Quanto è davvero accessibile una città?
La risposta, spesso, non si trova soltanto nelle rampe o negli ascensori. Si nasconde anche nei dettagli invisibili: nei percorsi complicati, nei rumori che sovrastano, nella segnaletica poco chiara, negli spazi che sembrano aperti a tutti ma che, nella pratica, continuano a escludere molte persone.
È da questa riflessione che nasce “IN-ACCESSIBILI – Tracce e presenze per una città accessibile”, il laboratorio organizzato nell’ambito delle attività di animazione territoriale di Voci di Quartiere 2026, il progetto promosso da Urban Lab per raccontare Torino attraverso nuove mappe, sguardi e pratiche collettive.
L’appuntamento è fissato per sabato 23 maggio alle ore 10:00 presso la Casa del Quartiere Barrito, in via Tepice 23 a Torino. Il laboratorio sarà curato dall’illustratore Hikimi (Roberto Blefari) e sarà dedicato al tema dell’accessibilità degli spazi pubblici.
Osservare la città con occhi diversi
L’idea del laboratorio parte da un concetto semplice ma potentissimo: imparare a guardare la città in modo diverso.
Non soltanto come insieme di strade, edifici o servizi, ma come spazio vissuto concretamente da corpi, esigenze e fragilità differenti.
Attraverso un percorso di esplorazione illustrata, le persone partecipanti saranno invitate a osservare lo spazio urbano prestando attenzione alle barriere visibili e invisibili, cercando di riconoscere non solo ciò che esclude, ma anche i luoghi che funzionano davvero per tutte le persone.
Disegnare l’accessibilità
Guidati da Hikimi, i partecipanti lavoreranno alla creazione di un sistema di icone pensato per raccontare accessibilità, percorsi e situazioni urbane.
Un approccio che unisce illustrazione, osservazione e progettazione collettiva, trasformando il disegno in uno strumento di lettura critica dello spazio pubblico.
Perché parlare di accessibilità non significa soltanto rispettare normative tecniche. Significa chiedersi chi può attraversare davvero una città in autonomia, sicurezza e serenità — e chi invece continua a fare i conti con ostacoli quotidiani spesso ignorati.
Le barriere invisibili
Uno degli aspetti più interessanti dell’iniziativa è proprio il riferimento alle “barriere invisibili”.
Quelle che non sempre vengono percepite da chi non le vive direttamente: il sovraccarico sensoriale, la mancanza di spazi di sosta, le difficoltà comunicative, i percorsi non intuitivi, l’assenza di strumenti inclusivi per persone neurodivergenti o con disabilità invisibili.
Barriere che raramente entrano nelle mappe ufficiali delle città, ma che condizionano profondamente il modo in cui molte persone abitano gli spazi urbani.
Una città davvero pubblica?
Negli ultimi anni il tema dell’accessibilità è entrato sempre più spesso nel dibattito pubblico, ma molto frequentemente resta confinato a interventi emergenziali o a una visione puramente architettonica.
Laboratori come questo provano invece a ribaltare il punto di vista: non progettare “per” le persone, ma partire dall’ascolto delle esperienze reali di chi attraversa quotidianamente la città.
Perché una città è davvero pubblica soltanto quando tutte le persone possono viverla senza dover continuamente adattare il proprio corpo, i propri tempi o le proprie energie agli ostacoli dello spazio urbano.
E forse è proprio da qui che bisogna ripartire: imparare di nuovo a guardare ciò che normalmente passa inosservato.
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