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EasyJet sotto accusa per mancato imbarco di giocatori con disabilità

Data di pubblicazione 22 Luglio 2026
Tempo di lettura Lettura 4 minuti

Un episodio che ha scosso il mondo dello sport paralimpico italiano: sei atleti e atlete della Nazionale Italiana di Powerchair Football si sono visti negare l’imbarco sul volo EasyJet diretto a Glasgow dall’aeroporto di Roma Fiumicino, nonostante avessero ricevuto da aprile l’autorizzazione a viaggiare con le loro carrozzine elettriche. La vicenda mette in luce una volta di più le criticità ancora presenti nel trasporto aereo accessibile.

La nota di EasyJet

La compagnia aerea ha diffuso una nota in cui esprime “profondo dispiacere” per l’accaduto. EasyJet ha comunicato di aver avviato un’indagine interna per chiarire i motivi del mancato imbarco e di essere in contatto con le atlete e gli atleti coinvolti per individuare soluzioni immediate. “Rendere il viaggio aereo accessibile a tutte e tutti è una priorità per easyJet e prendiamo questa vicenda con la massima serietà”, si legge nel comunicato ufficiale.

Il problema dell’accessibilità aerea

L’episodio solleva dubbi sulla gestione delle prenotazioni di passeggeri con esigenze particolari. In Italia e in Europa, la normativa sui diritti dei passeggeri con disabilità prevede che le compagnie aeree garantiscano spazi adeguati e supporto durante il viaggio. Tuttavia, la realtà spesso si scontra con limiti strutturali degli aerei, procedure poco chiare e mancanza di coordinamento tra prenotazioni e staff di terra.

Secondo le linee guida dell’ENAC e dell’European Union Aviation Safety Agency (EASA), ogni compagnia deve predisporre strumenti per assicurare che le persone con disabilità possano imbarcarsi in sicurezza e con dignità, ma i casi come quello di Fiumicino dimostrano che tra teoria e pratica esiste ancora un divario considerevole.

L’impatto sugli atleti

Per le atlete e gli atleti della Nazionale di Powerchair Football, il mancato imbarco non rappresenta solo un disagio logistico, ma anche una barriera all’inclusione nello sport internazionale. Allenamenti, competizioni e opportunità di visibilità vengono compromessi da ostacoli che nulla hanno a che fare con la capacità atletica, ma dipendono esclusivamente da gestione e organizzazione dei voli.

Il presidente della Federazione Italiana Powerchair Football, in dichiarazioni rilasciate ai media, ha sottolineato come “ogni ostacolo logistico diventi una forma di discriminazione indiretta, perché impedisce agli atleti e alle atlete di partecipare a gare e tornei internazionali pur avendo diritto di farlo”.

Le critiche e le riflessioni

L’episodio ha scatenato un dibattito pubblico sulla responsabilità delle compagnie aeree nel garantire un servizio veramente inclusivo. La critica principale riguarda la percezione che in certi contesti la disabilità diventi un elemento secondario rispetto alla gestione commerciale del volo. Questo porta a scenari in cui le persone con disabilità vengono considerate “di peso” o “aggiuntive”, contravvenendo alla logica di inclusione sancita dai regolamenti europei.

Esperti di diritto dei passeggeri e associazioni come Ledha e UICI hanno invitato le compagnie a predisporre protocolli chiari, formazione del personale e sistemi di prenotazione che garantiscano spazi sufficienti per tutti gli ausili, evitando episodi simili.

Una vicenda da seguire

La vicenda è destinata a evolversi nelle prossime settimane. L’indagine interna di EasyJet dovrà chiarire se si è trattato di un errore organizzativo, di una carenza strutturale o di una combinazione di fattori. Nel frattempo, resta il monito: la mobilità inclusiva non può limitarsi a dichiarazioni di intenti, ma deve tradursi in procedure operative efficaci, formazione del personale e responsabilità concreta delle compagnie aeree.

Questo episodio, per quanto specifico, riflette un problema più ampio: garantire la partecipazione piena di persone con disabilità richiede attenzione costante e una cultura dell’inclusione che superi l’emergenza e diventi prassi consolidata in tutti i settori, dal trasporto allo sport, dall’istruzione al lavoro.

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