L’11 giugno 2026 segna un passo storico nella costruzione di una società più inclusiva: la Commissione Affari Costituzionali del Senato ha approvato all’unanimità il disegno di legge che sostituisce nel testo costituzionale la parola “minorati” con “persone con disabilità”, aggiornando l’articolo 38. Un cambiamento apparentemente linguistico, ma che rappresenta una trasformazione profonda nel modo in cui l’Italia riconosce i diritti e la dignità di milioni di persone.
La modifica introduce il principio secondo cui: «La Repubblica riconosce e garantisce il diritto delle persone con disabilità all’autonomia, all’inserimento sociale e professionale e alla partecipazione alla vita della comunità». Con questo intervento, la Costituzione passa da una visione prevalentemente assistenziale e medica a una prospettiva di diritti, inclusione e rimozione delle barriere che ostacolano la piena cittadinanza.
Un percorso di aggiornamento culturale e giuridico
Il cambiamento costituzionale non nasce dal nulla: riflette decenni di evoluzione culturale e giuridica sul tema della disabilità. L’approccio moderno riconosce le persone con disabilità come cittadini e cittadine titolari di diritti, competenze e capacità di contribuire pienamente alla società, piuttosto che come soggetti da assistere o da osservare attraverso il prisma della “minorazione”.
Il senatore Antonio Guidi, primo firmatario del disegno di legge, sottolinea come la Costituzione debba evolversi con la società. «Come per gli aggiornamenti agli articoli 9, 33 e 41, oggi riconosciamo la necessità di affermare in modo esplicito il diritto delle persone con disabilità all’autonomia e alla partecipazione. Non si tratta di concessioni, ma di diritti garantiti», ha dichiarato Guidi.
La ministra per le Disabilità, Alessandra Locatelli, ha ribadito l’importanza della riforma: «Il passaggio dalla mera capacità residua di lavorare alla valorizzazione della persona è fondamentale per garantire qualità della vita, linguaggio rispettoso e normative che riconoscano pienamente le potenzialità delle persone con disabilità».
Un consenso trasversale e simbolico
L’approvazione unanime in Commissione rappresenta anche un esempio di convergenza politica su diritti fondamentali. Per la FISH (Federazione Italiana per i Diritti delle Persone con Disabilità e Famiglie), questo voto segna «un passo importante verso il pieno riconoscimento della dignità delle persone con disabilità nella nostra Costituzione».
La modifica non è solo simbolica: influisce sulla percezione sociale e culturale della disabilità, rafforzando la centralità dei diritti, l’autonomia personale e la partecipazione attiva alla vita pubblica. È un richiamo al superamento dei pregiudizi e delle barriere che, spesso, rendono invisibili le persone con disabilità nelle politiche, nei media e nelle istituzioni.
I prossimi passi verso l’approvazione definitiva
Dopo il via libera della Commissione, il testo passerà all’esame dell’Aula del Senato e successivamente sarà trasmesso alla Camera dei Deputati. La speranza è che l’iter possa concludersi rapidamente, garantendo una Costituzione inclusiva e moderna, in linea con gli impegni europei e internazionali in materia di diritti delle persone con disabilità.
Il percorso intrapreso oggi segna una pietra miliare: non più termini superati o riduttivi, ma riconoscimento concreto della dignità e dei diritti delle persone con disabilità, dall’autonomia al lavoro, dalla partecipazione sociale alla piena cittadinanza.
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