E se, davanti a un disegno, smettessimo per un momento di chiederci chi l’ha realizzato?
È una delle domande che attraversano “Differenze”, la mostra che dal 25 settembre al 25 ottobre 2026 porta negli spazi di InGenio, in via Montebello 28/B a Torino, i disegni realizzati durante un anno di laboratorio dalle socie e dai soci del Club Itaca Torino.
Un foglio bianco, nessun modello da riprodurre e nessuna tecnica obbligatoria: il laboratorio è nato dalla possibilità di sperimentare liberamente il disegno come forma di espressione. Il risultato è una raccolta di opere differenti per stile, soggetti e linguaggi, che dal laboratorio arrivano ora alla città.
Ed è proprio qui che la mostra apre una riflessione che va oltre l’arte: quanto cambia il modo in cui guardiamo un’opera quando sappiamo che a realizzarla è una persona che vive una condizione psichica?
Il rischio è che, ancora prima di osservare ciò che abbiamo davanti, iniziamo a cercare un’etichetta. Il disegno diventa allora “il disegno di una persona con una condizione psichica”, mentre l’artista viene identificatə con la propria diagnosi. L’opera rischia così di essere interpretata attraverso una lente che racconta più le nostre aspettative che ciò che abbiamo realmente davanti.
“Differenze” parte da una prospettiva diversa: prima dell’etichetta viene l’opera, e prima della diagnosi viene la persona.
Prima della diagnosi, una persona
Il progetto nasce all’interno del Club Itaca Torino, programma di Progetto Itaca rivolto a persone che vivono una condizione psichica e orientato allo sviluppo dell’autonomia sociale e lavorativa.
Il Club si ispira al modello internazionale Clubhouse e propone attività basate sulla partecipazione, sulla socialità, sulla collaborazione e sulla possibilità di sviluppare competenze e relazioni. All’interno del Club, inoltre, le persone vengono definite socie e soci, e non pazienti o utenti.
Una scelta linguistica che non è soltanto formale.
Le parole con cui descriviamo una persona contribuiscono infatti a stabilire quale parte della sua identità consideriamo più importante. Una diagnosi può descrivere una condizione, ma non esaurisce la persona che la vive.
Quando la diagnosi diventa il primo elemento attraverso cui qualcuno viene presentato o raccontato, il rischio è di trasformare una caratteristica della sua esperienza in una definizione complessiva della sua identità.
“Differenze” sceglie invece di partire da ciò che le artiste e gli artisti hanno prodotto.
Un foglio bianco senza istruzioni
Nel laboratorio, il punto di partenza è stato un foglio bianco.
Le partecipanti e i partecipanti hanno potuto sperimentare il disegno senza un modello da seguire e senza un risultato prestabilito. Ne sono nati lavori diversi per stile, soggetti e modalità di rappresentazione.
Ed è proprio questa pluralità a dare senso al titolo della mostra.
“Differenze” non cerca infatti di costruire un’immagine unica della condizione psichica. Non stabilisce come dovrebbe essere rappresentata e non trasforma le opere in una sorta di spiegazione visiva delle diagnosi.
Al contrario, mette in mostra persone diverse che producono immagini diverse.
Può sembrare una cosa ovvia. Non lo è.
Quando sappiamo che un’opera è stata realizzata da una persona con una determinata diagnosi, infatti, siamo facilmente portatə a cercare quella diagnosi anche nell’opera. Un soggetto diventa un possibile “segnale”, una scelta stilistica viene interpretata come conseguenza della condizione psichica, un’immagine viene trasformata in una rappresentazione della persona che l’ha realizzata.
Ma un disegno può essere anche soltanto un disegno.
Può piacere oppure no. Può essere comprensibile oppure lasciare interrogativi. Può colpire per la tecnica, per il soggetto o semplicemente perché comunica qualcosa a chi lo guarda.
E forse anche questa possibilità fa parte dell’inclusione: non dover essere necessariamente una testimonianza della propria condizione psichica per essere ascoltatə, guardatə o riconosciutə.
L’arte senza il filtro dell’etichetta
La mostra è curata da Gilberto Vavalà e Tea Taramino, in collaborazione con Forme in Bilico APS, e porta nello spazio pubblico un percorso nato all’interno del Club Itaca.
Questo passaggio dal laboratorio alla città permette alle opere di uscire dal contesto nel quale sono state realizzate e di entrare in relazione con un pubblico più ampio.
Il laboratorio non rimane così un’attività interna al Club, ma diventa produzione culturale da condividere.
Anche per questo “Differenze” permette di rovesciare una domanda che spesso accompagna le iniziative rivolte a persone che vivono una condizione psichica:
“Che cosa possono fare queste persone?”
Forse la domanda potrebbe essere semplicemente:
“Che cosa stanno facendo?”
Nel caso di questa mostra, stanno realizzando opere e le stanno esponendo.
Non serve aggiungere una spiegazione sulla diagnosi per giustificarne la presenza in uno spazio culturale.
Non tutto deve essere letto attraverso una diagnosi
C’è poi un altro elemento interessante.
Quando l’arte viene associata alla salute mentale, viene spesso osservata soprattutto attraverso la sua possibile funzione terapeutica, riabilitativa o comunicativa. Disegnare può offrire uno spazio di espressione, favorire la relazione con altre persone o permettere di sperimentare nuove modalità creative.
Sono possibilità importanti, ma non dovrebbero diventare l’unica chiave di lettura.
Una persona che vive una condizione psichica può anche creare semplicemente perché ama creare.
Non tutto ciò che fa deve essere ricondotto alla propria diagnosi. Non ogni attività deve dimostrare di avere una funzione terapeutica per avere valore.
Il laboratorio di art brut del Club Itaca può essere uno spazio di espressione e relazione. Ma quando le opere arrivano in mostra, possono essere guardate anche per ciò che sono: opere realizzate da artiste e artisti con esperienze e sensibilità differenti.
Senza cercare necessariamente una diagnosi dentro ogni linea.
La differenza non è qualcosa da correggere
Il titolo “Differenze” potrebbe sembrare, a prima vista, una dichiarazione sull’alterità. Ma il suo significato più interessante sta forse nella pluralità che propone.
Non esiste un unico modo di vivere una condizione psichica, così come non esiste un unico modo di rappresentarla.
Ci sono esperienze diverse, sensibilità diverse e linguaggi diversi. E soprattutto ci sono persone che non coincidono con la propria diagnosi.
La mostra nasce da questa molteplicità e la porta fuori dal luogo in cui è stata costruita, mettendola a disposizione della città.
È un passaggio importante perché l’inclusione non significa soltanto creare spazi nei quali le persone possano partecipare. Significa anche permettere che ciò che producono, pensano e fanno entri negli spazi condivisi della società senza dover essere continuamente spiegato attraverso la propria condizione psichica.
“Differenze” non chiede al pubblico di provare compassione per le artiste e gli artisti che hanno realizzato i disegni. Non chiede nemmeno di considerarli automaticamente straordinari perché vivono una determinata condizione psichica.
Chiede, molto più semplicemente, di guardarli.
E forse è proprio questo il gesto meno scontato.
Perché quando smettiamo di cercare immediatamente una diagnosi dietro un’immagine, rimane finalmente spazio per incontrare l’opera. E, attraverso l’opera, la persona.
Dove e quando
“Differenze” sarà visitabile dal 25 settembre al 25 ottobre 2026 presso InGenio, in via Montebello 28/B a Torino, con ingresso gratuito.
La mostra raccoglie i lavori realizzati durante un anno di laboratorio dalle socie e dai soci del Club Itaca Torino ed è curata da Gilberto Vavalà e Tea Taramino, in collaborazione con Forme in Bilico APS.
Un foglio bianco, un tratto, un’immagine. E nessuna diagnosi necessaria per capire che, davanti a un’opera, possiamo iniziare semplicemente da ciò che vediamo.
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