Torna Lavori in Corto, la direttrice artistica del Disability Film Festival Carmen Riccato nella giuria

lavori in corto 2021 vittorio arrigoni

Siamo davvero molto felici di poter comunicare il ritorno (dopo due anni di assenza, ndr) di Lavori in Corto, concorso cinematografico dedicato a giovani registi indipendenti e alle tematiche sociali a cui abbiamo avuto il piacere di partecipare per ben due volte. In più, siamo davvero orgogliosi di poter confermare la presenza, come membro della giuria, della direttrice artistica del Disability Film Festival Carmen Riccato. Leggi tutto “Torna Lavori in Corto, la direttrice artistica del Disability Film Festival Carmen Riccato nella giuria”

Le visioni di Nemrac (DFF edition) – Un sapore di ruggine e ossa

Film Un sapore di ruggine e ossa

di Carmen Riccato

DI RUGGINE E OSSA ODORA IL SANGUE CHE SPORCA LA NEVE

Lo fai per 500 euro? Ti fai pestare a sangue, rischi la salute per 500 euro?
Ma quale salute dai non ti eccitare…[…]
Quindi non lo fai per i soldi…
Non ti ho mai detto che non è per i soldi, per battermi per divertirmi
Come te con i tuoi pesci, lo facevi per i soldi e perché ti divertivi…

Hai visto com’è finita poi?
Senti, smettila…

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I 10 perché di Occhiopesto – Blind

Blind libro di Lorenzo Mattotti

di Tiziano Colombi

CONCEDI DEL TEMPO A UNA STORIA

Secondo appuntamento con i consigli di lettura. Questa settimana vi presentiamo “BLIND” di Lorenzo Mattotti edito da Logosedizioni e ve lo consigliamo perchè…

1- Perché è un libro illustrato composto da ventiquattro pagine. Tavole doppie di grande
formato. Niente parole.

2- Perché è illustrato da Lorenzo Mattotti, probabilmente, il più importante fumettista (e illustratore e regista) italiano.

3- Perché è stato pensato e creato insieme a CBM, una delle maggiori organizzazioni umanitarie Internazionali, impegnata nella prevenzione e cura della cecità e disabilità nei Paesi del Sud del mondo.

4- Perché si passa dal buio alla luce, dal nero al colore, dalla cecità alla speranza.

5- Perché è l’arte che viene salvata dalla diversità e non il contrario.

6- Perché prima dei lettori è un libro che ha aiutato, pare, il suo autore a comprendere una parte di universo.

7- Perché un libro illustrato sulla cecità è, quasi, un ossimoro. Non si dovrebbe fare. Non dovrebbe avere “senso” ma ce l’ha.

8- Perché come esergo al libro è stata scelta questa frase di Edmond Rostand “è di notte che è bello credere alla luce”.

9- Perché è bello. Non profondo, intelligente, interessante (è anche tutte queste cose) ma bello. E la bellezza è leggera.

10- Perché parte del ricavato andrà a sostenere i progetti di CBM.

Che aspettate? Correte a cercarlo!

I 10 perché di Occhiopesto – La figlia unica

la figlia unica di Guadalupe Nettel

di Tiziano Colombi

CONCEDI DEL TEMPO A UNA STORIA

I primi “10 perché” ci parlano de “LA FIGLIA UNICA”, un libro di Guadalupe Nettel edito da “La Nuova Frontiera”.

Dovreste leggerlo…

1- Perché Guadalupe Nettel, nata a Città del Messico nel 1973, è una delle più importanti scrittrici sudamericane contemporanee e conoscere la voce di un pezzo di mondo lontano, fa bene.

2- Perché “La figlia unica” potrebbe sembrare un libro sulla maternità, e lo è, ma non si limita al tema della genitorialità, alla scelta tra diventare o non diventare madre.

3- Perché le madri sono anche donne, lavoratrici, amanti, amiche, vicine di casa, cittadine, ricche e povere. In sostanza le donne – sono – e non può essere la scelta di diventare madri a circoscrivere il loro essere.

4- Perché gli altri protagonisti di questa storia sono i figli. Un ragazzino irrequieto che fatica a essere un bambino come lo vorrebbero gli adulti e una neonata cui i medici hanno diagnosticato un’insufficienza cerebrale a cui la bambina non sarebbe dovuta sopravvivere.

5- Perché la bambina sopravvive. Resiste. Se ne sta al mondo con i suoi deficit e limiti e mancanze e costringe tutti gli adulti che le stanno intorno a cambiare.

6- Perché come la maternità anche la disabilità è un tema che Nettel mette al centro del romanzo senza però regalargli la scena. E’ anch’esso un pezzo della vita dei personaggi, un pezzo importante, certo, ma pur sempre un pezzo.

7- Perché quando prova a raccontare la figura della piccola Ines e il suo irrazionale attaccamento alla vita, almeno secondo i parametri della medicina, Nettel scrive – È stranissimo non trovi? Perché qualcuno che non lo ha mai fatto dovrebbe avere voglia di vivere?

8- Perché il libro è scritto con una lingua essenziale. Più la storia che racconta si riempie di sentimenti e accadimenti complessi più la parola si asciuga, tenendo lontano la retorica e prendendosi il rischio, evitato con maestria, di diventare didascalica.

9- Perché voi lo sapete come funzionano il sistema sanitario e i servizi di cura messicani? Io non lo sapevo e non mi è dispiaciuto capirci qualcosa.

10- Perché alla fine è una storia d’amore, anzi di amor(i).

Correte a cercare questo libro!

Le visioni di Nemrac (DFF edition) – The rider – Il sogno di un cowboy

the rider

di Carmen Riccato

Quando le stelle illuminano il petto e le cicatrici tratteggiano il destino.

“Non dirmi che rifiuterai cavalli a destra e a manca solo perché ti fa male la testa eh?
Il cervello è leggermente diverso rispetto alle costole…
Si lo so, ma sono la stessa cosa per un cowboy: cavalcare il dolore. Non lasciare mai che il dolore ti abbatta, devi solo assicurarti che la testa non ti faccia spaventare…”

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