Sabahe

8570_697259466981428_1129587977_nSabahe ha 21 anni, Italo-Marocchina.

La data più importante della sua vita? Fine aprile del 2004: sbarco all’aeroporto di Malpensa. Solo 11 anni, nuovo mondo, nuova città, nuove persone, e mille porte davanti.

Modo di dire? Leggi tutto “Sabahe”

Cristina

Chi sei? Cosa fai nella vita? Interessi?

Proviamo

Mariacristina, per tutti o quasi Cri.

Sono la “signora in sedia a rotelle”, così mi descrivono i ragazzi delle scuole medie quando vado a parlar loro di disabilità.

Forse la mia storia lavorativa era già scritta.

Sono disabile dalla nascita e fino alla fine dell’università raramente mi è capitato di incontrare persone con problemi come i miei, a parte contesti di cura o ospedalieri, ma quella è un’altra storia.

Ho fatto una tesi sulle associazioni di Torino che si occupano di disabilità motoria e da allora è cominciato tutto. Ho capito che non ero sola, che c’erano altre persone con cui condividere esperienze, emozioni ed informazioni.

Da quando ho iniziato a lavorare per e con persone disabili sono già passati 14 anni.

Cosa faccio nella mia vita lavorativa? Di tutto un po’: la segretaria, la tutor, la volontaria, la redattrice, la sportellista.

Chi mi conosce da quando lavoro dice che sono “la memoria storica” della redazione.

In effetti dimentico poche cose, così come non ho mai dimenticato il giorno in cui è nato il progetto Volonwrite ora associazione di Volontariato. L’idea, il “pretesto” di partenza era stato una guida tascabile di Torino, la “Movida Accessibile” con 250 locali ’’monitorati’’ di cui 50 promossi.

Volonwrite dal 2007 ad oggi  ha raggiunto la sua piena maturità, è diventata creativa e dinamica. Ed io mi sento fortunata a far parte di questo gruppo di lavoro, anche se sono senza dubbio, l’anagrafe parla me, la “vecchietta” dell’associazione.

Ario

Molti identificano la mia posizione come un basamento o una colonna portante, invero mi raffiguro nell’orpello di un capitello che sovrasta la struttura e crea dinamismo nell’insieme.

Mai le parole, fautrici d’immagini d’intelletto, sono state in ambito associativo armonizzate da suoni e colori che possano carpire l’essenza del verbo e convogliarli in stimolazioni psicoaudiovisive più dirette ed immediate. Ed è allora che l’evento o l’intervista divengono impressione del momento presente per la rimembranza futura.

Non una registrazione fredda ed asintomatica, tipica di una qualsiasi azienda televisiva, ma un flusso intriso di spirito di gruppo, passione e desiderio d’espressione che portano in risalto il percorso piuttosto che il prodotto finale.

Arrivo da una formazione tecnico ed artistica e non posso esimermi dal decorare ogni cosa in un connubio di elementi razionali ed irrazionali che molto spesso fuorviano l’ascoltatore o il visualizzatore dalla reale comprensione, senza realizzare che il significato è semplicemente il riflesso della loro sensibilità.

Molte aziende di comunicazione portano in risalto la facondia ed il tecnicismo letterario a discapito del fattore audiovisivo, ma quest’ultimo non può essere un elemento transitorio, bensì una condizione durevole e definitiva che possa donare alla struttura dinamismo e sentimento,

al pari di un capitello che sovrasta la colonna.