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Da Gaza a Torino: la protesi di Asaad incontra il Terzo Paradiso di Pistoletto

Data di pubblicazione 17 Settembre 2026
Tempo di lettura Lettura 5 minuti

Una protesi può essere un dispositivo che sostiene il movimento, ma può anche diventare un luogo in cui si incontrano storie, persone e significati. È quello che accade a Torino, dove la nuova protesi di Asaad, un bambino palestinese di 9 anni arrivato in Italia dopo essere fuggito da Gaza, porta con sé il simbolo del Terzo Paradiso di Michelangelo Pistoletto.

Il progetto è nato dall’incontro tra Cittadellarte – Fondazione Pistoletto, Officina Ortopedica Maria Adelaide e Fondazione OMI e mette in dialogo arte e tecnologia per trasformare un ausilio legato a una storia di guerra e sofferenza in un segno di rinascita.

La storia di Asaad, da Gaza a Torino

Asaad è arrivato a Torino nel 2025 insieme al padre e al fratello minore, dopo essere fuggito dalla Striscia di Gaza attraverso un’operazione di evacuazione medica.

La sua storia è segnata da una tragedia familiare. Nella notte tra il 19 e il 20 maggio 2025, un missile ha colpito l’abitazione in cui si trovavano quindici persone della sua famiglia. Asaad, il padre e il fratellino sono stati gli unici sopravvissuti. Il bambino ha subito l’amputazione della gamba destra prima di poter raggiungere l’Italia.

Il trasferimento a Torino è avvenuto nell’ambito della missione umanitaria Food for Gaza, coordinata dalla Regione Piemonte e sostenuta dal Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale.

Una volta arrivato in Italia, Asaad ha iniziato il percorso di riabilitazione e ha ricevuto una prima protesi. Fin dai primi tempi si è impegnato per recuperare la propria autonomia e tornare a camminare.

A circa nove mesi dal suo arrivo, una nuova protesi accompagna quindi i suoi passi. Ma questa volta il dispositivo porta anche un elemento in più: il segno del Terzo Paradiso.

Quando una protesi diventa anche un messaggio

Rappresentare un’opera d’arte su una protesi significa intervenire su un oggetto che spesso viene percepito soltanto attraverso la sua funzione tecnica.

La protesi, però, non è semplicemente qualcosa che “sostituisce” una parte del corpo. È un ausilio che può contribuire alla mobilità e all’autonomia di una persona, adattandosi alle sue esigenze e accompagnandola nella vita quotidiana.

Nel progetto dedicato ad Asaad, tecnologia e arte si incontrano proprio su questo terreno.

Il Terzo Paradiso, raffigurato sulla protesi, diventa così un segno di trasformazione e di possibilità. Non cancella ciò che è accaduto e non pretende di trasformare una storia di guerra in una favola a lieto fine. Propone piuttosto un’altra prospettiva: anche uno strumento nato per rispondere a una necessità può diventare uno spazio di espressione, identità e relazione.

Il significato del Terzo Paradiso

Il Terzo Paradiso è il simbolo ideato dall’artista Michelangelo Pistoletto. La sua forma nasce dall’unione di tre cerchi: i due esterni rappresentano rispettivamente natura e artificio, mentre quello centrale indica il luogo nel quale questi due mondi possono incontrarsi e trovare un nuovo equilibrio.

Secondo Pistoletto, il simbolo racconta la necessità di costruire una nuova armonia tra elementi differenti, attraverso responsabilità, equilibrio e convivenza.

È proprio questo incontro a rendere particolarmente significativo il progetto della protesi di Asaad. Da una parte c’è la tecnologia, frutto della capacità umana di creare strumenti per rispondere a bisogni concreti; dall’altra c’è il corpo, con la sua unicità e la sua capacità di adattarsi. Nel mezzo, l’arte introduce un nuovo livello di significato.

Come ha spiegato Pistoletto durante la presentazione, la protesi rappresenta anche una parte della storia dell’umanità: di fronte ai propri limiti, le persone hanno sviluppato strumenti capaci di rispondere alle necessità e ampliare le proprie possibilità.

Arte e inclusione: creare nuovi immaginari

Il progetto mostra anche quanto sia importante cambiare il modo in cui guardiamo agli ausili per la disabilità.

Una protesi non deve necessariamente essere nascosta o vissuta come qualcosa da neutralizzare. Può diventare, se la persona lo desidera, anche un elemento attraverso cui esprimere gusti, identità e creatività.

In questo senso, portare il Terzo Paradiso sulla protesi di Asaad significa anche contribuire a costruire un immaginario diverso intorno alla disabilità. Non più soltanto dispositivi associati alla mancanza o alla perdita, ma strumenti che possono accompagnare nuove esperienze e nuove possibilità.

L’inclusione passa anche da qui: dalla possibilità di vedere corpi, ausili e differenze senza considerarli qualcosa da correggere o nascondere.

Un progetto nato dall’incontro

La nuova protesi è il risultato della collaborazione tra competenze differenti.

Officina Ortopedica Maria Adelaide ha messo a disposizione la propria esperienza nel campo della tecnologia ortopedica, mentre Cittadellarte – Fondazione Pistoletto ha portato nel progetto il linguaggio e la visione del Terzo Paradiso. Fondazione OMI, che ha ospitato la conferenza stampa, è a sua volta già legata al simbolo attraverso il Terzo Paradiso dell’Educazione, installato nel cortile della Fondazione.

Quel luogo è diventato il Cortile del Terzo Paradiso, uno spazio pensato come punto di incontro, inclusione e possibilità di costruire nuove relazioni.

La collaborazione tra queste realtà mostra quindi come un progetto possa nascere dall’unione di mondi apparentemente lontani: medicina e arte, tecnologia e creatività, solidarietà e partecipazione.

Dalla sofferenza alla possibilità

La storia di Asaad non può essere separata dal contesto in cui è iniziata. La sua esperienza è una delle tante storie di persone coinvolte nella guerra nella Striscia di Gaza e nelle sue conseguenze.

Per questo parlare di rinascita non significa dimenticare la violenza subita o trasformarla in una narrazione rassicurante. Significa riconoscere la possibilità di costruire, dopo un evento traumatico, nuovi percorsi e nuove forme di autonomia.

La protesi di Asaad racconta proprio uno di questi percorsi. È un ausilio che gli permette di muovere nuovi passi, ma diventa anche il punto d’incontro tra una tecnologia progettata per una necessità concreta e un’opera che parla di equilibrio e trasformazione.

L’arte, in questo caso, non cancella il dolore. Può però contribuire a creare un linguaggio diverso per parlare di futuro, inclusione e convivenza.

Ed è forse proprio questo il significato più concreto del Terzo Paradiso: non immaginare un mondo senza differenze o difficoltà, ma costruire spazi in cui realtà diverse possano incontrarsi e generare nuove possibilità.

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