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Autonomy for Art: l’arte accessibile arriva alla GAM di Torino

Data di pubblicazione 2 Ottobre 2026
Tempo di lettura Lettura 4 minuti

Un museo non è accessibile soltanto quando si può entrare senza incontrare una barriera architettonica. Lo è anche quando un’opera può essere conosciuta attraverso più linguaggi, quando le informazioni non dipendono esclusivamente dalla vista o dall’ascolto e quando una persona può orientarsi negli spazi prima ancora di arrivare davanti a un quadro.

È da questa idea che nasce Autonomy for Art, il progetto presentato il 24 settembre alla GAM – Galleria Civica d’Arte Moderna e Contemporanea di Torino e sviluppato da Forword con il sostegno di Stellantis Autonomy. L’intervento aggiunge nuovi strumenti al percorso di accessibilità del museo, rivolti in particolare a persone con disabilità sensoriali, cognitive e motorie.

Un museo da esplorare con più sensi

Il progetto interessa il Deposito Vivente, uno degli spazi attraverso cui la GAM ha scelto di mostrare la propria collezione al di fuori del tradizionale allestimento museale. Le opere non sono organizzate soltanto secondo un percorso lineare: dipinti, sculture e disegni possono trovarsi sulle rastrelliere, sugli scaffali o ancora nelle casse di conservazione. Una modalità che mette in relazione opere diverse e invita chi visita a costruire connessioni personali.

È proprio in questo spazio che arrivano sette schede multisensoriali dedicate ad altrettante opere. Tra gli artisti coinvolti figurano Francesco Hayez, Felice Casorati e Mario Merz. Le schede possono essere esplorate attraverso elementi in rilievo e informazioni pensate per accompagnare la lettura dell’opera attraverso modalità differenti.

Non si tratta quindi semplicemente di aggiungere una didascalia alternativa. Il tentativo è quello di costruire un altro modo di entrare nell’opera, attraverso il tatto, l’ascolto, la descrizione e la narrazione.

Dalla visita in museo agli strumenti digitali

L’accessibilità continua anche fuori dalle sale. Il progetto comprende infatti contenuti audiovisivi in italiano e inglese con audiodescrizione, sottotitoli e traduzione in LIS e Lingua dei Segni Internazionale.

Ci sono inoltre le visual video story, pensate per raccontare gli ambienti della GAM e permettere alle persone di familiarizzare con gli spazi prima della visita. Conoscere in anticipo come è organizzato un museo può essere particolarmente utile per chi ha bisogno di preparare il proprio percorso e orientarsi con maggiore autonomia.

Un altro elemento riguarda le riproduzioni tattili: alcune sono disponibili online e possono essere scaricate e stampate in rilievo su carta a microcapsule, rendendo possibile avvicinarsi alle opere anche prima o indipendentemente dalla visita fisica al museo.

L’accessibilità non è un percorso parallelo

Alla realizzazione dei contenuti hanno collaborato, oltre a Forword e al Dipartimento Educazione della GAM, anche Tactile Vision Onlus, l’Istituto dei Sordi di Torino e UICI Torino. Una rete di competenze diverse che riguarda la progettazione dell’esperienza e non soltanto la sua comunicazione finale.

È un aspetto significativo perché parlare di accessibilità museale significa anche interrogarsi su come vengono costruiti i percorsi di visita. Una persona cieca o ipovedente, una persona sorda o una persona con esigenze cognitive differenti non dovrebbe trovarsi davanti a una versione ridotta dell’esperienza pensata per il resto del pubblico: l’obiettivo può essere, piuttosto, offrire strumenti diversi per entrare nello stesso patrimonio culturale.

Autonomy for Art nasce dalla collaborazione tra un’istituzione culturale, un’associazione specializzata e un’impresa. Per la direttrice della GAM Chiara Bertola, l’accessibilità rappresenta una priorità per il museo e per la Fondazione Torino Musei; il progetto viene così presentato come parte di un percorso più ampio verso un museo maggiormente aperto alla pluralità dei pubblici.

In questo senso, l’idea di autonomia non riguarda soltanto la possibilità di raggiungere un museo. Riguarda anche la possibilità di scegliere come conoscere un’opera, quali strumenti utilizzare e in che modo partecipare all’esperienza culturale. E forse è proprio qui che un museo comincia davvero a diventare accessibile: non quando propone un unico percorso adattato, ma quando mette a disposizione abbastanza linguaggi perché ogni persona possa costruire il proprio.

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