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Torino: Associazione Coscioni in piazza contro liste d’attesa

Data di pubblicazione 22 Maggio 2026
Tempo di lettura Lettura 3 minuti

La crisi della sanità pubblica passa anche da una telefonata senza risposta, da una visita rimandata di mesi, da un esame “urgente” fissato troppo tardi.

Ed è proprio sulle liste d’attesa che l’Associazione Luca Coscioni ha deciso di intervenire pubblicamente, annunciando la propria adesione alla marcia per la sanità organizzata a Torino dal Comitato per il diritto alla salute.

Ma stavolta la mobilitazione non si limiterà alla piazza.

L’associazione ha infatti annunciato la possibilità di avviare azioni legali e percorsi di tutela collettiva contro le Asl nei casi in cui non vengano rispettati i tempi massimi previsti dalla legge per visite ed esami specialistici.

Il “taglia attese” e i diritti dei pazienti

Sul sito dell’Associazione Coscioni è già disponibile un modulo dedicato alla richiesta di tutela per chi si trova davanti a liste d’attesa incompatibili con le proprie necessità sanitarie.

La procedura — definita spesso “taglia attese” — si basa su un principio preciso: le aziende sanitarie hanno l’obbligo di garantire le prestazioni entro i tempi stabiliti dalla normativa.

Quando questo non accade, il cittadino e la cittadina può attivare un percorso di tutela per chiedere che il diritto venga rispettato.

L’associazione invita inoltre le persone a segnalare ritardi, difficoltà o inadempienze da parte delle strutture sanitarie, con l’obiettivo di valutare eventuali iniziative legali collettive.

La sanità come tema politico e sociale

L’adesione alla manifestazione torinese si inserisce dentro un dibattito sempre più acceso sullo stato della sanità pubblica italiana.

Negli ultimi anni il problema delle liste d’attesa è diventato uno dei simboli più evidenti della difficoltà di accesso alle cure: visite rinviate per mesi, pronto soccorso sovraccarichi, carenza di personale e una crescente spinta verso il privato per chi può permetterselo economicamente.

Per questo, secondo i coordinatori e le coordinatrici torinesi dell’associazione Lidia Sessa e Davide Di Mauro, difendere la sanità pubblica significa anche difendere autodeterminazione, uguaglianza e libertà di scelta.

Perché quando l’accesso alle cure dipende dalla disponibilità economica o dalla possibilità di pagare privatamente, il diritto alla salute rischia di trasformarsi in un privilegio.

Una manifestazione ampia, ma non unitaria

La marcia di Torino ha visto la partecipazione di circa quaranta realtà tra associazioni, enti e sigle sindacali.

Non mancano però le divisioni.

Come già annunciato nei giorni scorsi, né la Cisl né la Uil aderiranno alla mobilitazione. In particolare la Uil Piemonte, attraverso la Funzione Pubblica regionale guidata da Nazzareno Arigò, ha scelto di prendere le distanze dalla manifestazione, rivendicando una posizione autonoma rispetto sia alla Regione sia alle altre organizzazioni sindacali.

Una scelta che mostra come, anche sul tema della sanità pubblica, il fronte politico e sindacale resti frammentato.

Oltre l’emergenza

Il punto centrale, però, sembra essere un altro: le liste d’attesa non vengono più percepite come un problema occasionale o straordinario, ma come una condizione ormai strutturale.

Ed è proprio questo che rende significativa l’iniziativa dell’Associazione Coscioni.

Perché spostare il tema delle attese dal piano della lamentela individuale a quello della tutela dei diritti significa trasformare un disagio quotidiano in una questione politica e collettiva.

La domanda, in fondo, è semplice: quanto tempo può aspettare una persona prima che il diritto alla salute smetta di essere davvero garantito?

 

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