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Violenza sulle donne con disabilità: a Bruxelles un incontro europeo per costruire reti di protezione e consapevolezza

Data di pubblicazione 10 Settembre 2025
Tempo di lettura Lettura 5 minuti

Quando la violenza si intreccia con la disabilità, le ferite diventano doppie. È proprio per portare alla luce queste ferite nascoste che il 17 settembre, nella sede del Parlamento Europeo a Bruxelles, si svolge un incontro pubblico — e fruibile in streaming — dedicato alle “Buone pratiche per contrastare la discriminazione intersezionale e la violenza contro le donne con disabilità”. L’appuntamento, organizzato nel quadro del progetto internazionale CARE-INT, vuole mettere in comune esperienze, strumenti e percorsi concreti per professionistə dell’assistenza, operatorə dei servizi e attivistə.

Un evento pensato per chi ascolta, e per chi opera

La mattina del 17 settembre (dalle 10:00 alle 13:00) nella Sala Spinelli 1H1 del Parlamento Europeo si alterneranno rappresentanti di ONG, reti europee e realtà territoriali: un’istanza pubblica di scambio che mira non solo a raccontare progetti vincenti, ma — soprattutto — a trasferire strumenti utilizzabili nella pratica quotidiana dei servizi sociali e sanitari. L’evento è promosso da CBM Italia con la collaborazione di diverse realtà europee tra cui EDF, EASPD, Inclusion Europe, ENIL e partner nazionali e locali. Lo streaming sarà disponibile sul canale YouTube di CBM Italia.

CARE-INT: formazione, prevenzione e attenzione all’intersezionalità

CARE-INT (Equipping future care professionals to tackle intersectional discrimination and violence against women with disabilities) è il progetto europeo che sta facendo da cornice all’iniziativa: nasce con l’obiettivo di dotare le future generazioni di professionistə dell’assistenza di competenze specifiche per riconoscere le molteplici forme di discriminazione che colpiscono le donne con disabilità. Cofinanziato dall’Unione Europea tramite il programma Erasmus+, CARE-INT mette in rete esperienze italiane e olandesi per costruire formazione mirata, materiali operativi e proposte di policy che tengano insieme genere, disabilità e contesto sociale.

Perché è urgente parlarne: dati, vulnerabilità, invisibilità

I numeri e gli studi europei restituiscono una fotografia netta: le donne e le ragazze con disabilità subiscono tassi più elevati di violenza rispetto alla media, con modalità e conseguenze spesso aggravate dalle barriere di accesso ai servizi e dalla tendenza di operatorə e istituzioni a non riconoscere pienamente la loro testimonianza o i loro bisogni specifici. Parlare di “intersezionalità” significa proprio questo: considerare come genere, disabilità, condizione socio-economica e appartenenze multiple si sommano, aumentando il rischio di esclusione e di danno. L’incontro di Bruxelles intende fornire strumenti concreti per rompere proprio questa spirale di invisibilità.

Il contributo italiano: il Progetto “Artemisia. Reti antiviolenza accessibili”

Tra gli interventi previsti, quello di Luisella Bosisio Fazzi (membro del Comitato Donne dell’EDF e del Gruppo Donne LEDHA) presenterà il Progetto Artemisia — Reti antiviolenza accessibili. Nato il 3 dicembre 2022 e conclusosi il 20 maggio di quest’anno, Artemisia ha avuto tre obiettivi principali:

  • Far emergere la realtà della violenza contro donne e ragazze con disabilità, troppo spesso sottovalutata o ignorata.
  • Costruire reti territoriali accessibili, in grado di offrire supporto concreto e adeguato alle vittime.
  • Rendere i servizi più inclusivi, intervenendo sia a livello strutturale che formativo.

Risultati concreti

Tra i risultati del progetto, meritano particolare attenzione:

  • l’adeguamento di una casa rifugio gestita dalla Fondazione Somaschi per l’accoglienza di donne con disabilità fisica, sensoriale e cognitiva — un passaggio pratico che mostra come l’accessibilità non sia solo un concetto, ma una trasformazione degli spazi e dei servizi;
  • la pubblicazione di “Artemisia. Reti antiviolenza accessibili. Linee di indirizzo”, un kit operativo che sintetizza tre anni di lavoro e che è stato reso disponibile anche nella versione Easy To Read per garantire il diritto all’informazione chiara e comprensibile. Questi materiali sono pensati per essere immediatamente adottabili da servizi antiviolenza, case rifugio, linee di ascolto e operatorə territoriali.

Un simbolo, una scelta narrativa

Il nome del progetto richiama la pittrice Artemisia Gentileschi e diventa acronimo: Attraverso Reti TErritoriali eMersione di SItuAzioni di violenza.

Il riferimento ad Artemisia Gentileschi non è solo evocativo: la scelta dell’immagine della pittrice che si autorappresenta come allegoria della pittura diventa simbolo di partecipazione attiva, di resistenza e di trasformazione della violenza subita in voce e produzione culturale. Nella storia dell’arte, quel dipinto (conservato nella Royal Collection) è spesso citato come esempio di come una donna artista abbia trasformato il proprio sguardo in atto di visibilità — una metafora potente per un progetto che punta a restituire visibilità alle vittime.

Cosa ci si può aspettare dall’incontro

Non serviranno solo parole: il format privilegia casi concreti, scambio di protocolli e dialogo tra reti. I temi caldi su cui l’evento probabilmente si concentrerà includono:

  • adattamenti infrastrutturali e competenze degli operatori per l’accoglienza di persone con bisogni fisici, sensoriali e cognitivi;
  • procedure investigative e di ascolto che non escludano le persone con disabilità dalla possibilità di accesso alla giustizia;
  • materiale formativo e modulabile (anche in Easy To Read) per le strutture che erogano servizi di cura e protezione;
  • buone pratiche di cooperazione territoriale tra servizi sociali, sanitari, forze dell’ordine e organizzazioni della società civile.

Come seguirlo e perché farlo

L’incontro è aperto online e sarà trasmesso in diretta sul canale YouTube di CBM Italia: seguirlo significa entrare in un dialogo europeo che ambisce a durare oltre le tre ore dell’evento, fornendo strumenti, contatti e materiale operativo per chi lavora sul territorio o vuole informarsi per attivare percorsi di supporto più efficaci. Per quantə non potranno essere a Bruxelles, lo streaming a questo link rappresenta un’opportunità concreta di partecipazione e di apprendimento.

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