Ci sono storie familiari che diventano poesia e poesie che, a un certo punto, cercano una voce diversa. È il percorso di Marco Petruzzella, poeta e autore che alla scrittura ha affiancato negli ultimi anni un progetto musicale indipendente. Un percorso che Volonwrite aveva già incontrato con Fermate la Campanella, brano nato da una poesia dedicata al figlio dell’autore, persona con disabilità.
Oggi Petruzzella torna a scrivere di famiglia con Daughter, dedicata invece alla figlia, mentre con L’uomo delle bolle si sposta verso un altro territorio narrativo, quello del desiderio di libertà e del confronto con il passato.
Due figli, dunque, e due storie molto diverse. Ma soprattutto un autore che sembra utilizzare la scrittura per attraversare esperienze differenti senza lasciarsi definire da una sola di esse.
Nel frattempo è arrivato anche Atlante minimo, raccolta poetica pubblicata da peQuod nella collana Rive, mentre la produzione musicale continua a svilupparsi parallelamente. Il risultato è un percorso nel quale poesia e canzone non sembrano competere, ma cercare continuamente un punto di contatto.
Dalla pagina alla musica
Petruzzella ha pubblicato tre raccolte, DiStanze, Incudini & Farfalle e Atlante minimo. La poesia rappresenta il centro della sua ricerca, ma negli ultimi anni la parola ha cominciato a cercare anche un’altra dimensione: quella della musica.
Il passaggio è al centro dell’analisi del critico Alessio Miglietta, che ha osservato l’evoluzione dell’autore proprio attraverso il rapporto tra parola stampata e traccia audio. Il punto non è semplicemente trasformare un testo poetico in una canzone, ma verificare che cosa succeda alla parola quando entra in relazione con voce, ritmo e suono.
È una questione tutt’altro che secondaria. La poesia lascia al lettore il proprio tempo, mentre la musica stabilisce una durata, un andamento, una presenza vocale. La parola scritta può essere riletta; quella cantata arriva insieme a tutto ciò che la accompagna.
Per Petruzzella, quindi, il passaggio alla musica sembra essere anche una forma di ricerca: quanto può cambiare una parola senza perdere la propria identità?
Un autore prima di tutto
La domanda diventa particolarmente interessante se si guarda alla sua produzione nel suo insieme.
Atlante minimo prosegue una ricerca poetica che attraversa dimensioni urbane e intime, corpo, relazioni, memoria e linguaggio. La scrittura procede per immagini e condensazioni, lasciando spesso al lettore il compito di completare ciò che il testo suggerisce.
La musica permette a quelle stesse parole di entrare in un’altra dimensione.
Petruzzella guarda in particolare a sonorità punk e rock, nelle quali la componente verbale può mantenere una certa tensione e convivere con un’espressività più ruvida. Non sembra quindi interessato a rendere la poesia semplicemente più “facile” attraverso la musica, ma a metterla alla prova dentro un linguaggio diverso.
“Fermate la Campanella”: il figlio e la disabilità
Il primo collegamento con Volonwrite passa da Fermate la Campanella, brano nato da una poesia dedicata al figlio dell’autore, persona con disabilità.
In quel caso la scrittura parte da un’esperienza familiare precisa e arriva a una questione che riguarda molte più persone: l’inclusione, la scuola, il modo in cui una società accoglie — o non accoglie — le persone con disabilità.
La vicenda personale diventa così materia di una riflessione più ampia.
Ma c’è un elemento che vale la pena osservare guardando alla produzione successiva: Petruzzella ha due figli, e le sue canzoni permettono di entrare in relazione con entrambi attraverso prospettive completamente diverse.
È un dettaglio biografico che impedisce una lettura troppo lineare del suo lavoro.
“Daughter”: la figlia e il futuro
Se Fermate la Campanella nasce dal rapporto con il figlio e dall’esperienza della disabilità, Daughter è dedicata alla figlia.
Il brano racconta l’arrivo della bambina come un momento capace di modificare profondamente lo sguardo del padre. Ci sono le paure iniziali, il senso di smarrimento e poi la sensazione che qualcosa si riaccenda: il tramonto arretra, la notte si allontana, torna la luce.
«Ora sei la mia immagine / allo specchio figlia» è uno dei versi che meglio sintetizzano questa relazione. La figlia diventa uno specchio nel quale il padre riconosce una parte nuova di sé e, allo stesso tempo, una persona destinata a costruire il proprio futuro.
Il testo insiste proprio su questo passaggio: il padre ammette le proprie paure e il proprio errore, racconta di essere stato risvegliato dalla presenza della figlia e immagina il momento in cui sarà lei ad allontanarsi, a correre verso il proprio futuro.
La disabilità, qui, non è il tema della canzone. E questo è importante.
La figlia di Petruzzella non viene raccontata attraverso una condizione, ma attraverso il rapporto che la lega a suo padre. Dopo una canzone dedicata al figlio e nata anche dalla necessità di parlare di disabilità, l’autore racconta la figlia semplicemente come figlia: una presenza capace di cambiare una vita, ma anche una persona destinata a diventare autonoma, a “ballare troppo veloce” rispetto alla canzone del padre.
“L’uomo delle bolle”: cercare una via d’uscita
Con L’uomo delle bolle, invece, Petruzzella abbandona la dimensione familiare per raccontare un personaggio alle prese con una ricerca diversa: quella della libertà.
Il protagonista è un uomo che cerca di fuggire attraverso le bolle e porta con sé il desiderio di allontanarsi, ma anche la necessità di affrontare il proprio passato.
La bolla diventa così un’immagine che contiene una contraddizione: può permettere di salire, di allontanarsi, di immaginare una fuga, ma è anche fragile e destinata a rompersi.
La libertà, in questo racconto, non sembra coincidere semplicemente con la fuga. Per andare avanti occorre anche fare i conti con ciò che si è lasciato alle spalle.
È un tema diverso rispetto a quello dei due brani dedicati ai figli, ma perfettamente coerente con una scrittura interessata alle trasformazioni interiori: cambiare, uscire da una condizione, affrontare qualcosa che ancora trattiene.
La disabilità come parte della storia, non come unica storia
È proprio il confronto tra questi tre brani a rendere interessante il percorso di Petruzzella per una testata come Volonwrite.
La disabilità è un elemento reale della sua storia familiare e ha generato una canzone, Fermate la Campanella, che affronta una questione sociale precisa. Ma quella storia non esaurisce né l’esperienza dell’autore né la sua produzione artistica.
Ci sono due figli, e le canzoni che li riguardano raccontano due esperienze differenti. C’è una figlia raccontata attraverso la relazione, la luce, il futuro. C’è un figlio la cui esperienza ha portato invece la scrittura verso il tema della disabilità e dell’inclusione.
E poi c’è L’uomo delle bolle, che guarda altrove.
Questo significa anche evitare una delle trappole più frequenti nel racconto della disabilità: trasformare una persona nella propria esperienza di disabilità e continuare a leggerne ogni gesto, ogni opera e ogni scelta attraverso quella sola lente.
Petruzzella offre invece un’occasione diversa. La disabilità può essere raccontata quando è parte della storia, senza diventare un’etichetta applicata a tutto ciò che viene dopo.
Quando la parola cerca un’altra voce
In questo senso, la musica rappresenta un ulteriore spazio di libertà per la sua scrittura.
La poesia resta il punto di partenza, con il suo rapporto privilegiato con la pagina e con la possibilità di fermarsi, rileggere, tornare sulle parole. La canzone introduce invece una temporalità diversa: il testo viene affidato alla voce, al ritmo, alla musica e all’ascolto.
Daughter e L’uomo delle bolle mostrano quanto possano essere lontani i territori che una stessa penna è capace di attraversare. Una guarda alla figlia e al futuro che la aspetta; l’altra a un uomo che vorrebbe liberarsi dal peso del proprio passato. Fermate la Campanella, invece, ha portato dentro la scrittura l’esperienza della disabilità e la questione dell’inclusione.
Tre storie diverse, unite dalla stessa necessità di raccontare.
Ed è forse qui che il percorso di Petruzzella diventa interessante anche oltre la singola canzone: nella possibilità di parlare di disabilità senza fare della disabilità l’unico argomento possibile, e di parlare di famiglia senza trasformare la famiglia in una spiegazione dell’intera opera.
Dalla poesia alla musica, la parola cambia voce. Ma continua a cercare lo stesso spazio: quello in cui un’esperienza personale può diventare racconto senza smettere di essere complessa.