Avere un tetto sopra la testa non significa necessariamente avere una casa. Soprattutto quando alla precarietà abitativa si aggiungono solitudine, discriminazioni, difficoltà economiche o l’assenza di una rete familiare e sociale.
Parte da qui TOHOUSING+, il nuovo spazio di housing temporaneo inaugurato a Torino in corso Farini 20 e rivolto a persone in condizioni di vulnerabilità socio-abitativa, con un’attenzione particolare a giovani e persone LGBTQIA+. Il progetto nasce dalla collaborazione tra la Città di Torino e l’Associazione Quore APS e amplia l’esperienza avviata negli anni precedenti con TOHOUSING.
L’intervento è stato finanziato nell’ambito della Missione 5 del PNRR, dedicata a inclusione e coesione, con un investimento complessivo di circa 710mila euro. L’immobile, un ex commissariato di Polizia, è stato completamente riqualificato per trasformarlo in uno spazio abitativo e sociale.
Non solo un posto dove dormire
TOHOUSING+ mette a disposizione 12 posti di accoglienza temporanea, destinati prevalentemente a giovani e persone LGBT+ che vivono una situazione di fragilità abitativa.
L’obiettivo, però, non è semplicemente offrire una sistemazione per un periodo limitato. Il progetto segue il modello dell’Housing First, che considera la casa un punto di partenza per costruire percorsi di autonomia e non un traguardo da raggiungere dopo aver risolto ogni altra difficoltà.
Le persone accolte saranno accompagnate da un’équipe multidisciplinare attraverso percorsi personalizzati che riguardano competenze personali, abitative e sociali. Tra le attività previste ci sono anche orientamento alla formazione e al lavoro, con particolare attenzione a giovani LGBT+ inoccupati, persone NEET, persone transgender che incontrano ostacoli nell’accesso al mercato del lavoro e persone straniere LGBT+ inserite in percorsi di integrazione.
La casa diventa così uno degli strumenti attraverso cui ricostruire una quotidianità, prendere decisioni con maggiore autonomia e recuperare relazioni e possibilità che una condizione di precarietà può rendere più difficili.
Quando la vulnerabilità abitativa incontra le discriminazioni
La scelta di rivolgere una particolare attenzione alla comunità LGBTQIA+ non è casuale.
Una situazione di vulnerabilità abitativa può avere origini diverse e intrecciarsi con altre forme di esclusione. Per alcune persone LGBTQIA+, la rottura dei rapporti familiari, le discriminazioni o le difficoltà nell’accesso al lavoro possono contribuire a rendere più fragile la propria condizione abitativa.
Per questo TOHOUSING+ non propone soltanto una risposta alla mancanza di una casa, ma prova a costruire un ambiente nel quale l’accoglienza sia accompagnata da servizi, relazioni e possibilità di partecipazione.
È un approccio che mette in discussione anche l’idea dell’emergenza abitativa come problema esclusivamente individuale: dietro la perdita di una casa possono esserci condizioni economiche, discriminazioni e reti sociali che si sono spezzate.
Un ex commissariato diventa uno spazio di comunità
Il progetto ha trasformato l’ex commissariato di corso Farini 20 attraverso un intervento di riqualificazione degli spazi interni e degli impianti, con nuovi sistemi di riscaldamento, impianti idrico-sanitari ed elettrici, isolamento termo-acustico, un impianto solare termico e un nuovo ascensore.
Ma la trasformazione più interessante riguarda la funzione dell’edificio.
TOHOUSING+ è infatti pensato come un centro multifunzionale aperto anche al quartiere. Accanto agli spazi abitativi e al portierato sociale troveranno posto attività formative, laboratori, iniziative culturali e momenti di aggregazione rivolti alla cittadinanza.
L’idea è quindi quella di evitare che una struttura destinata a persone in condizioni di vulnerabilità diventi un luogo separato dal resto della città. Al contrario, il progetto prova a creare occasioni di incontro tra chi viene accolto e chi vive nel quartiere.

L’abitare come possibilità di costruire autonomia
La scelta di investire sull’Housing First si inserisce in un percorso più ampio della Città di Torino. La stessa linea di intervento del PNRR ha sostenuto altri progetti di housing temporaneo rivolti a persone in condizioni di fragilità.
Il tema dell’abitare, però, non riguarda soltanto la disponibilità materiale di uno spazio.
Avere una casa significa anche poter costruire una routine, ricevere persone, avere uno spazio privato, organizzare il proprio tempo, cercare un lavoro o seguire una formazione senza che ogni aspetto della propria vita sia condizionato dall’instabilità.
Per una persona che ha attraversato una condizione di vulnerabilità, l’autonomia può quindi cominciare anche da qualcosa di apparentemente semplice: avere un luogo sicuro da cui ripartire.
TOHOUSING+ prova a costruire proprio questo: non una soluzione definitiva per tutte le forme di vulnerabilità abitativa, ma un passaggio concreto verso una maggiore indipendenza.
E soprattutto un luogo in cui la casa non sia considerata soltanto come uno spazio da occupare, ma come una condizione per tornare a progettare la propria vita.
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