All’indomani della cerimonia olimpica tenutasi allo stadio San Siro, emergono criticità legate all’accessibilità dell’evento per le persone con disabilità. A segnalarle è Lisa Noja, consigliera regionale della Lombardia, che ha raccontato pubblicamente quanto accaduto durante l’ingresso e la permanenza allo stadio.
«Si leggono centinaia di commenti su tutti gli aspetti della cerimonia di inaugurazione delle Olimpiadi. Come sempre, ce n’è uno quasi completamente dimenticato: l’accessibilità e la fruibilità dell’evento per le persone con disabilità», ha scritto Noja in un post pubblicato sui social.
La consigliera era presente allo stadio insieme a un’altra ventina di colleghi e colleghe grazie ai pass gratuiti riservati alle amministrazioni coinvolte nei Giochi.
Posti dedicati e segregazione degli spazi
Secondo quanto riferito, rispetto ad altri eventi erano stati previsti più posti riservati alle persone con disabilità, con una visibilità giudicata “discreta” e una maggiore attenzione alle disabilità sensoriali. Tuttavia, Noja sottolinea come tali posti fossero concentrati in un’unica area dello stadio.
Una scelta che, a suo avviso, ripropone una logica di segregazione: «Le persone con disabilità sono state collocate tutte nella stessa ala, come se non fosse ancora possibile superare l’idea che possano vivere un evento dal vivo senza essere separate dal resto del pubblico».
Accessi dedicati eliminati all’ultimo momento
La criticità più rilevante riguarda però le modalità di accesso allo stadio. Secondo la consigliera, per motivi non chiariti — probabilmente legati alla presenza di capi di Stato — gli ingressi dedicati alle persone con disabilità sarebbero stati eliminati all’ultimo momento.
L’unica possibilità di accesso rimasta era quindi quella di entrare insieme al resto del pubblico, attraversando corridoi stretti e una folla numerosa. Noja ha documentato la situazione con un video, mostrando le difficoltà incontrate nel muoversi con la carrozzina elettrica in mezzo alla calca.
«C’era una situazione davvero pericolosa», ha spiegato. «Ho dovuto chiedere aiuto a due agenti di polizia che, con molta disponibilità, hanno cercato di aiutare me e altre persone con difficoltà di deambulazione a farsi spazio».
Timori per la sicurezza
Nel racconto emerge anche la paura vissuta durante l’ingresso. Davanti alla consigliera, riferisce, si trovava una donna con una stampella visibilmente spaventata. «Anch’io ho avuto paura», ammette Noja, evidenziando come nessuno si sia fatto male «per puro miracolo».
Secondo la consigliera, quanto accaduto è particolarmente grave considerando che si tratta di un evento pianificato da mesi. «La segregazione viene spesso giustificata con motivi di sicurezza, ma in questo caso la sicurezza non ha tutelato realmente l’incolumità delle persone».
Le persone in carrozzina, sottolinea, sono state costrette a entrare in mezzo alla folla, con un rischio concreto di urti, cadute o schiacciamento. «Non c’è stata una reale sicurezza né per loro né per il resto del pubblico».
Aree di visione e fruizione dell’evento
Anche le aree dedicate alla visione dello spettacolo presentavano limiti. I posti riservati erano collocati a bordo palco, ma separati da vetri alti che riducevano la possibilità di fruire pienamente dell’evento. Postazioni laterali e marginali che, secondo Noja, contribuiscono a rafforzare la percezione di una partecipazione parziale.
Accessibilità come scelta progettuale
Il caso solleva interrogativi più ampi sull’organizzazione degli eventi pubblici e sull’approccio all’accessibilità. La sicurezza, osserva la consigliera, viene spesso invocata per giustificare limitazioni e separazioni, ma diventa meno rigorosa quando si tratta di progettare spazi realmente sicuri e condivisi.
Un tema che assume particolare rilevanza in occasione di eventi di portata internazionale, seguiti da milioni di spettatori. «L’accessibilità non è un dettaglio tecnico», ribadisce Noja, «ma una scelta che ha conseguenze concrete sulla partecipazione e sulla sicurezza delle persone».
Un episodio che, conclude, non può essere liquidato come una semplice disattenzione, ma che evidenzia una criticità strutturale nella gestione dell’accessibilità degli eventi pubblici di grandi dimensioni.
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