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Nuovi LEA, circa 800 novità per il Servizio sanitario nazionale

Data di pubblicazione 9 Ottobre 2026
Tempo di lettura Lettura 5 minuti

Circa 800 novità tra servizi, prestazioni e terapie, con interventi che riguardano la prevenzione, l’oncologia, le malattie rare e le patologie croniche. È quanto prevedono i nuovi Livelli essenziali di assistenza (LEA), aggiornati con un decreto del presidente del Consiglio dei ministri e un decreto ministeriale pubblicati in Gazzetta Ufficiale il 30 settembre 2026.

I LEA definiscono l’insieme delle prestazioni e dei servizi che il Servizio sanitario nazionale (SSN) è tenuto a garantire a tutte le persone, gratuitamente o con il pagamento di un ticket, secondo le condizioni previste. Rappresentano quindi uno strumento fondamentale per tutelare il diritto alla salute e stabilire quali prestazioni devono essere accessibili su tutto il territorio nazionale.

L’aggiornamento introduce nuove prestazioni, modifica quelle già esistenti e rivede alcune voci precedenti, con l’obiettivo di adeguare l’assistenza sanitaria ai progressi scientifici e ai bisogni della popolazione.

Il ministro della Salute Orazio Schillaci ha presentato il provvedimento come un passo verso un sistema sanitario più equo, dichiarando la volontà di garantire a tutte le persone, indipendentemente dal luogo di residenza, l’accesso a servizi innovativi e di superare le differenze tra una sanità di serie A e una di serie B.

Screening neonatale, tumori e malattie rare: le principali novità

Tra gli interventi previsti rientra l’ampliamento dello screening neonatale esteso, che viene allargato ad altre otto patologie metaboliche e rare. È inoltre prevista l’adozione su tutto il territorio nazionale dello screening neonatale per l’atrofia muscolare spinale (SMA), una malattia genetica rara che può compromettere gravemente le funzioni motorie.

L’obiettivo è favorire l’individuazione precoce delle patologie e consentire, quando possibile, di intervenire tempestivamente con trattamenti appropriati.

Le novità interessano anche l’oncologia, con l’introduzione di prestazioni per una migliore caratterizzazione del tumore al seno. Sono inoltre previste modifiche alle prestazioni sanitarie e alle esenzioni per alcune malattie croniche e rare, oltre ad aggiornamenti nell’ambito dei dispositivi medici e delle protesi.

Il provvedimento interviene anche sull’assistenza durante la gravidanza fisiologica, attraverso l’aggiornamento delle prestazioni specialistiche previste per il monitoraggio della salute della donna e del nascituro.

Nel complesso, l’aggiornamento mira a rendere il sistema sanitario più aderente alle conoscenze mediche attuali, includendo prestazioni che in precedenza non erano contemplate o che necessitavano di una revisione.

Il diritto alle cure e le disuguaglianze territoriali

L’aggiornamento dei LEA rappresenta un passaggio importante per il diritto alla salute, ma la definizione delle prestazioni garantite non è sufficiente, da sola, ad assicurare che tutte le persone possano usufruirne concretamente.

Le differenze nell’organizzazione dei servizi, nella disponibilità di personale e nelle risorse delle singole Regioni possono infatti incidere sull’effettiva accessibilità delle cure. Il superamento delle disuguaglianze territoriali rimane quindi una delle principali sfide per il Servizio sanitario nazionale.

Il sottosegretario alla Salute Marcello Gemmato ha dichiarato che si sta lavorando per favorire un’applicazione più omogenea dei LEA, cercando di superare le criticità storiche che interessano soprattutto i rapporti tra le Regioni del Nord e quelle del Sud.

Il tema riguarda anche le persone con malattie rare e croniche e quelle che necessitano di dispositivi medici, protesi o percorsi assistenziali continuativi. Per queste persone, la disponibilità formale di una prestazione non coincide necessariamente con la possibilità di accedervi in tempi adeguati e senza ostacoli organizzativi o economici.

Per questo, l’efficacia del provvedimento dovrà essere valutata anche sulla base della sua attuazione concreta e della capacità dei servizi sanitari di rispondere ai bisogni delle persone.

Le risorse economiche e le criticità sollevate

L’aggiornamento dei LEA arriva dopo un percorso lungo. Il precedente aggiornamento risale infatti al 2017, ma la sua piena attuazione è stata raggiunta soltanto nel 2024, con lo sblocco del decreto necessario a definire le tariffe delle prestazioni. Il precedente provvedimento organico risaliva invece al 2001.

Per sostenere le nuove misure sono previste risorse economiche aggiuntive, mentre l’eliminazione delle prestazioni considerate obsolete dovrebbe contribuire alla sostenibilità del sistema. Rimane tuttavia aperta la questione della disponibilità di finanziamenti e personale sufficienti a garantire l’effettiva erogazione dei servizi.

Il presidente della Federazione nazionale degli Ordini dei medici chirurghi e degli odontoiatri, Filippo Anelli, ha definito l’aggiornamento un segnale positivo, sottolineando però la necessità di rafforzare gli investimenti nella sanità pubblica. Il rischio, secondo Anelli, è che un provvedimento nato per uniformare il diritto alla salute finisca per produrre nuove disuguaglianze se le risorse economiche o le capacità organizzative non saranno adeguate.

Critiche arrivano anche dalla CGIL. La segretaria confederale Daniela Barbaresi ha evidenziato le difficoltà legate alla carenza di personale e all’insufficienza delle risorse disponibili. Il sindacato chiede un maggiore finanziamento del Servizio sanitario nazionale, indicando come obiettivo una spesa pari al 7,5% del PIL e maggiori investimenti nelle strutture pubbliche e nella valorizzazione del personale.

Dalle nuove prestazioni all’accesso effettivo alle cure

L’aggiornamento dei LEA amplia il quadro delle prestazioni che il Servizio sanitario nazionale è chiamato a garantire, recependo i progressi della medicina e introducendo nuove possibilità di prevenzione, diagnosi e trattamento.

La sfida, tuttavia, non si esaurisce nella pubblicazione dei provvedimenti. Perché le novità producano effetti concreti, sarà necessario assicurare che le prestazioni siano effettivamente disponibili, che le differenze territoriali non compromettano l’accesso alle cure e che le risorse siano adeguate ai bisogni della popolazione.

Il diritto alla salute, infatti, non si misura soltanto sulla carta: richiede servizi accessibili, personale sufficiente e un’organizzazione capace di garantire risposte appropriate a tutte le persone.

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