Le visioni di Nemrac (DFF edition) – Hasta la vista

hasta la vista

di Carmen Riccato

HASTA LA VISTA: SULLA STRADA VERSO EL CIELO

“Mammuth si dice allo stesso modo in fiammingo ed in francese”

Philippe, Lars e Josef sono amici da molto tempo, la loro complicità si è intrecciata e consolidata negli anni, hanno attraversato giorni facendo dello svago il colore delle loro giornate, della solitudine uno spettro da scacciare, tra una degustazione ed una giornata all’osservatorio astronomico. Ci sono stati giorni spensierati e giorni in cui le brutte notizie giungevano a sfumare giornate già incerte di futuro, momenti in cui l’unica soluzione si è rivelata in un abbraccio stretto senza parole, in una prossimità che è consapevolezza di incrollabile presenza reciproca. Leggi tutto “Le visioni di Nemrac (DFF edition) – Hasta la vista”

Le visioni di Nemrac (DFF edition) – Toledano e Nakache, registi dell’inclusione possibile

toledano nakache

di Carmen Riccato

TOLEDANO – NAKACHE , REGISTI DELL’INCLUSIONE POSSIBILE: da Quasi amici a Fuori dal comune

Quando nel 2011 è uscito Untochables – Quasi Amici stavo scrivendo la tesi di laurea su come l’identità costruisca le apparenze di un individuo con un corpo non conforme. Per me e tutti i miei compagni di studi, un film come quello di Eric Toledano e Olivier Nakache era molto atteso: il trailer, infatti, ne anticipava il registro ironico, il conflitto di classe ed un punto di vista quasi interno. Ricordo d’essere uscita dalla proiezione sfasata e disorientata, faziosamente rinvigorita, forse soddisfatta di certe sfumature che il registro ironico era riuscito a mettere in luce dei personaggi alla ricerca di un senso d’appartenenza ad un contesto; d’altra parte delusa e a tratti incupita, forse dal clamore che il film portava con sé nelle sue scelte stilistiche.

Cercherò di partire dall’inizio, della storia che si incontra sullo schermo. Philippe è un cinquantenne tetraplegico, una disabilità che lo priva della percezione sensibile del proprio corpo dal collo in giù, una persona colta e con molti interessi. Proprio grazie alla sua cultura riesce, il giorno dei colloqui di ricerca del suo assistente personale, ad ingaggiare Driss, giovane di colore delle periferie presentatosi al colloquio solamente per dimostrarsi attivo nella ricerca di lavoro agli occhi del centro per l’impiego dopo un periodo di detenzione.

Driss viene preso in prova e, in questa finestra di tempo, il film mette in scena una galleria di situazioni in cui i due protagonisti ed i rispettivi background rivelano la forza degli stereotipi: per lo spettatore che non conosce persone con disabilità, assistere alla sequenza della “prova del tè” caldo sulle gambe di Philippe per testare il grado di non sensibilità, tanto quanto la quasi rissa contro l’automobilista che occupa ingiustamente il parcheggio riservato, sono sequenze topiche di un percorso di conoscenza della Realtà presentata.

D’altra parte, anche per uno spettatore che una disabilità la vive, sono sequenze cruciali per rafforzare un immaginario collettivo non più naif: un assistente personale non è un giustiziere né uno scienziato alle prese con le cavie, piuttosto una persona con il compito di ascoltare e compensare e/o adempiere a delle mansioni sulla base di esplicitati bisogni, a partire da una condivisione anche dei modi nel raggiungimento di tutti gli obiettivi, siano essi quotidiani o a medio-lungo termine.

Driss diventa l’assistente personale giusto per Philippe quando ne ha accettato le rigidità accogliendo, contemporaneamente, proposte d’esperienza lontane dalla propria comfort zone. I due diventano “intoccabili” da quando la loro relazione da naturalmente subalterna diviene reciproca: le variazioni e le sfumature dei bisogni, fanno crescere la confidenza tra i due ed è quest’ultimo stadio della relazione a portare l’autenticità dello scambio. L’appartenenza a classi sociali diverse si rivela l’espediente diegetico per far evolvere la storia mantenendo sempre attive le implicazioni delle differenze, polarizzando azioni e comportamenti.

Questo aspetto della messa in discorso è ciò che può infastidire lo spettatore più sensibile agli effetti del politically correct. Un esempio su tutti: nell’ultima parte del film, Driss è chiamato a “salvare” il suo amico da una regressione e, per metterla in atto, i registi scelgono di contrapporre un’ironia grottesca alla complicità della fisiologica passività di Philippe (per chi ha visto il film sto pensando alla scena della rasatura). Essendo proprio questa sequenza il prefinale del film, resta in testa ed in bocca il dolceamaro del dubbio, quell’insicurezza consapevole del fatto che un solo film non può cambiare il Mondo.

Quando poi a otto anni di distanza ti ritrovi a spulciare i cataloghi delle piattaforme mainstream a cercare nuove proposte e ti imbatti in The specials – Fuori dal comune degli stessi Toledano e Nakache, il dolceamaro risale in bocca e la visione è d’obbligo. Sempre Francia, sempre Parigi: The Specials è la storia di Malick e Bruno due operatori a capo di cooperative che si occupano della cura e l’inclusione di minori e giovani autistici.

Bruno è a capo de “La voce dei giusti”, uno spazio che accoglie fino a quaranta ragazzi autistici con servizi diurni o di ospitalità. Sono “casi” che il sistema non riesce a collocare per mancanza di risorse di ogni genere, dimenticando di avere tra le mani il destino e la dignità di esseri umani fragili se non adeguatamente supportati. Ha iniziato dopo aver conosciuto Josef e la sua famiglia, in difficoltà a gestire le vacanze estive, la stagione “vuota” come la soprannomina chi scrive quando spesso i servizi ordinari vengono sospesi per la pausa estiva. Questa, però, è un’ altra storia perché Bruno opera facendo del proprio istinto ed empatia gli strumenti più efficaci della sua azione inclusiva, con l’auricolare sempre addosso, accogliente senza misura e poche regole, guidato da una fede concreta che ha poco spazio per i riti ufficiali ma è traccia incomprimibile nel suo copricapo ortodosso.

Al suo fianco c’è l’inseparabile Malick che, in una realtà complementare, si occupa di formare giovani che possano poi diventare operatori. Li recluta frequentando le strade ed i quartieri periferici offrendo ai giovani un’ alternativa all’abbandono scolastico, la criminalità, una possibilità di imparare una mansione che li coinvolga umanamente, metta in campo le loro storie personali per trovare un modi d’esser utili in un percorso di inclusione degli assistiti, includendo loro stessi in una realtà sociale che li riconosca per il loro ruolo.

Ecco allora, come nelle premesse implicite di Quasi amici, The Specials dimostra come i diversi motivi di esclusione sociale possono divenire il motore di un percorso inclusivo che si raddoppia: chi accompagna e supporta le persone autistiche, attraverso il proprio ruolo, diviene parte di una comunità ai cui occhi prima restava invisibile.

Chi scrive vede in questi due film un dittico di un manifesto concreto per un’inclusione possibile e concreta, teorica solo nell’atto di fornire le conoscenze spendibili sul campo. Toledano e Nakache credono davvero che l’inclusione sia possibile attraverso la costruzione di una fitta e coordinata rete di persone che, nelle diversità e nelle fragilità, riconoscono caratteristiche preziose per avvicinare individui che ritrovano nell’incontro e condivisione con l’Altro qualcosa della propria unicità, intrecciando i loro percorsi come due capi di un unico filo lungo cui camminare insieme.

Il film, basato su eventi reali e dedicato alla memoria di Johann Bouganim, è anche un atto di denuncia della scarsissima attenzione e delle poche risorse che i sistemi sanitari riservano ai minori fragili ed in difficoltà, trovandosi poi a dover rivedere le direttive, scritte a tavolino, di fronte a stati di reale emergenza sociale come il film cerca di testimoniare.

Anche in The Specials, la messa in discorso di un’ inclusione concreta e necessaria che parta dal basso con le risorse di un sistema che riconosca la pubblica utilità di tale azione è presentata attraverso la messa in scena di situazioni estreme. Questa soluzione narrativa si scopre espediente efficace ad accendere i riflettori sul tema, coinvolgendo lo spettatore, illuminando un microcosmo solo apparentemente lontano da lui a cui, in realtà, potrebbe appartenere l’uomo o la donna seduto o seduta accanto nella metro che accompagna, magari entrambi, al lavoro.

Quasi amici è stato disponibile su Netflix ed è ora noleggiabile su Youtube mentre The Specials potete recuperarlo su Sky o Now TV.

Le visioni di Nemrac (DFF edition) – Frankie delle stelle

frankie delle stelle dff

di Carmen Riccato

Frankie delle stelle: se una mina che esplode produce “miracoli”, tanti quanti sono i modi di Vivere la solitudine

Quello che è bello è sempre più desiderabile di ciò che non lo è…
Ma lei ha creato qualcosa di bello
Ah e come verrà promosso? Letteratura nana […] siamo tutti polvere di stelle solo che la sua si è assemblata in modo più gradevole

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Torna Lavori in Corto, la direttrice artistica del Disability Film Festival Carmen Riccato nella giuria

lavori in corto 2021 vittorio arrigoni

Siamo davvero molto felici di poter comunicare il ritorno (dopo due anni di assenza, ndr) di Lavori in Corto, concorso cinematografico dedicato a giovani registi indipendenti e alle tematiche sociali a cui abbiamo avuto il piacere di partecipare per ben due volte. In più, siamo davvero orgogliosi di poter confermare la presenza, come membro della giuria, della direttrice artistica del Disability Film Festival Carmen Riccato. Leggi tutto “Torna Lavori in Corto, la direttrice artistica del Disability Film Festival Carmen Riccato nella giuria”

Le visioni di Nemrac (DFF edition) – Un sapore di ruggine e ossa

Film Un sapore di ruggine e ossa

di Carmen Riccato

DI RUGGINE E OSSA ODORA IL SANGUE CHE SPORCA LA NEVE

Lo fai per 500 euro? Ti fai pestare a sangue, rischi la salute per 500 euro?
Ma quale salute dai non ti eccitare…[…]
Quindi non lo fai per i soldi…
Non ti ho mai detto che non è per i soldi, per battermi per divertirmi
Come te con i tuoi pesci, lo facevi per i soldi e perché ti divertivi…

Hai visto com’è finita poi?
Senti, smettila…

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I 10 perché di Occhiopesto – Blind

Blind libro di Lorenzo Mattotti

di Tiziano Colombi

CONCEDI DEL TEMPO A UNA STORIA

Secondo appuntamento con i consigli di lettura. Questa settimana vi presentiamo “BLIND” di Lorenzo Mattotti edito da Logosedizioni e ve lo consigliamo perchè…

1- Perché è un libro illustrato composto da ventiquattro pagine. Tavole doppie di grande
formato. Niente parole.

2- Perché è illustrato da Lorenzo Mattotti, probabilmente, il più importante fumettista (e illustratore e regista) italiano.

3- Perché è stato pensato e creato insieme a CBM, una delle maggiori organizzazioni umanitarie Internazionali, impegnata nella prevenzione e cura della cecità e disabilità nei Paesi del Sud del mondo.

4- Perché si passa dal buio alla luce, dal nero al colore, dalla cecità alla speranza.

5- Perché è l’arte che viene salvata dalla diversità e non il contrario.

6- Perché prima dei lettori è un libro che ha aiutato, pare, il suo autore a comprendere una parte di universo.

7- Perché un libro illustrato sulla cecità è, quasi, un ossimoro. Non si dovrebbe fare. Non dovrebbe avere “senso” ma ce l’ha.

8- Perché come esergo al libro è stata scelta questa frase di Edmond Rostand “è di notte che è bello credere alla luce”.

9- Perché è bello. Non profondo, intelligente, interessante (è anche tutte queste cose) ma bello. E la bellezza è leggera.

10- Perché parte del ricavato andrà a sostenere i progetti di CBM.

Che aspettate? Correte a cercarlo!