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Educazione digitale a scuola: cosa emerge dal CISF Family Report 2026

Data di pubblicazione 2 Ottobre 2026
Tempo di lettura Lettura 5 minuti

Meno smartphone, ma più educazione al digitale. Più attenzione alle relazioni, alle emozioni e al consenso. E una scuola che collabori con le famiglie senza sostituirsi a loro.

È una richiesta apparentemente piena di contraddizioni quella che emerge dal CISF Family Report 2026, intitolato Teniamo banco! Famiglia e scuola di fronte alla sfida educativa. La ricerca, realizzata dal Centro Internazionale Studi Famiglia in collaborazione con Eumetra e con il patrocinio di Fondazione Cariplo, ha raccolto le risposte di 1.627 persone, costruendo una fotografia del rapporto tra famiglie, scuola e nuove sfide educative.

E proprio il digitale è uno dei punti in cui questa relazione sembra oggi più complicata.

Il problema non è soltanto lo smartphone

Per il 31,5% dei genitori intervistati, l’uso delle tecnologie rappresenta una delle principali difficoltà nell’esercizio del proprio ruolo educativo. Una percentuale superiore a quella di chi indica come problema le relazioni conflittuali con i figli (28,4%) o la gestione del denaro (25,4%).

Il dato aiuta a leggere anche il consenso verso il divieto di smartphone a scuola: il 68,8% degli intervistati si dichiara favorevole alla disposizione che ne limita l’utilizzo. La percentuale arriva al 70,1% tra le coppie con figli conviventi.

Ma fermarsi al divieto significherebbe leggere soltanto una parte della questione.

Le famiglie chiedono infatti alla scuola di occuparsi maggiormente di competenze digitali e uso consapevole dell’intelligenza artificiale. Il punto non sembra quindi essere semplicemente togliere uno smartphone dalle mani di un ragazzo, ma accompagnarlo nella comprensione degli strumenti che fanno ormai parte della sua quotidianità.

È una distinzione importante: limitare l’accesso a una tecnologia e insegnare a utilizzarla sono due interventi diversi.

Dall’IA ai social: educare a ciò che è già nella vita quotidiana

Il digitale è ormai entrato anche nel rapporto tra studenti, famiglie e scuola. Registro elettronico, piattaforme didattiche, messaggistica e strumenti di intelligenza artificiale rendono più difficile tracciare un confine netto tra ciò che succede dentro e fuori dall’aula.

Secondo il report, dal 2018 al 2022 è diminuita dal 68% al 52% la quota di famiglie che contattano spontaneamente un insegnante per parlare dei progressi del figlio. Anche il dialogo quotidiano sembra essersi assottigliato: tra il 2022 e il 2025, la percentuale di studenti che parlano almeno una volta alla settimana in famiglia dei propri problemi scolastici è scesa dal 58% al 46%.

In questo scenario, la tecnologia può essere uno strumento di connessione ma anche aggiungere nuovi livelli di controllo e comunicazione continua. Il tema, quindi, non riguarda soltanto quanto tempo ragazze e ragazzi trascorrano davanti a uno schermo, ma quale rapporto costruiscano con gli strumenti digitali e con le persone attraverso quegli strumenti.

Educazione affettiva: la richiesta arriva dalle famiglie

Un’altra richiesta emerge con particolare chiarezza dal report: la scuola dovrebbe occuparsi anche di educazione affettiva e sessuale.

L’85,8% delle famiglie con almeno un figlio a scuola ritiene che questi temi debbano essere affrontati esplicitamente all’interno della scuola. Tra gli argomenti indicati compaiono soprattutto il rispetto, indicato dal 71,6%, la prevenzione degli abusi (53,9%) e le emozioni e i sentimenti (52,5%). Seguono le relazioni tra pari, la salute, il consenso e l’identità. Solo il 3,1% dei genitori con figli a scuola ritiene che la scuola non debba intervenire su questi aspetti.

Non significa necessariamente chiedere alla scuola di prendere il posto della famiglia. Anzi, uno dei dati più interessanti del report riguarda proprio questo equilibrio: il 78,8% degli intervistati ritiene che la scuola debba riconoscere la famiglia come primo soggetto educativo, senza sostituirsi a essa.

La richiesta sembra quindi essere quella di una collaborazione: alcune questioni educative diventano più complesse e le famiglie chiedono strumenti per affrontarle, senza per questo rinunciare al proprio ruolo.

Una scuola che dovrebbe garantire pari opportunità

Il rapporto tra scuola e famiglie passa anche dalle disuguaglianze.

Quasi la metà dei genitori con figli a scuola, il 48,8%, ritiene che l’istituzione scolastica non riesca a svolgere adeguatamente il proprio ruolo nel garantire pari opportunità e nel riequilibrare le condizioni di partenza degli studenti.

Tra i dati raccolti emerge inoltre che il 14,4% delle famiglie con figli a scuola dichiara la presenza di almeno un figlio con una condizione certificata di disabilità. Un dato che si inserisce in un quadro più ampio: parlare di scuola significa anche interrogarsi sulla capacità del sistema educativo di rispondere a esigenze differenti e di non trasformare le condizioni di partenza in ostacoli permanenti alla partecipazione.

L’accessibilità, in questo senso, non riguarda soltanto gli spazi fisici. Riguarda anche la possibilità di apprendere, comunicare, partecipare e trovare nella scuola gli strumenti necessari per affrontare percorsi diversi.

Quanto costa studiare?

C’è poi una dimensione molto concreta: quella economica.

Il 62% delle famiglie sostiene spese extra legate alla scuola. Il 37,1% ha pagato attività di potenziamento come lingue, coding o musica, il 32,1% ripetizioni e il 44,3% strumenti digitali o didattici. Per il 44,8% del campione, la spesa annuale si colloca tra 500 e 1.500 euro; per il 10,7% supera i 1.500 euro.

Anche questo elemento entra nel discorso sull’uguaglianza: se una parte dell’esperienza educativa dipende dalla possibilità economica delle famiglie di acquistare strumenti, lezioni o attività aggiuntive, le condizioni di partenza rischiano di pesare anche fuori dall’aula.

Non solo una scuola da giudicare, ma una scuola con cui dialogare

Il CISF Family Report restituisce così un’immagine meno semplice di quella suggerita dal solo dibattito sugli smartphone.

Le famiglie chiedono limiti, ma anche competenze. Chiedono educazione affettiva, ma rivendicano il proprio ruolo. Chiedono una scuola più capace di garantire pari opportunità, mentre devono affrontare costi crescenti legati all’istruzione.

E nel frattempo cambia anche il modo in cui ragazze e ragazzi vivono la scuola: il 30,6% delle famiglie riferisce di vedere nei figli una pressione legata a voti e risultati, mentre il 27,8% segnala stress o ansia collegati all’esperienza scolastica.

Forse il dato più interessante del report sta proprio qui: la domanda non sembra essere semplicemente che la scuola faccia di più, ma che famiglia e scuola riescano a capire meglio che cosa significhi educare oggi.

Perché togliere uno smartphone può essere una regola. Imparare a usarlo, a riconoscere una relazione sana, a rispettare un consenso, a convivere con le differenze e ad avere accesso alle stesse opportunità è invece un percorso educativo.

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