatti, del 21% contro circa il 14% delle altre.

Cifre che si attestano ad un livello molto basso anche a livello continentale, a renderlo noto è Il secondo Manifesto delle Donne e della Ragazze con Disabilità, documento tradotto e sottoposto all’attenzione del Forum Europeo della Disabilità. Adottato a Budapest dall’Assemblea Generale del Forum Europeo sulla Disabilità (EDF), una Ong indipendente che rappresenta gli interessi dei circa 80 milioni di cittadini europei con disabilità. In Italia, il Manifesto è stato ratificato dalla Uildm e rilanciato dalla stessa in queste ore.
Per quanto riguarda il lavoro, Il Manifesto cita i dati Istat. Nel documento si evidenzia come solo il 35,1% delle donne europee con limitazioni funzionali, invalidità o malattie croniche gravi lavori, mentre il dato al maschile si attesta su un già striminzito 52,5% degli uomini nelle stesse condizioni.

Il rischio di subire una violenza per donne con disabilità – lo rileva l’Istat – raddoppia rispetto al rischio che corrono le donne normodotate. Un altro capitolo di grande importanza riguarda il diritto alla salute, troppo spesso minato da strutture arcaiche e fortemente inaccessibili con servizi igienici inadeguati e reception irraggiungibili per chi si sposta su una carrozzina. L’impegno diffuso teso a migliorare è palpabile, gli operatori di settore scendono in campo, ora la palla passa alle istituzioni: a proposito, Torino possiede un centro all’avanguardia, il primo in Italia ad offrire un servizio dedicato appositamente alla salute delle donne con disabilità. Il Fior di Loto (dotato di un centro anti-violenza aperto anche agli uomini) è specializzato in visite ginecologiche complete grazie ad un’equipe composta da una ginecologa, un’ostetrica e una psicologa formata su disabilità e maltrattamenti/abusi; l’accessibilità è garantita da un sollevatore, un lettino elettrico, un interprete LIS Lingua Italiana dei Segni per persone sorde, un’accompagnatrice per persone cieche e personale specializzato dedicato a disabilità intellettivo/relazionali/psichiatriche.