Il diritto alla vita indipendente passa anche dal conto corrente.
È da questa evidenza, spesso rimossa dal dibattito pubblico, che nasce la petizione lanciata da Iacopo Melio, attivista per i diritti delle persone con disabilità, giornalista, fondatore della Onlus Vorrei prendere il treno e consigliere regionale della Toscana.
L’obiettivo è chiaro: raddoppiare gli importi delle pensioni di invalidità. Una richiesta che non nasce oggi, ma che oggi assume la forma di una mobilitazione pubblica rivolta direttamente al Governo.
“Da troppi anni ci siamo accontentate e accontentati delle briciole”, afferma Melio. “È arrivato il tempo di difendere l’indipendenza e l’autodeterminazione di chiunque, cambiando le cose”.
Il problema strutturale: cifre insufficienti
In Italia, le pensioni di invalidità civile — in particolare quelle riconosciute alle persone con invalidità totale — si attestano su importi che difficilmente consentono una vita autonoma. Anche con le integrazioni introdotte negli ultimi anni, le somme restano lontane dal coprire i costi reali legati alla disabilità.
Assistenza personale qualificata, terapie, ausili tecnologici, adattamenti domestici, trasporti accessibili, spese sanitarie non integralmente rimborsate: l’elenco delle necessità è lungo. E cresce esponenzialmente nei casi di bisogno elevato o continuativo.
“Vivere in autonomia con un’assistenza 24 ore su 24, 7 giorni su 7, è economicamente impossibile”, sottolinea Melio. Un’affermazione che fotografa una condizione diffusa: l’autonomia viene spesso garantita solo grazie al supporto familiare, con ricadute significative anche sul lavoro e sulla stabilità economica dei e delle caregiver.
La richiesta: raddoppiare senza cambiare il sistema
La proposta avanzata attraverso la petizione è tecnica e politica insieme. Melio chiede di raddoppiare gli importi delle pensioni di invalidità utilizzando le valutazioni personali già esistenti. Una scelta che, secondo il promotore, consentirebbe un intervento rapido, senza la necessità di ridefinire criteri o introdurre nuovi calcoli.
La richiesta è indirizzata al Governo italiano, con particolare riferimento al Ministero per le Disabilità, al Ministero della Salute e al Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali. Una volta raccolto un numero significativo di firme, l’elenco delle adesioni verrà trasmesso via PEC secondo le procedure previste per le petizioni online.
L’obiettivo dichiarato è duplice: aprire un confronto istituzionale e generare pressione politica e mediatica.
Autonomia e autodeterminazione: diritti sulla carta?
Il tema delle pensioni di invalidità si intreccia con un nodo più ampio: quello della piena attuazione del diritto alla vita indipendente, riconosciuto dalla Convenzione ONU sui Diritti delle Persone con Disabilità.
In teoria, l’autodeterminazione è un principio acquisito. In pratica, senza risorse adeguate, resta un’affermazione formale.
L’indipendenza non è solo una questione simbolica o culturale. È una questione materiale. Significa poter scegliere dove vivere, come organizzare la propria assistenza, come partecipare alla vita sociale e lavorativa. Significa non essere costretti a dipendere economicamente dalla famiglia o a rinunciare a progetti personali per mancanza di mezzi.
Raddoppiare gli importi delle pensioni non risolverebbe ogni criticità del sistema, ma rappresenterebbe — secondo Melio — un segnale concreto di cambio di paradigma.
Un dibattito che riguarda milioni di persone
Secondo le stime, le persone con disabilità in Italia sono milioni. Non tutte percepiscono una pensione di invalidità, ma per chi la riceve essa rappresenta spesso l’unica entrata stabile.
Negli ultimi anni, il dibattito pubblico ha registrato interventi frammentari e adeguamenti parziali. Tuttavia, il divario tra costo della vita e sostegni economici resta significativo, soprattutto in un contesto di inflazione e aumento dei costi dei servizi.
La petizione di Melio riporta al centro una domanda scomoda: è possibile parlare di inclusione e partecipazione se il sostegno economico non garantisce le condizioni minime per esercitare quei diritti?
“Basta briciole”: una questione politica prima che tecnica
L’espressione scelta dall’attivista — “basta briciole alla disabilità” — sintetizza una percezione diffusa: per troppo tempo gli interventi economici sono stati percepiti come insufficienti rispetto ai bisogni reali.
Non si tratta soltanto di aumentare una cifra. Si tratta di riconoscere che l’autonomia ha un costo e che quel costo non può ricadere esclusivamente sulle persone con disabilità e sulle loro famiglie.
La raccolta firme è solo il primo passo. Il confronto con le istituzioni sarà decisivo per capire se la richiesta troverà ascolto. La questione resta aperta: quale valore attribuisce oggi il sistema Paese all’indipendenza delle persone con disabilità?
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