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Sibling e disabilità: uno spazio di ascolto per adolescenti e giovani

Data di pubblicazione 25 Gennaio 2026
Tempo di lettura Lettura 4 minuti

Crescere accanto a una sorella o a un fratello con disabilità o neurodivergenza significa imparare presto molte cose: la responsabilità, l’adattamento, l’empatia. Spesso, però, significa anche imparare a mettersi da parte.
I sibling – fratelli e sorelle di persone con disabilità – sono una presenza costante nei racconti familiari, ma raramente diventano soggetto esplicito di attenzione. Il loro vissuto resta sullo sfondo, normalizzato, dato per scontato.

È proprio da questa invisibilità che nasce “Raccontarsi”, un gruppo di ascolto pensato specificamente per adolescenti e giovani sibling, uno spazio in cui poter finalmente nominare emozioni, dubbi e bisogni che troppo spesso non trovano parole.

Quando la disabilità riguarda tutta la famiglia

La disabilità non coinvolge mai una sola persona. Ridefinisce equilibri, ruoli, tempi e aspettative dell’intero nucleo familiare. Nei fratelli e nelle sorelle questo impatto assume forme particolari: c’è chi cresce velocemente, chi sviluppa un forte senso di protezione, chi interiorizza l’idea di “non dover pesare”, chi prova rabbia o senso di colpa per emozioni considerate inconfessabili.

Eppure, raramente questi vissuti vengono riconosciuti come legittimi. Parlare di siblings significa allora spostare lo sguardo, riconoscere che anche loro hanno diritto a uno spazio di ascolto, non come futuri caregiver, ma come persone.

Un gruppo per dare voce, non per “aggiustare”

Il gruppo Raccontarsi nasce proprio con questo obiettivo: offrire un contesto sicuro, gratuito e strutturato in cui fratelli e sorelle di persone con disabilità e/o neurodivergenti possano confrontarsi tra pari.

Gli incontri si tengono ogni due settimane, il martedì pomeriggio, da febbraio a giugno, e sono organizzati in due gruppi distinti per fascia d’età:
– ragazzi e ragazze dai 14 ai 17 anni;
– giovani dai 18 ai 21 anni.

Una scelta non casuale, che riconosce come i bisogni, il linguaggio e le domande cambino profondamente tra l’adolescenza e la prima età adulta .

Non si tratta di un percorso terapeutico in senso stretto, ma di uno spazio di supporto emotivo e di parola, dove è possibile parlare di disabilità, comunicazione, autostima, autonomia, relazioni e identità. Temi che attraversano la crescita di tutti e tutte, ma che per i sibling e le sibling assumono spesso una complessità ulteriore.

L’importanza di uno spazio dedicato

Creare un gruppo specifico per siblings significa riconoscere che non tutto può essere detto in famiglia. Non per mancanza di affetto, ma perché il contesto familiare è spesso carico di aspettative, ruoli impliciti e fragilità che rendono difficile esprimere liberamente emozioni ambivalenti.

Nel gruppo, invece, il confronto tra pari permette di scoprire che ciò che si prova non è isolato né sbagliato. La condivisione diventa uno strumento potente di normalizzazione: non della fatica, ma del diritto a sentirla.

Un progetto pubblico, radicato nel territorio

Il gruppo si svolge all’interno del Servizio Passepartout, presso la sede di Corso Unione Sovietica 228/D a Torino, e si inserisce in un quadro di interventi pubblici attenti all’inclusione e al benessere delle giovani generazioni .

Il fatto che l’iniziativa sia gratuita e promossa all’interno di un servizio pubblico non è un dettaglio secondario: significa riconoscere che il supporto ai sibling non è un favore, ma una responsabilità collettiva.

In una società che parla sempre più di disabilità – ma spesso solo in termini di prestazioni, diagnosi o caregiving – iniziative come Raccontarsi fanno un passo ulteriore: si occupano delle relazioni, dei vissuti laterali, di chi cresce accanto alla disabilità senza essere mai davvero al centro della scena.

Riconoscere i sibling significa rompere una narrazione semplificata e restituire complessità alle famiglie. Significa affermare che prendersi cura non vuol dire annullarsi, e che anche chi “sta bene” ha bisogno, a volte, di essere ascoltato.

Perché raccontarsi, quando finalmente diventa possibile, non è solo un atto di condivisione. È un atto di riconoscimento.

Per informazioni e prenotazioni:

  • francesco.dangelo@comune.torino.it
  • francesca.dentico@comune.torino.it

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