Essere adolescenti in tempo di pandemia: il ruolo del progetto ARIA nella prevenzione dello stress da lockdown

La seconda mattinata del Meeting prosegue passando la parola a Eugenia Guerrini Educatrice, coordinatrice progetto ARIA del Comune di Torino e a Giulia Toffanin, Animatrice socio-culturale progetto ARIA – Associazione ACMOS (Aggregazione, Coscientizzazione, Movimentazione Sociale)

Nato nel Gennaio 2019 e divenuto operativo nell’Aprile dello stesso anno, ARIA è un servizio pubblico aperto a ragazzi e ragazze adolescenti tra i 14 e i 28 anni. Il progetto, co-gestito dal Comune di Torino, da un nutrito novero di enti del terzo settore e da cittadini attivi, si pone pertanto l’obiettivo di accogliere, ascoltare ed orientare ragazzi e ragazze verso una maggiore consapevolezza sociale.
A questi giovani viene offerta un’esperienza di comunità educante interconnessa sempre più libera da logiche autoreferenziali, all’interno di uno spazio quotidiano totalmente accessibile.

Il progetto ha 2 poli operativi:

  • Un primo di ascolto singolo o di gruppo, Il Centro d’Ascolto, appunto, dove si affrontano problematiche di relazione, elaborazione di lutti, tematiche sessuali o problemi emotivi: di 263 colloqui nel  2019 circa 240 sono legati a stati di ansia, mentre 61 incontri sono stati con ragazzi soggetti ad atti traumatici
  • In secondo luogo il progetto ha dato vita a Spazi ReAli. Il polo nasce nel gennaio 2019 e si apre al pubblico nell’aprile 2019. Tramite un approccio educativo non-formale, all’interno di questo spazio socio-ricreativo quotidiano, prendono vita iniziative a partire dalle domande e dalle proposte che arrivano direttamente dai ragazzi. In cambio, l’organizzazione invita a trasmettere e sviluppare un atteggiamento inclusivo anche in contesti esterni a Spazi Reali, nei confronti della comunità con particolare attenzione verso le persone con fragilità e/o in condizioni di vulnerabilità.

Dal punto di vista psicologico, durante il lockdown primaverile, è emerso come la maggior parte delle richieste registrate fossero legate alle difficoltà relazionali tra il richiedente e la propria famiglia. Mentre attualmente le riflessioni risultano maggiormente connesse con il complesso vissuto quotidiano, palesemente influenzato dalla condizione sanitaria in cui verte il Paese.

Grazie al lavoro svolto dall’équipe multidisciplinare impegnata nel progetto è stato possibile prestare assistenza a circa 1000 tra ragazzi e ragazze transitati presso gli spazi dedicati all’iniziativa.
Non si tratta tuttavia di uno spazio unicamente assistenziale, bensì anche di un luogo in cui informarsi, essere accompagnati od orientati verso altri servizi capaci di stimolare lo sviluppo di ulteriori percorsi di autonomia.

Il progetto non nasce quindi per replicare i servizi già presenti sul territorio, ma piuttosto per veicolare la conoscenza e l’accesso alla maggior parte di essi.

Si chiude così la 3^ Sessione di questo XVIII Meeting Nazionale Rete Città Sane in cui si è sottolineato il ruolo delle adeguate relazioni familiari e nicchie di protezione interpersonali nel contrappesare i periodi negativi della propria vita.