Nel panorama imprenditoriale italiano, dove le barriere spesso superano le opportunità, una voce giovane e determinata sta cercando di cambiare le regole del gioco. Alessandro Cataldo, 24 anni, nato con paralisi cerebrale infantile, ha deciso di trasformare la propria esperienza di vita e le difficoltà incontrate nel mondo del lavoro in un progetto concreto: Yes!, il primo incubatore dedicato a startup fondate da persone con disabilità.
«La mia disabilità non è un limite, ma una lente per guardare il mondo e trovare soluzioni fuori dagli schemi», racconta Cataldo. In Italia, su circa 13 milioni di persone con disabilità, meno della metà è disponibile a lavorare, e tra queste solo 3 milioni hanno un’occupazione stabile. Ancora più esiguo è il numero di chi possiede una partita IVA: uno su venti. «C’è un potenziale enorme che resta nascosto», sottolinea.
Trasformare la disabilità in unicità
L’idea di Alessandro nasce anche dalle difficoltà personali. Dopo esperienze nel digital marketing, spesso condizionate dallo sguardo degli altri sulla sua disabilità, Cataldo ha compreso che il problema non era la sua capacità, ma la percezione sociale: «Una persona mi disse che mi avrebbe scelto per la mia disabilità, per capire cosa significasse avere una persona disabile nel team. Era frustrante: il focus non era sul mio talento». Questa esperienza ha spinto Cataldo a creare uno spazio in cui le persone con disabilità possano essere valutate per le loro capacità e non per etichette o pregiudizi.
L’incubatore Yes! durerà sei mesi e selezionerà le migliori idee innovative provenienti da persone con disabilità, offrendo mentoring, supporto nella validazione del progetto e contatti con potenziali investitori. Non si tratta di un fondo di investimento: l’obiettivo è creare reti e opportunità concrete, dove la disabilità diventa un valore distintivo e una fonte di innovazione.
L’ecosistema dell’imprenditoria inclusiva
Alessandro Cataldo ha fondato anche LADI – Libera Associazione Disabili Imprenditori, con l’intento di rappresentare un settore finora invisibile: quello degli imprenditori con disabilità. «CNA, Confindustria, Confartigianato non hanno mai sentito l’esigenza di creare un punto di riferimento per chi, pur avendo capacità e idee, rimane escluso dal tessuto imprenditoriale», osserva Cataldo.
Yes! si colloca in questo contesto, integrando formazione, mentoring e supporto pratico, per ridurre le barriere che impediscono la piena partecipazione delle persone con disabilità all’economia reale. Tra i partner del progetto figurano esperti di venture building come Marco D’Angelo di Beeco, che ha accompagnato Cataldo e altre startup emergenti, favorendo l’accesso al capitale e allo sviluppo del brand.
Una sfida culturale oltre che economica
Il progetto di Cataldo non è solo una risposta alle disuguaglianze economiche: è un atto culturale e politico. In Italia, le leggi sul collocamento mirano più a soddisfare obblighi burocratici che a valorizzare realmente le persone con disabilità. «Molte figure finiscono per scaldare la sedia senza essere valorizzate», osserva. L’obiettivo di Yes! è proprio invertire questa logica, trasformando le disabilità in punti di forza e unicità, promuovendo cittadine e cittadini protagonisti della propria carriera e della propria vita imprenditoriale.
Cataldo sottolinea anche il valore educativo e sociale dell’iniziativa: creare esempi concreti di inclusione e imprenditorialità può ispirare altre persone con disabilità a sviluppare le proprie idee, e allo stesso tempo stimolare la società a riconoscere e sostenere i talenti spesso invisibili.
Il futuro delle startup inclusive
L’edizione zero di Yes! culminerà nel 2027 con un demo day, momento in cui le idee selezionate incontreranno investitori e potenziali partner. L’ambizione è chiara: rendere l’Italia un terreno fertile per l’imprenditoria delle persone con disabilità, in cui autonomia, innovazione e inclusione siano inseparabili.
In un contesto dove ancora troppo spesso l’accesso al lavoro è un privilegio, il progetto di Alessandro Cataldo è un segnale potente: valorizzare le differenze non è solo una questione morale, ma una strategia di innovazione e crescita economica. La disabilità, lungi dall’essere un ostacolo, diventa qui un punto di partenza per creare valore e nuove opportunità per tutte e tutti.
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