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Identità di genere: Torino rende definitiva la Tessera Alias sui trasporti

Data di pubblicazione 5 Maggio 2026
Tempo di lettura Lettura 4 minuti

A Torino, quello che fino a poco tempo fa era un progetto sperimentale diventa ora una misura strutturale. La Tessera Alias per il trasporto pubblico è stata approvata in via definitiva dalla giunta comunale dopo due anni di sperimentazione, segnando un passaggio importante nel modo in cui le istituzioni affrontano il tema dell’identità di genere nei servizi quotidiani.

La decisione arriva su proposta dell’assessore alle Pari Opportunità Jacopo Rosatelli, in accordo con l’assessora alla Mobilità Chiara Foglietta, e si inserisce in un contesto più ampio in cui Torino sta progressivamente estendendo strumenti di riconoscimento dell’identità di genere già adottati in ambito scolastico e universitario.

Il problema: documenti che non corrispondono alla realtà

Per comprendere il senso della misura, bisogna partire da una criticità concreta. In Italia, il percorso di rettifica anagrafica del genere può essere lungo, complesso e, spesso, non immediatamente accessibile. Durante questo periodo, molte persone si trovano a utilizzare documenti ufficiali che non rispecchiano la propria identità di genere né il proprio aspetto.

Questa discrepanza, che può sembrare burocratica, ha in realtà conseguenze molto concrete. Nei contesti quotidiani — come un controllo sui mezzi pubblici — può esporre le persone a domande invasive, outing forzati o situazioni di disagio. Non si tratta quindi solo di una questione amministrativa, ma di privacy, sicurezza e benessere personale.

Cos’è la Tessera Alias e come funziona

La Tessera Alias nasce proprio per intervenire in questo spazio intermedio, offrendo una soluzione pratica senza modificare formalmente i documenti ufficiali.

Si tratta di un supporto associato all’abbonamento del trasporto pubblico GTT (Gruppo Torinese Trasporti), che riporta:

  • il nome d’elezione della persona;
  • una fotografia aggiornata;
  • il numero seriale dell’abbonamento BIP collegato.

A differenza della carta BIP, la Tessera Alias non contiene chip. Il suo funzionamento si basa su un sistema di verifica indiretta: durante i controlli, la persona può esibire la tessera alias, e i verificatori o le verificatrici possono risalire alla validità dell’abbonamento attraverso il codice seriale, consultando la carta originale solo se necessario.

Questo meccanismo consente di ridurre al minimo l’esposizione dei dati anagrafici non coerenti, evitando situazioni potenzialmente problematiche.

Accesso basato sull’autodeterminazione

Uno degli aspetti più rilevanti della misura riguarda le modalità di accesso.

La Tessera Alias viene rilasciata su richiesta, senza obbligo di certificazioni mediche o documentazione clinica. Il principio alla base è quello dell’autodeterminazione: la persona dichiara il proprio nome d’elezione e sottoscrive un accordo di riservatezza.

Per i minorenni e le minorenni è richiesta l’autorizzazione da parte di chi esercita la responsabilità genitoriale, ma anche in questo caso la procedura resta semplificata rispetto ad altri percorsi istituzionali.

Dalla sperimentazione alla misura stabile

Il progetto era stato avviato nell’aprile 2024 in forma sperimentale. In due anni ha coinvolto 42 persone, con un’età media intorno ai 21 anni, ma con alcune richieste anche da parte di minorenni.

I riscontri raccolti sono stati positivi, sia in termini di utilità percepita sia per la rapidità delle procedure di rilascio. È proprio sulla base di questi dati che l’amministrazione ha deciso di rendere la misura definitiva.

Non si tratta quindi di un intervento simbolico, ma di uno strumento che ha già dimostrato una funzione concreta nella vita quotidiana.

Un tassello in un sistema più ampio

La Tessera Alias non nasce nel vuoto. Torino aveva già introdotto strumenti simili in altri ambiti, come le cosiddette “carriere alias” nelle università e nelle scuole, che permettono a studenti e studentesse  in percorso di affermazione di genere di essere riconosciuti/e con il proprio nome d’elezione all’interno delle istituzioni educative.

L’estensione al trasporto pubblico rappresenta un passaggio significativo: porta il riconoscimento dell’identità di genere fuori dagli spazi formativi e dentro la quotidianità urbana.

Un modello replicabile?

La scelta di Torino apre inevitabilmente una questione più ampia. È possibile replicare questo modello in altre città? E, soprattutto, perché strumenti di questo tipo non sono già diffusi a livello nazionale?

La Tessera Alias non risolve le criticità strutturali legate alla rettifica anagrafica, ma interviene su uno degli aspetti più concreti: la vita di tutti i giorni. È un esempio di come le amministrazioni locali possano agire anche in assenza di riforme nazionali, costruendo soluzioni pratiche e immediate.

Oltre la misura: cosa significa davvero

Al di là dell’aspetto tecnico, la Tessera Alias pone una questione più profonda: chi ha il diritto di essere riconosciuto per ciò che è, nei contesti quotidiani?

Garantire che una persona possa mostrare un documento coerente con la propria identità senza dover spiegare o giustificarsi non è un dettaglio. È una condizione minima di dignità.

In questo senso, la misura adottata da Torino non è solo un intervento amministrativo. È un segnale politico e culturale: l’identità non può essere sospesa in attesa della burocrazia.

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