Associazione Volonwrite

Comunicazione Sociale sulla Disabilità

di Mauro Costanzo (in occasione del convegno Giornalismo e disabilità: dov’è la notizia?)

Buongiorno e benvenuti! È una bella emozione avervi qui in una ricorrenza così significativa per noi. È banale, ma sembra davvero nata ieri Volonwrite, associazione nata in seno alla Redazione “Città Aperta” del Servizio Passepartout della Città di Torino grazie ad una grossa unità d’intenti e ad un entusiasmo sempre crescente. Effettuando una lieve pressione sul tasto rewind, dagli svariati fotogrammi fa capolino un’infinita galleria di volti, tutti connotati da ampi sorrisi dai quali si scorge, chiaramente, tanta voglia di fare e di mettersi gioco. Tutto questo trasmette – partendo da un contesto in cui si respira un clima fatto di complicità, allegria e amicizia abbinato ad una grande passione – un’immagine della disabilità non stereotipata.

Ripercorrendo questo intenso decennio, le immagini che si susseguono sono tantissime ma il primo pensiero, non potrebbe essere altrimenti, è per Vincenzo Langella. A Vince mi legava un’amicizia trentennale, nata sui banchi di scuola e proseguita cavalcando passioni comuni. Persi di vista per qualche tempo, ci siamo ritrovati stabilmente in questi locali, vera fucina di tante idee. Al di là di questi personalismi, Vince si interfacciava con questo nostro mondo con la sua immancabile ironia, con una grande competenza e una spiccata propensione verso tutto ciò che rappresentasse qualcosa di innovativo. A pensarci bene sono tra i punti cardine sui quali si è affermata ed è cresciuta Volonwrite, grazie Vince! Estendo ovviamente i ringraziamenti a tutti i volontari e a tutti i collaboratori: elencare i nomi sarebbe troppo lungo ma un trio lo voglio fare: Mariacristina Acciarri, che ha colto l’eredità di Vincenzo in un momento di grande coinvolgimento emotivo, Giada Morandi alla regia della macchina amministrativa e organizzativa e Marco Berton, punto di riferimento dell’area giornalistica

Volonwrite è passione, entusiasmo, competenza, integrazione, ironia. Comunicare la disabilità è la nostra mission e si fa con una cifra ben definita, da sempre la nostra cifra. Cercando di raccontare, di delineare, di tratteggiare una disabilità in chiave positiva, cogliendone la trasversalità nei meandri socio culturali. Non ci piace la retorica, la speculazione, la notizia a tutti i costi. Ci coinvolge e ci emoziona, ad esempio, il mondo paralimpico con i suoi protagonisti e i suoi eventi che, oltre a regalarci grandi emozioni, grazie ai risultati provenienti dai campi di gara sa regalarci un tourbillon di storie, romanzi che si scrivono da soli a bordo campo. Al di fuori degli impianti sportivi si registrano vittorie anche in campo scolastico, lavorativo e architettonico, giusto per citare tre tematiche pilastro nella narrazione dalla disabilità. Un universo, quello della disabilità, che è bene raccontare attraverso fotografie il più possibile fedeli alla realtà e non “photoshoppate” in funzione di beceri sensazionalismi.

Sul versante della comunicazione non è stato un decennio proprio anonimo, la rivoluzione Social ha alterato i paradigmi del comunicare in senso classico, sono variate le logiche dell’interfacciarsi con i fruitori dei media, è più agevole l’accesso alle informazioni e, puntando il focus sulla disabilità (dove l’accessibilità limitata non è solo una questione di barriere architettoniche), è una rampa di accesso di notevole comodità. Noi abbiamo cercato di cavalcare un’ondata che si è evoluta parallelamente al nostro cammino, rimodellandoci ai nuovi mezzi e alle nuove tecnologie di questa informazione 3.0. Nel 2018 siamo diventati Testata giornalistica, traguardo da noi molto ambito e colto con grande soddisfazione: pur essendo ancora in fase di strutturazione e crescita, tra gli obiettivi di questo secondo decennio che va a cominciare c’è, spinti dall’entusiasmo che ci è consono, un graduale ma costante sviluppo di un progetto a cui teniamo molto.

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